Quelli appena trascorsi a Bari, con “Orizzonti mediterranei”, sono stati giorni intensi, ricchi di testimonianze a cuore aperto, dialoghi e tavoli sinodali. In un’epoca in cui si tende a dimenticarle, sono risuonate parole fondamentali come accoglienza e disarmo, mentre le piazze e i teatri del capoluogo pugliese si trasformavano in veri e propri luoghi di speranza. “A Bari l’Azione Cattolica, con l’incontro nazionale delle presidenze diocesane e delle delegazioni regionali, ha mostrato la sua natura di laboratorio di convivialità delle differenze”, spiega il presidente Giuseppe Notarstefano. “La nostra forma associativa — capace di mettere insieme bambini, giovani, adulti e territori diversi — si pone al servizio della costruzione della città comune, che oggi deve definirsi sempre più attraverso l’ascolto, il dialogo e la capacità di accogliere”. “Viviamo un tempo segnato da una polarizzazione violenta e dalla contrapposizione, ma sentiamo fortemente il bisogno di affermare, tutti insieme, questo stile di vita. Vogliamo farlo proprio partendo dal cuore della città, consapevoli che è in questa ‘Galilea delle genti’ che siamo chiamati a edificare. Ci accompagnano la ricchezza del magistero pontificio, da Papa Francesco a Papa Leone, la bellezza del cammino ecumenico e il valore del patto che abbiamo assunto come associazione, impegnandoci a rilanciarlo nelle singole Chiese locali e nei territori. Lo facciamo attraverso la nostra vocazione tipica, educativa e culturale: animare dal basso e promuovere azioni significative per prendersi cura di uno stile condivisibile da tutti — dai più piccoli, che possiedono una naturale apertura e fiducia nell’altro, fino ai più grandi, che hanno bisogno di essere incoraggiati a non temere la diversità”.
La Puglia, terra di testimoni. La scelta della Puglia ha rappresentato un fondamentale valore aggiunto, non solo per il patto ecumenico siglato a Bari lo scorso gennaio e poi consegnato ai responsabili di Azione Cattolica, ma anche per la memoria dei testimoni che vi hanno incarnato il valore dell’accoglienza. “San Nicola è l’immagine emblematica di chi sa tenere uniti Oriente e Occidente: vive questa tensione come uno stile ecclesiale di pellegrinaggio, un cammino di crescita e conversione profonda che ci educa a riconoscere nel volto dell’altro il volto di Cristo. La grande sfida cristiana, infatti, è non avere nemici. Ce lo ha insegnato anche Aldo Moro, uomo del dialogo che ha fatto della politica uno strumento per costruire, mantenendo fino al momento drammatico del suo martirio uno sguardo profondo e capace di stare nella complessità, senza mai smarrire la fiducia nella possibilità di incontrarsi. Moro diceva: ‘L’Europa non deve dialogare con il Mediterraneo, perché l’Europa è dentro il Mediterraneo’. La vocazione dell’Unione europea sta molto a cuore all’associazione — che ha fornito il proprio contributo anche per il nuovo Codice di Camaldoli europeo — perché occorre rafforzare l’Unione, nella consapevolezza che il Mediterraneo è parte integrante di questa costruzione comune: un dialogo costante che si traduce in politica concreta e capaci scelte organizzative per raggiungere finalità condivise”.
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“Poi la ‘convivialità delle differenze’ di don Tonino Bello ha fatto da principio ordinatore del nostro incontro. Le differenze esistono e non intendiamo annullarle. Tuttavia, dalla diversità si può avere paura e si possono generare distanze: questa è la cultura della guerra, che noi rifiutiamo fermamente. Vogliamo invece fare delle differenze un’occasione di arricchimento e incontro, educandoci a questo obiettivo. L’Azione Cattolica vuole essere proprio questo: un laboratorio”.
L’Azione Cattolica: “giovane” da 160 anni. L’Azione Cattolica si avvia a celebrare i suoi 160 anni di storia nel 2027, anno in cui si terrà l’Assemblea nazionale celebrativa. “Eppure rimane giovane, perché ha una straordinaria capacità di rigenerarsi. Ciò avviene anche grazie alla scelta democratica, che ci spinge a rinnovare periodicamente le responsabilità e a far sì che molti possano assumere ruoli specifici all’interno di un quadro di corresponsabilità condivisa. La responsabilità riguarda tutti, compresi i singoli soci. A questo si affianca un grande protagonismo giovanile: abbiamo persino il gruppo dei piccolissimi della scuola dell’infanzia, che iniziano a fare esperienza associativa insieme ai loro genitori”. “Quando parliamo di protagonismo”, conclude Notarstefano, “intendiamo l’attivazione dei talenti di ciascuno: nessuno è così povero da non poter donare qualcosa, né così ricco da poter prevaricare sugli altri. Insieme, nello stile associativo, questo ci permette di costruire con la fatica, che per noi è un valore prezioso. Come si dice al Sud, la fatica è lavoro: è il lavoro quotidiano attraverso il quale intendiamo offrire il nostro contributo alla trasformazione del mondo”.
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