L’epidemia di febbre emorragica Ebola dal ceppo rarissimo Bundibugyo registra in queste ore un’impennata in tutta la Repubblica Democratica del Congo. Le ambulanze non sono sufficienti e in molti casi non arrivano a destinazione perché le strade sono interrotte o non esistono. L’ultima richiesta dei sanitari è quella di poter ottenere delle motociclette per trasportare i pazienti. “La situazione non sta evolvendo positivamente”, ci racconta al telefono da Bunia, in Ituri, Xavier Macky, coordinatore dell’organizzazione congolese Justice Plus.
“I casi aumentano rapidamente e siamo ancora troppo lontani dal picco: per riuscire a far al meglio il lavoro di intervento servono troppe cose. Le ambulanze in alcuni casi non arrivano, ci vorrebbero delle moto, che sono più agili”.Scoppiato nella provincia aurifera dell’Ituri, precisamente a Mongbwalu il 15 maggio scorso, questo focolaio ancora senza vaccino, non si contiene. Si è esteso ad altre quattro province orientali: Nord e Sud Kivu, l’Alto Uele, e Tshopo. E minaccia i paesi limitrofi dove si registra qualche caso. Il 90% degli infetti resta concentrato nell’Ituri, ma la paura serpeggia anche altrove.
Secondo i dati dell’Organizzazione mondiale della sanità al 30 luglio erano stati registrati 3.748 infetti e 1.587 decessi. Il senso di impotenza, unito ad una sorta di rallentamento nell’intervento, per via della guerra, delle milizie, dello scetticismo della gente e della scarsa prevenzione, rende il diciassettesimo focolaio uno dei più difficili da stroncare.
Nel distretto minerario di Mongbwalu, dove tutto è iniziato, la vita non si è fermata nonostante Ebola: “l’economia dell’oro continua ad attirare un flusso incessante di lavoratori, commercianti e persone in cerca di fortuna, trasformando la città mineraria in un crocevia dove il virus viaggia velocemente”, scrive il The Star che parla di “febbre dell’oro”.
Mumbere Saidi è un ragazzo di 27 anni: era fuggito verso l’Ituri incalzato dalle milizie armate, e nelle miniere del nord-est aveva trovato un lavoro. Passava le giornate a setacciare la terra alla ricerca di qualche pepita. Poi è arrivato l’Ebola e la sua vita è di nuovo a rischio. Tre crisi concomitanti sono davvero troppe per un solo Paese e la popolazione congolese non regge più a tanta tensione e dolore.
(*) Popoli e Missione
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