Per un giorno, almeno per qualche ora, le bombe, la paura e le privazioni hanno lasciato spazio alle risate. È accaduto ieri, 21 ottobre, nel campo profughi di Nuseirat, nella Striscia di Gaza, all’interno di una scuola dell’Unrwa, dove si è svolta la “Giornata della Meraviglia”, organizzata da un gruppo di clown di Gaza. A partecipare sono stati circa 1.650 bambini e bambine, riuniti per “un piccolo miracolo, tornare a sentirsi bambini, in mezzo alle macerie”. La cronaca di Gaza continua a raccontare una realtà drammatica. In tre anni il conflitto ha causato migliaia di vittime tra i minori, oltre a feriti, traumi psicologici, sfollamenti e privazioni. Molti bambini vivono senza un accesso regolare a cure mediche, istruzione, acqua potabile e beni essenziali. Le scuole sono diventate in molti casi rifugi per gli sfollati, mentre intere famiglie lottano ogni giorno per sopravvivere. In questo contesto, anche il gioco, il sorriso e la spensieratezza finiscono per diventare beni rari. È per questo che la giornata organizzata dai clown palestinesi assume un significato che va oltre l’animazione.
“La meraviglia tramite lo strumento del clown può davvero essere qualcosa che fa tornare i bambini a respirare, a essere bambini”,
racconta al Sir Marco Rodari, in arte Claun Pimpa, clown umanitario e fondatore dell’associazione “Per far sorridere il cielo”, da anni impegnato accanto ai piccoli vittime delle guerre in Medio Oriente. Attualmente a Tiro, nel sud del Libano, altro territorio segnato dal conflitto tra Israele e Hezbollah. Al telefono Rodari descrive quanto avvenuto ieri a Gaza.
La cronaca della giornata. “È stata una nuova magia con protagonisti 1.650 tra bambini e bambine con le loro famiglie. È un numero grande per Gaza oggi. Sono molto contento perché è un segno di speranza in una terra dove di speranza c’è tanto bisogno”. Il programma della giornata, aggiunge, “è stato semplice e straordinario allo stesso tempo: canti collettivi, gag dei clown, giochi, numeri di magia e giocoleria, fino a un grande finale ancora una volta affidato alla musica e alle voci dei bambini. Solitamente – spiega – è un momento di grande gioia dove i bambini possono cantare tutti insieme, poi ci sono le gag dei clown, la magia, la giocoleria e si finisce nuovamente cantando. Ieri è stato vissuto un momento bellissimo”. Un risultato reso possibile dai clown gazawi che da anni collaborano con il Pimpa: “Lavorano con straordinaria professionalità. A Gaza tutti vogliono bene ai clown perché non sono improvvisati. Lavorano con me, e meglio di me, da tantissimi anni”.
“La Giornata della meraviglia” nasce a Gaza. Dietro questa esperienza c’è una storia che nasce proprio da Gaza. Una storia che spiega anche perché, nelle scorse settimane, il Parlamento italiano abbia riconosciuto ufficialmente la “Giornata nazionale della Meraviglia”. La legge che la istituisce, da celebrarsi ogni anno la seconda domenica di ottobre, è stata approvata definitivamente dalla Camera dei Deputati ed è entrata in vigore l’8 ottobre scorso, con l’obiettivo di sensibilizzare sulle sofferenze dei bambini che vivono la guerra e sul diritto alla meraviglia come parte integrante dell’infanzia.
“Tutto nasce nel 2020”, racconta Claun Pimpa. Rientrato dall’Iraq, in piena emergenza Covid in Lombardia, ricevette un messaggio inatteso da una bambina ricoverata nell’unico ospedale oncologico di Gaza. Una piccola che aveva perso quasi tutto a causa della guerra e che stava combattendo anche contro il cancro.
“Mi mandò un disegno e un video per dirmi che era vicina a noi che stavamo soffrendo in Italia. Io non avrei mai immaginato che una bambina con così tanti problemi trovasse il tempo di pensare a me e a noi. Quella fu una meraviglia”.
Da quella esperienza, ricorda Rodari, “nacque l’idea di fare il percorso inverso chiedere ai bambini italiani di realizzare disegni e messaggi per i coetanei che vivono nei conflitti”. Nel 2021 prese così forma la prima Giornata della Meraviglia, accompagnata dal “Manifesto delle 12 fatiche dei bambini della guerra”, strumento ideato dal Pimpa, con educatori e insegnanti, proprio per aiutare i più giovani a comprendere la realtà vissuta dai minori nelle zone di conflitto. “Sono dodici semplici parole che ne descrivono le privazioni: dalla mancanza di acqua, cibo, casa e scuola alla perdita di libertà, amicizie, gioco e meraviglia”. Negli anni, aggiunge Claun Pimpa, “l’iniziativa è cresciuta coinvolgendo oratori, scuole, associazioni, comuni e realtà di diversa ispirazione culturale e religiosa. Poi la guerra in Ucraina ha ulteriormente ampliato la sensibilità sul tema”. Fino ad arrivare al riconoscimento istituzionale. “Quello che conta – sottolinea Rodari – è creare un momento di condivisione tra bambini che vivono in pace e bambini che vivono in guerra. Noi grandi possiamo soltanto offrire gli strumenti”.
(Foto M. Rodari)
Quest’anno sono stati raccolti circa 100mila disegni realizzati dai bambini italiani. Un fiume di colori nato da un’intuizione maturata tra le macerie di Gaza e diventata oggi una ricorrenza nazionale. “La meraviglia dei bambini in guerra non può essere banalizzata”, conclude Claun Pimpa. Perché, in luoghi come Nuseirat, un trucco da clown, una canzone o una magia non sono soltanto un gioco: sono un frammento di futuro restituito a chi la guerra cerca ogni giorno di portare via.
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