Sudan, Yemen, Iraq, Somalia: 63 rifugiati arrivano a Fiumicino. “Una luce in fondo al tunnel”

Scritto il 29/04/2026
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“Ci saranno anche qui problemi e le sfide saranno tante. Sono una mamma single di tre figli. Ma ci è stata data un’opportunità di futuro e, anche se sarà difficile, so che ci sarà sempre una luce in fondo al tunnel”. Manal viene da El Fasher, in Sudan. È arrivata a Roma questo pomeriggio insieme ai suoi tre figli, di cui uno con sindrome di Down. Manal è una dei 63 rifugiati giunti a Fiumicino grazie al progetto dei corridoi umanitari promosso da Caritas Italiana e reso possibile anche grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. Provengono da Yemen, Sudan, Iraq e Somalia. Si tratta di famiglie e persone vulnerabili che, dopo mesi, spesso anni di attesa e di complesse procedure necessarie a garantire un’uscita sicura dalla Giordania, potranno finalmente iniziare in Italia un nuovo cammino di vita e di speranza.

Manal, mamma di tre figli. Viene da El Fasher, in Sudan (Foto Biagioni/SIR)

Ad accompagnarli da Amman, c’è Olivero Forti, responsabile dell’Ufficio Politiche Migratorie e Protezione Internazionale di Caritas Italiana. “Arrivano – racconta al Sir – da contesti ancora afflitti da guerre, persecuzione soprattutto alle minoranze cristiane, da Paesi come lo Yemen, l’Iraq, la Somalia, il Sudan e l’Eritrea. Hanno trovato per anni una forma di protezione, anche se minima, in Giordania. Ma ormai anche lì non ci sono più le condizioni per rimanere e quindi hanno chiesto di poter entrare nel corridoio umanitario e trovare definitivamente un paese che li potesse proteggere da situazioni che si stanno verificando nei contesti di origine”.

Arrivati oggi a Fiumicino con i corridoi umanitari di Caritas Italiana 63 rifugiati

L’arrivo all’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino segna il compimento di un lavoro silenzioso e delicato, frutto della collaborazione tra organizzazioni umanitarie, Governo italiano e autorità dei Paesi di primo asilo. Ad accogliere i nuclei familiari nel grande salone dell’ingresso T5 di Fiumicino sono arrivate le Caritas diocesane coinvolte nel progetto, pronte ad accompagnare le persone verso le destinazioni finali e a sostenerle nei primi passi di integrazione sociale, abitativa e lavorativa. Hanno aderito con generosità le diocesi di Vittorio Veneto, Fano, Conversano-Monopoli, San Marco Argentano, Messina, Verona, Milano, Oppido Mamertina-Palmi, Perugia, Como, Vigevano, Tricarico e l’Eparchia di Piana degli Albanesi che si sono attivate fin da subito per offrire accoglienza diffusa e percorsi concreti di inclusione, insieme alle comunità locali.

“I corridoi umanitari, al di là dei numeri che sono piccoli rispetto al bisogno di protezione – dice Forti – diventano un messaggio potente su cui noi continuiamo ad investire perché crediamo che creare un tessuto accogliente significa anche avere una società migliore”.

La famiglia che sarà accolta a Piana degli Albanesi (Foto Biagioni/Sir)

Giuseppe Cerniglia e Pietro Gianni Lombardo sono arrivati da Piana degli Albanesi. Rappresentano la Caritas e la Migrantes diocesane. Sono venuti a prendere una giovane famiglia del Sudan con due gemellini di 10 mesi. Non parlano una parola di inglese. “Solo arabo”, continua a ripetere il papà. Il parroco della parrocchia della Santissima Annunziata ha messo a loro disposizione la sua casa. Li attenderanno 12 mesi in cui verranno accompagnati lungo un percorso serrato di primissima accoglienza, disbrigo delle pratiche e sopratutto inclusione, a partire dall’insegnamento della lingua italiana e dall’asilo nido per i bambini. “Anche i nostri avi hanno conosciuto una storia di fuga forzata nel 15° secolo”, raccontano, “e hanno trovato accoglienza in Italia. Per natura ci immedesimiamo in storie di migrazione”.

“Se queste persone ci chiedono aiuto, come possiamo proprio noi, dire di no”.

L’accoglienza delle Caritas diocesane all’aeroporto di Fiumicino (Foto Biagioni /SIR)

Martina Bisson e Angelo Saia sono invece della Caritas di Vittorio Veneto. Porteranno “a casa” una famiglia somala. Anche qui, il percorso è pronto e studiato nei minimi particolari con progetti strutturati a seconda delle singole situazioni e storie personali. Per la Caritas diocesana di Vittorio Veneto è il terzo corridoio umanitario che arriva. I due operatori raccontano storie di integrazione riuscite tra chi è riuscito a trovare lavoro come una donna che ha trovato occupazione come sarta e chi invece – come una giovane oggi di 26 anni – ha studiato, trovando poi un impiego come estetista. “Vorremmo dare alle migrazioni una narrazione diversa da quella che si sente raccontare sui media”, dice Angelo. “Anche se queste iniziative possono sembrare piccole, sono però la dimostrazione che percorsi di arrivo sicuri ed progetti di accoglienza aperta e preparata sono possibili”. E mentre i 63 rifugiati arrivavano a Fiumicino, un mediatore Caritas egiziano, da 4 anni in Italia, mostra sul suo cellulare una foto scattata da un amico a bordo di una nave a largo della Libia: avevano appena messo in salvo dal mare un barcone pieno di migranti.

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