Appelli e realtà

Scritto il 11/03/2026
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Papa Leone XIV continua a mettere in guardia dal rischio di una “voragine irreparabile” in cui potrebbe cadere l’umanità in seguito agli ultimi attacchi in Medio Oriente e non solo, a chiedere al Signore di illuminare i leader delle nazioni affinché abbandonino i progetti di morte e fermino la corsa agli armamenti, a denunciare il diffuso clima di odio e paura; e si affida a Maria perché si apra uno spazio di dialogo nel quale si possano sentire le voci dei popoli… La dura realtà, però, ci parla di bombardamenti continui in Medio Oriente come in Ucraina, di fragore di armi, di distruzioni apocalittiche e di morti e feriti in tante altre parti del mondo. Cosa dire, cosa fare? Questo venerdì 13 marzo siamo invitati alla preghiera e al digiuno per invocare la pace.

Armi “spuntate” le nostre? Certamente non se n’è vista l’efficacia in tempi recenti; ché, anzi, il “fragore delle armi” aumenta e la conta dei danni e dei morti e feriti appare senza fine. Sappiamo che solo Dio potrebbe cambiare i pensieri e i cuori degli uomini, ma egli lascia libera la volontà dei buoni come quella dei malvagi, che pare siano ben lontani dal ricredersi e convertirsi. Anzi, si vantano dei successi militari nell’uno e nell’altro campo, delle distruzioni a tappeto fino al massacro, dei troppi morti mirati e anche di quelli ritenuti solo incidenti collaterali… Addirittura simulano la guerra vera con innocenti “war games”, giusto per non perdere l’abitudine, ma snobbando ulteriormente e perfidamente ogni appello alla pace! Trump dichiara che sono ormai a buon punto: anzi, in anticipo sui tempi previsti per la interdizione totale, giustificata, a suo parere, dal divieto assoluto di armi nucleari per l’Iran.

Netanyahu ammette che manca ancora un po’ e intanto mette a ferro e fuoco anche il Libano, dove, ahimè, si è dovuta registrare, tra le altre, anche la morte di un prete maronita, colpito proditoriamente mentre soccorreva persone a loro volta ferite dai colpi sparati da un carro armato israeliano.

Il papa non ha dimenticato di citarlo e di pregare per lui e per tutte le vittime di questa recrudescenza di terrore nella Terra di Gesù e in tutto il Medio Oriente, dove la guerra divampa ora anche tra gli stessi paesi arabi e musulmani dell’intero Golfo, in una spirale che sembra non avere fine. Proprio quel prete, padre Pierre Al-Rahi, ucciso lunedì, aveva poche ore prima parlato delle uniche armi a disposizione dei credenti e di chi si ostina a rimanere nella propria terra: fede, desiderio di pace e speranza; e ancora, qualche giorno prima: “pace, bontà, amore”. Parole, sentimenti, pensieri che risultano così stonati nel clima di odio e di violenza a cui si assiste lì come altrove. Ma sono le uniche armi che restano, se non si vuole alimentare altra violenza.

Servono fede e testimonianza, famiglie e comunità che diventino scuole di pace, una politica che si schieri decisamente per imboccare strade disarmate e disarmanti… Ma non per finta o ipocritamente, come continua a fare chi si appella al diritto internazionale infranto dopo essere stato il primo a farlo: sorprende la faccia tosta di un Putin che, telefonando l’altro giorno al collega Trump, si ripropone come mediatore in Medio Oriente, mentre si vanta di aver fatto passi avanti (anche contro l’evidenza ammessa invece dai suoi militari) nell’occupazione illegale del Donbass, ribadendo la sua volontà di pace, purché l’Ucraina ceda su tutto il fronte alle sue assurde pretese. Si assiste proprio a un tragico gioco in cui ciascuno mira solo ai propri obiettivi di dominio e di sopraffazione. Come si uscirà da questo labirinto? Anche l’appello al disarmo, purtroppo, sembra lasciare il tempo che trova: del resto, basta che ci sia anche solo uno stato, o anche solo un uomo, che intende armarsi e affilare le armi, perché gli altri – tutti gli altri – si attrezzino a difendersi. Lo dimostra il recente ben registrato aumento della corsa agli armamenti, in cui la “pacifica” Europa è passata gagliardamente al primo posto. Una dura realtà ci sta di fronte, senza prospettive di miglioramento a breve termine. Eppure, ciononostante, dovremo usare le nostre uniche “armi” a disposizione (fede, preghiera, digiuno, speranza…), in attesa che almeno la diplomazia rialzi la testa e riesca a frenare la degenerazione che ha fatto a brandelli il diritto internazionale. Anche in questo ha certamente senso l’appello del papa, purché qualcuno lo ascolti.

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