Giovani. Matteo Morvillo (Alfiere della Repubblica): “I violenti sono una minoranza. A noi tocca realizzare un mondo migliore”

Scritto il 13/05/2026
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“Per aver creato una originale app, volta a ridurre lo spreco alimentare. La sua amicizia con Amedeo è diventata una forza creativa, capace di promuovere responsabilità ambientale e in questo modo di contribuire al bene comune”. Con questa motivazione Matteo Morvillo, 19 anni il prossimo agosto, di Massa Lubrense, in provincia di Napoli, è stato insignito del titolo di Alfiere della Repubblica dal presidente Sergio Mattarella. Anche il suo amico, Amedeo Valestra, con cui ha creato l’app, è diventato Alfiere della Repubblica. Matteo e Amedeo, amici fin da bambini, hanno unito la passione per la tecnologia con quella della cucina dando vita a “Cucinalo”, una app che persegue l’obiettivo di ridurre lo spreco alimentare domestico e promuovere uno stile di vita più sostenibile.

(Foto di Francesco Ammendola – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica)

Complessivamente il capo dello Stato ha conferito 28 attestati d’onore di “Alfiere della Repubblica” a giovani che, nel 2025, si sono distinti per comportamenti ispirati a senso civico, altruismo e solidarietà. Nella cerimonia di consegna degli attesti di onore di Alfieri della Repubblica il 7 maggio, Mattarella ha sottolineato: “So bene che le cronache, il più delle volte, danno notizia e accendono i riflettori su episodi drammatici, su violenze e illegalità. Queste purtroppo esistono e non vanno nascoste. Ma sarebbe una deformazione della realtà e della sua rappresentazione se queste potessero oscurare, addirittura rimuovere, le tante – ben più numerose – notizie positive, di grande valore”. Infatti, da un lato, la cronaca ci consegna sempre più episodi che vedono giovani ma anche adolescenti protagonisti di efferata violenza, dall’altro ci sono giovani che s’impegnano per un mondo migliore, come i giovani Alfieri della Repubblica. Ma cosa pensano i giovani della violenza messa in pratica da loro coetanei? Lo chiediamo a Matteo Morvillo, ancora emozionato per l’attestato di Alfiere, “una corona sul lavoro che abbiamo svolto con l’app”, ci dice.

(Foto Matteo Morvillo)

Matteo, ci sono giovani esemplari come tutti voi che il presidente Mattarella ha nominato Alfieri della Repubblica, ma anche tanti ragazzi coinvolti in violenze. Da giovane come vivi questo fenomeno?
Sicuramente in prima persona mi fa paura. A Meta di Sorrento, tempo fa, dei giovani che venivano da fuori hanno fermato un gruppo di ragazzi che frequentano la mia stessa scuola, hanno buttato a terra la Vespa di uno di loro e sono stati aggressivi con tutti i ragazzi del gruppo. Da quello che hanno detto i ragazzi della mia scuola non ci sarebbe stato un motivo che ha scatenato la violenza o almeno nulla di grave. Quando si viene a conoscenza di un episodio come questo, nasce la paura perché pensi che potrebbe capitarti lo stesso quando esci con i tuoi amici. Viene a mancare la tranquillità, il rischio è di autolimitarsi, di evitare di andare fuori. Ripenso alle raccomandazioni di mia madre di stare attento, soprattutto quando si esce dalla Penisola Sorrentina, dove conosciamo meglio il posto e ci sentiamo più sereni.

Secondo te perché alcuni ragazzi hanno comportamenti così aggressivi?
È difficile a dirsi, ma credo che un peso nel passaggio dalla vecchia alla nuova generazione possano averlo i videogiochi e i social che mostrano ripetutamente determinate azioni anche violente, quasi a sminuirne la gravità. Quando vedi un’azione cento volte in un videogioco e la vedi ripetuta poi sui social anche da persone reali, tante volte c’è purtroppo il rischio di poterla percepire come un fatto, non dico abituale, ma di poco peso, di poca importanza.

La violenza che si vede tramite i social, i videogiochi e i media, quindi, influisce sulle azioni aggressive dei ragazzi?
Secondo me sì, non voglio dire che siano sbagliati o pericolosi, di per sé, i videogiochi e i social, ma semplicemente che sono un mezzo per poter vedere di più queste azioni violente, con il rischio dell’assuefazione. Non so se oggi ci sia più violenza che in passato, ma sicuramente adesso è mostrata di più. Se guardiamo un telegiornale subito siamo travolti da notizie negative: se un ragazzo vede che Trump si sveglia, lancia una bomba facendo migliaia di vittime, può sicuramente essere influenzato da questo clima di violenza generale.

Secondo te incide anche l’abuso di alcol e di droghe negli episodi di violenza?
Sicuramente, quando sei in uno stato alterato, si perde quel minimo di ragionamento, si perdono i freni inibitori e a maggior ragione si possono ripetere quelle violenze viste sui social e nei videogiochi.

I tuoi genitori hanno paura?
Sì, perché purtroppo in quelle situazioni di pericolo, come nell’episodio che ho raccontato avvenuto a Meta, sei impotente. Per fortuna non mi sono mai trovato in una situazione del genere, in quei casi non puoi fare nulla, devi sperare solo che ti vada bene.

Se tu dovessi dare un consiglio ai ragazzi della tua età per evitare la violenza, che cosa diresti?
Suggerirei di trovare uno sfogo, che possa essere uno sport, una passione; impegnarsi nel fare qualcosa di proprio, qualcosa che piace potrebbe aiutare a impegnare le energie in modo positivo.

Al mondo degli adulti cosa chiederesti?
Dovrebbero dare qualche opportunità in più a noi giovani, ma più che fare di più si dovrebbe fare meglio. Mio padre mi racconta sempre che quando era giovane lui c’erano più luoghi di aggregazione, campi dove andare a giocare, sale per riunirsi.

Sarebbe importante ricostituire punti di ritrovo per i giovani, forse l’unica comunità che c’è oggi ancora è la chiesa.

In generale tu sei fiducioso verso i tuoi coetanei? O c’è più paura?
In realtà, stiamo parlando di una piccolissima percentuale di giovani violenti, non dobbiamo generalizzare. Sono assolutamente fiducioso nei giovani. Se non lo portiamo avanti noi il mondo, chi lo deve fare?

Adesso tocca alla nostra generazione realizzare un mondo migliore.

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