Sono passati 50 anni dal boato che scosse la sera del 6 maggio 1976, ma i ricordi rimangono indelebili negli occhi e nella memoria di chi l’ha vissuta. È così per la signora Paola Presani, originaria di Majano – una delle realtà più colpite dalla scossa di terremoto – che ha desiderato affidarci alcuni dei suoi ricordi.
La signora Paola abitava al tempo già da qualche anno a Monfalcone, per il lavoro del marito, ma in quella notte in cui la scossa si sentì nettamente fino al mare, il pensiero corse subito a tutti i parenti rimasti a Majano e nelle cittadine limitrofe. “È stato qualcosa di disastroso; avevamo già vissuto una volta un terremoto ma assolutamente non così. Subito il giorno dopo, al mattino, io e mio marito siamo partiti per andare a Majano, a cercare di aiutare e soprattutto a cercare i nostri parenti – racconta Paola –. Abbiamo dovuto lasciare l’auto molto distante, perché l’area era totalmente inaccessibile. Uno dei primi ricordi che ho entrando nel borgo – e fu un vero shock – è quello di una povera mucca, ancora viva, con la testa che usciva dalle macerie in cerca di aria e di salvezza. Nei miei occhi rivedo ancora tutto…”.
Una volta arrivati nei pressi delle case dei parenti, purtroppo Paola e il marito vengono subito informati della perdita di una cugina e dello zio Nutti, cui la signora Presani era legatissima: lo zio era uscito subito dopo la scossa per controllare le condizioni della casa e venne purtroppo colpito da una parete che proprio in quel momento crollò.
“Ricordo i militari che cercavano di aiutarci, di prendere informazioni per tentare di risalire ai familiari… – racconta la testimone – hanno scavato tanto, con pazienza e senza sosta, sono stati tanto bravi. Quando poi hanno trovato mio zio, sono scappata, non ho voluto vederlo. L’ho visto solo una volta coperto, quando l’hanno portato via nella camionetta militare… fu terribile”.
La zia invece si era salvata ed era già stata portata al sicuro a Cicconicco, dove abitava la sorella. “Per lo shock, negli anni successivi non volle mai frequentare case ai piani rialzati, voleva sempre rimanere al piano terra. A Monfalcone noi abitavamo al 4° piano di un palazzo: non è mai riuscita a venire a trovarci. A Majano, con l’aiuto di alcuni amici, abbiamo sistemato la stalla della sua casa e l’abbiamo resa un appartamentino, proprio perché lei non ha più voluto salire nelle camere”.
“Il paese era completamente distrutto, tutti gli edifici crollati – racconta ancora la signora Presani –. Dopo una settimana siamo potuti entrare in quel poco che rimaneva, per cercare di portare fuori dalle macerie ciò che si poteva recuperare. Con non poca sorpresa abbiamo estratto dalla cantina e dalle stanze oggetti e materiali perfettamente intatti: se lo zio non fosse uscito a controllare la casa, probabilmente si sarebbe salvato…”.
“Quella notte – aggiunge –, nella casa dove io abitavo un tempo, è morto anche un piccolo bambino, di soli 5 anni, e la sua mamma perse la testa per questo dolore… Della casa dove avevo abitato da bambina non c’era più nulla, solo macerie. Sono consapevole di aver praticamente perso la memoria in quei momenti: i militari mi chiedevano ‘Di chi sei figlia?’ oppure i nomi dei familiari che dovevano cercare sotto le macerie, ma io non riuscivo a rispondere, non mi ricordavo più nemmeno il mio nome”.
Paola confida anche di ricordare ancora “nelle narici l’odore dei calcinacci e della polvere; non si vedeva nulla, solo macerie. A Majano c’era un campanile bellissimo, la chiesa aveva dei meravigliosi dipinti… Vedere la distruzione di quei luoghi mi ha fatto davvero male. Mio zio Nutti era anche uno dei campanari e vedere le campane, che lui stesso suonava, distrutte è stata una brutta ferita, così come la scuola che avevo frequentato da bambina: tutto ciò che era stata la mia infanzia era stato spazzato via in pochi minuti dal terremoto”.
Per diverso tempo Paola non ha poi avuto modo di tornare a Majano ma racconta che “ci sono ritornata alcuni anni fa, grazie a mio nipote che ha desiderato accompagnarmi, e ho potuto rivedere la chiesa ricostruita e toccare quell’antica campana che lo zio aveva suonato, oggi monumento a quella triste notte. Però, nonostante il dolore, io di Majano conservo i bei ricordi di quando ero piccola, di un’infanzia spensierata in mezzo a tanti cuginetti e tanti bambini; ricordi di giochi e di momenti trascorsi insieme”.
Terremoto Friuli 1976, la testimonianza di Paola Presani da Majano
Scritto il 06/05/2026
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