Via Crispi, nel percorso che da via Brindisi conduce alla parrocchia Madre Regina di Squinzano, è un susseguirsi di palloncini, drappi e nastri rossi. Le saracinesche dei negozi sono abbassate in segno di rispetto, mentre un temporale in lontananza fa cadere qualche goccia sotto il sole. “Anche il cielo piange per una simile tragedia”, sussurrano alcune donne in fila davanti al sagrato, in attesa di porgere l’ultimo saluto a Lorena Isceri, la quarantacinquenne salentina gettata da un viadotto dell’Autostrada del Sole, a Barberino del Mugello, dall’ex compagno.
Lungo la via, i cartelli testimoniano la solidarietà dell’intera comunità: “Libere di essere, di scegliere, di vivere” è impresso a caratteri rossi a pochi metri dalla chiesa, mentre sul recinto di una scuola un altro manifesto recita: “Siate donne libere e uomini rispettosi di quella libertà”. All’ingresso della parrocchia in molti lasciano un pensiero sul libro delle condoglianze: “Al tuo coraggio”, “Il tuo splendore illumini le menti di tutti noi”, “Da donna e da mamma ti prometto che farò del mio meglio, per sempre”.
“La cattiveria ci sembra sempre lontana”
Dentro, la folla si stringe in un abbraccio silenzioso attorno a papà Franco e mamma Antonietta – che per tutto il tempo tiene al petto il peluche che accompagnava la figlia da bambina – chiusi in un dolore intimo e composto di fronte alla bara bianca. “Due persone eccezionali”, li ricorda Lucia, un’insegnante che trascorre l’estate nello stesso lido, a Casalabate, località balneare sull’Adriatico a dieci chilometri da Squinzano. “Così come Lorena, dal sorriso luminoso. La cattiveria ci sembra sempre lontana”, spiega trattenendo a stento le lacrime, “ed è impensabile che ci abbia colpito così da vicino. Come docenti ci attiviamo tantissimo a scuola, ponendo il rispetto al centro di tutto, ma bisogna lavorare ancora tanto e crederci davvero”. “Lorena è stata troppo buona, pensava di poter aiutare il suo ex compagno”, aggiunge Monica, cugina della vittima. “Bisogna denunciare. Le istituzioni devono fare ancora molto, ma tutto deve partire dalle famiglie, che hanno il dovere di insegnare ai figli che amare significa lasciare liberi”. “Lorena era una donna generosa, molto intelligente, una di quelle persone che hanno voglia di ricostruirsi e di migliorarsi. Si è messa in discussione molte volte”, ha ricordato a conclusione del rito funebre la cugina Francesca. “‘Supererò anche questa, passerà’, diceva. Stava cercando di elaborare la fine della storia con un uomo. Quando questo amore ha iniziato a non farla stare bene ha preteso rispetto: ‘Dobbiamo fare ciò che ci rende sereni, ce lo meritiamo. Costi quel che costi’, diceva. Ma non a questo costo”.
(Foto ANSA/SIR)
“L’amore non è possesso”
A riempire la chiesa, dove 45 anni fa Lorena aveva ricevuto il battesimo, non ci sono solo parenti e amici, ma un’intera cittadinanza sotto choc. Durante l’omelia, don Vanni Bisconti ha richiamato tutti al senso più puro dei sentimenti: “L’amore non è possesso”, ha ribadito a chiare lettere. “Gesù ci insegna: ‘Io dono la mia vita a te perché tu viva’”. Un messaggio raccolto anche dai presenti, colpiti dalla dignità dei familiari. “Siamo sgomenti”, commenta il signor Antonio tra i primi banchi. “Il papà di Lorena ha trovato la forza d’animo, in un momento così tragico, di rivolgere un pensiero a tutte le altre donne. Ha dato una lezione alla politica: non ci si deve dividere, ma fare squadra per affrontare questa piaga”. In un clima di profondo cordoglio e memoria condivisa, spicca anche il ricordo dei più piccoli: “Sei stata luce, amore, allegria. Il tuo sorriso continuerà a vivere nei nostri occhi e nei nostri cuori”. Sono le parole dei nipotini di Lorena, lasciate in una lettera accanto alle rose rosse ai piedi della bara. La mobilitazione della comunità non si ferma qui: venerdì 11 settembre una fiaccolata partirà dalla casa della famiglia Isceri per raggiungere la panchina rossa di piazza Vittoria.
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