In occasione della centesima Giornata missionaria mondiale, la Fondazione Missio (Cei) ha raccolto varie testimonianze di missionari italiani che vivono nei diversi continenti. Significative, fra queste, le voci che arrivano dalle Filippine. Interrogati su cosa significa oggi essere missionari alla luce del Messaggio di Papa Leone XIV in occasione della Giornata, rispondo così.
“Ci facevamo le foto con i piedi nel fango mentre davamo medicine o alimenti e pensavamo che questo fosse la missione. Avevo una serie di racconti strappalacrime per quando sarei tornato in Italia incontrando la gente”, afferma don Paolo Pirlo, Figlio di Maria Immacolata. “Poi un giorno in Italia, al termine della messa, una signora filippina mi si avvicina e mi dice: ‘Padre, ma con questo tipo di presentazione ci fa vergognare’. Da allora ho cambiato tutto!”.
Padre Giovanni Gentilin, canossiano, aggiunge a proposito del servizio svolto dai missionari: “Anche inconsciamente io ti aiuto, ho soddisfazione ad aiutarti, però se non sto attento diventi il mio oggetto: io ho la possibilità, tu non ce l’hai, e io te la dono. Questo può alimentare un equivoco molto delicato”.
“Se noi riusciamo a vedere Cristo nell’altro, allora non sto portando Cristo all’altro ma sto andando a cercare Cristo, sono io il primo beneficiato”, sottolinea invece padre Oreste Ferrari, dell’Opera don Orione. “Quindi se vedo l’altro come portatore di Cristo come faccio ad essere in lotta con lui, ad essere diviso da lui? L’altro diventa una risorsa necessaria che mi aiuta a convertirmi. Sono proprio le differenze che mi portano ad una conversione, perché è importante che io cambi, non che cambi lui per andare d’accordo con me! Se nell’altro vedo Cristo non vado a ‘vendere’ Cristo a chi ancora non lo conosce. Cambia completamente il modo di pensare, cambiamo noi stessi, la nostra vocazione, e quindi la missione della Chiesa”.
Annamaria Zamboni, Piccola Sorella di Gesù, dal canto suo osserva: “La bella cosa che ho sperimentato nelle Filippine è il camminare insieme, imparando gli uni dagli altri, tutti mettendoci qualcosa. E’ una grazia avere dei limiti di età, di lingua… I filippini sono molto creativi nel coinvolgere e io sono felice nell’imparare tante cose da loro”.
“Noi francescane celebriamo con tutta la Chiesa gli 800 anni dalla morte di san Francesco”, afferma suor Licia Mazzia, delle Francescane dei Poveri. “E questo ancora di più ci spinge a dire che siamo tutti fratelli e sorelle, siamo tutti uno in Cristo. Questo lo sperimentiamo ogni giorno qui nella Filippine”.
Fra Mauro Cecchinato, è missionario dell’Opera don Guanella: “Uno in Cristo, uniti nella missione, sono parole che suscitano in me il desiderio di camminare insieme con la Chiesa: non sentirsi il missionario che opera all’interno della missione, ma sentirsi insieme nel cammino sinodale che la Chiesa ci invita a vivere con la comunità nella quale siamo inseriti”.
*Redazione Missio
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