(da Assisi) “O riusciremo a porre fine alle guerre o davvero le guerre porranno fine all’umanità”. E’ l’accorato Appello di Pace lanciato oggi dal cuore della città di Assisi dai Capi delle Chiese cristiane e dai leader religiosi al mondo. A 40 anni dalla storica Giornata per la pace convocata da Giovanni Paolo II, i leader religiosi si sono dati di nuovo appuntamento nella città di San Francesco, per parlare e pregare per la pace. Dal 25 al 27 ottobre, la Comunità di Sant’Egidio ha convocato oltre 380 leader religiosi. Cristiani di tutte le denominazioni, ebrei, musulmani ma anche buddhisti delle diverse tradizioni, shintoisti, zoroastriani e sikh, induisti e taoisti. Un incontro di preghiera e riflessione sulle grandi sfide di questo tempo, dal titolo “Una pace disarmata e disarmante”.
Prima della cerimonia finale, i leader religiosi si sono ritrovati a pregare in luoghi diversi di Assisi, ciascuno secondo le proprie tradizioni. I cristiani hanno pregato per la fine di tutti i conflitti nel mondo nella Basilica Inferiore. Nel ripercorrere questi 40 anni di storia, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I parla purtroppo di un mondo che aveva sognato la pace ma si ritrova oggi travolto “da un flusso ininterrotto di immagini drammatiche: macerie, pianto, ingiustizia, fondamentalismi”. “Quante lacrime ci sono ancora oggi da asciugare nei volti di chi soffre per le guerre, per la solitudine, per la povertà!”, ha detto. “Diventare artigiani di pace oggi significa sporcarci le mani, significa prestare le nostre mani a Dio per iniziare ad asciugare quelle lacrime, già nel presente”.
“Diventiamo artigiani di una pace che non fa rumore, ma che cambia la storia”.
Ha preso la parola anche il cardinale Matteo Zuppi. L’arma della pace – ha detto – è “l’incontro, il dialogo che supera ogni forma di conflitto e di divisione”. “La pace è possibile”, “ne va della dignità umana imparare a vivere senza odiare e senza uccidere”.
Dopo aver pregato distintamente, i leader religiosi, uno a fianco all’altro, hanno raggiunto in processione il piazzale della Basilica Inferiore. La Comunità di Sant’Egidio – ha ricordato il suo presidente Marco Impagliazzo – ha preso in eredità le parole pronunciare nel 1986, da San Giovanni Paolo II: “La pace attende i suoi artefici. La pace è un cantiere aperto a tutti, non solo agli specialisti, ai sapienti e agli strateghi. La pace è una responsabilità universale”. Sono stati 40 anni di rapporti e amicizia. “Lo spirito di Assisi” è stato portato “in pellegrinaggio” con coraggio e perseveranza, di anno in anno, in tante città italiane e d’Europa. Un popolo sempre più grande è stato mosso dallo spirito di Assisi e si è messo in cammino, accettando l’invito ad essere artigiani di pace. Questo Spirito – ha ricordato Impagliazzo – “ci ha preservato dalla paura e dal pessimismo sterile: senza di esso ci saremmo spaventati anche noi molto di più davanti ai tanti episodi di terrorismo e guerra di questi anni. Essere stati preservati dalla paura significa non aver rinunciato mai a dialogare, tantomeno a essere in balìa dei venti di odio e di disprezzo”.
Assisi, la consegna ai bambini dell’Appello di Pace (Foto Sir)
“Lo spirito di Assisi è dialogo anche in tempi di guerra, amicizia anche in tempi di scontro di civiltà”.
40 anni di dialogo ma “il mondo oggi soffre per mancanza di dialogo e di visioni”, scrivono nell’appello i leader religiosi. E’ un periodo storico attraversato da conflitti e crisi economiche, umanitarie, climatiche che mettono “a rischio le più grandi conquiste dell’umanità e la salvaguardia della terra”. “Non possiamo lasciare che il mondo ceda definitivamente alla logica della guerra e del conflitto nelle relazioni internazionali. Con la forza debole dei credenti, a nome dell’umanità, ripetiamo con le nostre parole l’appello degli antichi profeti: trasformiamo le armi e le spese per gli armamenti in acqua, cibo, scuola, lavoro, aria pulita, città vivibili per tutte le generazioni, cure accessibili a tutti”. “Basta con le guerre!”, gridano da Assisi le religioni. “Basta con la cultura della guerra, scegliamo la creatività del dialogo e l’audacia della pace, per guarire il mondo dalla malattia della guerra e ridurre i conflitti sociali”. “Nessuna guerra è santa. Mai la guerra può essere fatta in nome di Dio! Sì, solo la pace è santa. Voglia l’Onnipotente concedere al mondo il dono preziosissimo della Pace di cui l’umanità ha oggi bisogno come non mai”.
L’accensione dei candelabri alla cerimonia finale dell’Incontro Internazionale per la pace ad Assisi
L’appello è stato quindi consegnato dai leader religiosi ad un gruppo di bambini, come segno di una storia che necessariamente dovrà proseguire. Perché il futuro o è di pace e non sarà. E a suggello di questo grido e di questo impegno, l’Incontro è terminato con l’accensione da parte di ciascun leader religioso di alcuni candelabri posti sul grande palco della Basilica Inferiore di San Francesco come segno di una speranza chiamata oggi a farsi realtà.
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