In vista della stagione della raccolta delle olive, l’esercito israeliano ha ampliato significativamente le aree della Cisgiordania alle quali gli agricoltori palestinesi potranno accedere solo previa autorizzazione militare. Lo denuncia l’organizzazione israeliana Peace Now, secondo cui gli ordini emanati nelle scorse settimane dal Comando Centrale delle Forze di difesa israeliane (Idf) limitano l’accesso a circa 88.300 dunam (88,3 km²) di terreni coltivati a ulivo, con un aumento di circa il 30% rispetto ai 69.000 dunam (69 km²) sottoposti a coordinamento militare nel 2025. Parallelamente, diminuiscono le aree dalle quali i cittadini israeliani vengono esclusi per prevenire episodi di violenza da parte dei coloni: dai circa 10.700 dunam dello scorso anno si passa a 6.890 nel 2026.
Espropriazioni e e saccheggio. Secondo Peace Now, “gli ordini sulla raccolta raccontano la storia della politica criminale del governo: i coloni si impadroniscono illegalmente di un numero sempre maggiore di colline con l’incoraggiamento e il sostegno delle autorità, mentre l’esercito chiude vaste aree ai palestinesi con il pretesto di difendere questi avamposti illegali. Si tratta di un sistema di espropriazione e saccheggio, ed è una vergogna per lo Stato di Israele”. I dati del Ministero palestinese dell’Agricoltura, riportati dall’organizzazione, indicano che in Cisgiordania si trovano circa 550.000 dunam (550 km²) di uliveti, con circa 11 milioni di alberi in produzione. Il raccolto del 2026 è stimato in un valore di 735 milioni di shekel (circa 240 milioni di dollari), rendendo il settore una risorsa essenziale per l’economia palestinese. Le nuove restrizioni riguardano quasi il 20% delle aree olivicole della Cisgiordania.
Raccolti perduti. Peace now evidenzia inoltre che negli anni scorsi le autorizzazioni militari sono state spesso concesse in ritardo e per periodi molto brevi, con il risultato che parte del raccolto è andata perduta o sarebbe stata sottratta. “In pratica, l’obbligo di coordinamento si è trasformato in un meccanismo che impedisce ai palestinesi di accedere alle loro terre ancestrali”, sostiene Peace Now. L’associazione denuncia anche il crescente fenomeno delle aggressioni dei coloni durante la stagione della raccolta, con episodi di furto del raccolto, incendi e abbattimento di ulivi. Secondo dati dell’Ufficio delle Nazioni Unite per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), tra gennaio 2023 e agosto 2026 circa 88.000 alberi e giovani piante sarebbero stati vandalizzati da coloni israeliani in Cisgiordania.
Jenin. L’espansione più significativa delle zone sottoposte a coordinamento militare riguarda l’area di Jenin, dove, secondo il rapporto, nell’ultimo anno sono sorti 12 nuovi avamposti di coloni. Complessivamente circa 8.130 dunam (8,13 km²) di nuove aree agricole sono stati aggiunti alle zone soggette a restrizioni. Peace Now sottolinea che tutte le aree interessate ricadono nell’Area C della Cisgiordania, sotto pieno controllo civile e militare israeliano in base agli Accordi di Oslo.
Taybeh. A rendere ancora più pesanti i timori per l’imminente raccolta contribuisce quanto accade a Taybeh, ultimo villaggio interamente cristiano della Cisgiordania, dove nelle ultime settimane si sono moltiplicate le denunce di incursioni e violenze da parte di coloni israeliani nei terreni agricoli. I sacerdoti delle tre Chiese presenti nel villaggio hanno più volte segnalato aggressioni contro gli agricoltori, danneggiamenti agli uliveti e tentativi di occupazione delle terre. Secondo quanto riferito al Sir dal parroco latino, padre Bashar Fawadleh, gruppi di coloni hanno raccolto olive dagli alberi appartenenti ai proprietari palestinesi, spezzato rami e provocato danni alle coltivazioni, mettendo a rischio una delle principali fonti di sostentamento della popolazione locale.
A Taybeh, infatti, l’economia è fortemente legata all’agricoltura e in particolare alla produzione di olio d’oliva, che rappresenta non solo una risorsa economica ma anche un simbolo dell’attaccamento alla terra. Le denunce provenienti dal villaggio cristiano confermano le preoccupazioni espresse da Peace Now sul rischio che le restrizioni di accesso ai terreni e la crescente pressione dei coloni possano compromettere ulteriormente la stagione della raccolta e la permanenza delle comunità palestinesi nelle aree rurali della Cisgiordania.
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