Lampedusa attende il Papa. Sferlazzo: “A Leone XIV chiedo di ricordare alla nostra comunità l’importanza della parola pace”

Scritto il 04/06/2026
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Nel cuore e nella mente di chi vive il fenomeno della mobilità umana come un segno del Vangelo, ci sono immagini e suoni che tracciano un prima e un dopo. È il caso di Anna Sferlazzo, da sempre punto di riferimento della comunità parrocchiale di Lampedusa e protagonista, insieme a tanti uomini e donne di buona volontà, di straordinari gesti di accoglienza. Sebbene nella mente di Anna quei ricordi siano ancora estremamente vividi, la realtà odierna nell’arcipelago delle Pelagie racconta una storia molto diversa.

Foto Agorà Spazio Migrante(S)

“I migranti non li vediamo più”, spiega: “è come se vivessimo in una dimensione parallela: non c’è più scambio, non c’è più incontro. Mentre prima, non appena giungeva notizia di uno sbarco, tutta la comunità si mobilitava attivando un’incredibile catena di umanità, oggi tutto questo è un lontano ricordo. Negli ultimi quattro anni non ci è stata data neanche la possibilità di avvicinarci al porto. La situazione si è completamente capovolta”. A distanza di quasi tredici anni dalla storica visita di Papa Francesco – giunto a Lampedusa nel luglio del 2013, pochi mesi prima della tragedia dell’Isola dei Conigli – il contesto sociale è profondamente mutato. Se un tempo l’arrivo dei migranti, per quanto complesso e difficile da gestire, veniva vissuto da gran parte della comunità come il dono di poter sperimentare direttamente la parola del Vangelo, oggi sembra non appartenere più all’isola. Il senso di disorientamento è forte: “Abbiamo vissuto anni sicuramente difficili – continua Anna – ma ha sempre prevalso la solidarietà. Poi, però, ha iniziato a prendere piede la paura, seguita dalla diffidenza, fino ad arrivare al momento attuale: da quattro anni un lampedusano non incontra più un migrante. Sembra incredibile, ma è così”. Per colmare quel senso di “vuoto” dovuto all’impossibilità di rendersi utile verso coloro che considera la presenza di Gesù in cerca di aiuto, la signora Sferlazzo sfoglia spesso l’album dei ricordi. Parte da quelli più felici, in cima ai quali c’è senza dubbio l’8 luglio 2013, giorno della prima visita pastorale di Papa Bergoglio: “È stata un’esperienza meravigliosa e, soprattutto, inaspettata. Era stato deciso di dare a una rappresentanza di cittadini l’opportunità di incontrare il Pontefice nella zona dell’Area Marina Protetta. L’allora parroco, don Stefano Nastasi, scelse me in rappresentanza del Movimento dei Focolari. Non appena mi sono trovata di fronte al Papa ho letteralmente perso le parole: sono riuscita solo a ringraziarlo e a chiedergli se potessi abbracciarlo. Tutti i presenti hanno sorriso, ma lui non ha esitato un attimo. Posso dire di essere stata la prima ad averlo abbracciato pubblicamente”.

Il racconto di Anna su quel primo viaggio del Papa è ricco di particolari, segno evidente non solo dell’intensità del momento, ma anche della spontaneità che ne ha contraddistinto l’organizzazione: “È stato direttamente padre Stefano a chiedere a Francesco di venire sulla nostra isola – sottolinea – e il Papa, con assoluta naturalezza, ha colto questo appello. Ha compreso che la nostra terra aveva bisogno della sua presenza e tutti ci siamo sentiti direttamente coinvolti”. Le parole pronunciate da Papa Francesco durante quell’omelia hanno rappresentato un faro nell’oscurità in cui la comunità lampedusana è sprofondata all’indomani del 3 ottobre, il giorno della strage dell’Isola dei Conigli. Anche quello è un momento indelebile nella memoria di Anna: “Quando sono arrivata con padre Stefano nell’hangar dell’aeroporto di Lampedusa e ho visto davanti ai miei occhi quella distesa di sacchi neri che sembrava non finire mai, è come se mi avessero strappato il cuore. Ma ancora più struggente è stato l’urlo, infinito, dei sopravvissuti chiamati a riconoscere i propri parenti; era così forte che ho avuto la sensazione che squarciasse il tetto dell’hangar per arrivare fino a Dio”. Sul finire della nostra chiacchierata, chiediamo ad Anna di scegliere una parola per descrivere il prossimo arrivo di Papa Leone XIV: “La parola che scelgo è pace. Spero che questo Pontefice possa ricordare a tutta la comunità quanto sia necessario vivere in comunione e in serenità. Perché Lampedusa – anche se oggi quei giorni sembrano estremamente lontani – non deve dimenticare di essere una terra di pace per chi scappa da ogni forma di sofferenza”.

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