Non ci sono né le premesse né le condizioni per decidere e agire. E forse neanche la volontà politica di farlo. Il vertice Ue in videoconferenza di oggi sul tema immigrazione trasmette, a priori, la sensazione di uno scontro fra posizioni diverse. Sterili, inutili.
La vicenda di Ceuta ha scatenato la richiesta di un incontro urgente tra i Ventisette: ma proprio la ventilata “urgenza” non ha nulla a che fare con un fenomeno ormai strutturale: i movimenti migratori caratterizzano questa fase storica e attraversano il mondo intero. Con numeri (e vicende umane), negli altri continenti, ben superiori a quelli che si registrano in Europa. I grandi flussi migratori, i veri e propri esodi di popoli che fuggono da fame, guerre e cambiamenti climatici, avvengono in Africa, Medio Oriente, Estremo Oriente, America Latina…Eppure, la vecchia Europa – che avrebbe bisogno di giovani leve per invertire una rischiosa rotta demografica – pensa ad alzare barriere oppure dirotta il fenomeno migratorio inventandosi gli hub nei Paesi terzi (l’esempio più evidente è quello in Albania), costosi e incapaci di risolvere il “problema” migratorio. Al fondo c’è una ragione elettorale e politica: alzare il tiro sui migranti, lasciare un po’ di “clandestini” circolare nelle nostre città, aumenta le paure diffuse e dunque le richieste sicuritarie, quindi fa aumentare i voti.
Una domanda è però lecita: esistono vite “clandestine”?
Tornando al vertice tra i ministri europei appare scontata l’impossibilità di arrivare a una qualunque proposta, a una soluzione, anche perché l’Ue non dispone di una vera politica migratoria comune. La solidarietà europea verso i Paesi di primo approdo (mediterranei e balcanici che siano) non esiste. Allo stesso tempo l’espulsione – tecnicamente “rimpatrio” – dei migranti “irregolari” incontra oggettive difficoltà, a partire dalla definizione di “Paesi sicuri” in cui deportare i migranti: a meno che si possano considerare sicuri, sul piano del rispetto dei diritti umani fondamentali, governi come quelli della Turchia, o dell’Egitto, o di altri Stati africani e asiatici.
Alzare muri e barriere è la strategia che l’Unione europea evoca da tempo, almeno nei comizi, verificando poi, di volta in volta, l’incapacità di assumere decisioni vere, nel rispetto – almeno questo va preteso nella civile Europa – dei diritti umani.
In vista dell’incontro ministeriale la presidente della Commissione europea ha provato a indicare una linea: “Dobbiamo moltiplicare gli sforzi per prevenire gli arrivi irregolari cooperando con i Paesi terzi, rafforzando i confini esterni, smantellando le reti di trafficanti e potenziando i rimpatri”. Parole – risuonate mille volte in questi anni – più che soluzioni, intese a sbarrare le porte; non un cenno sul versante del controllo e dell’eventuale accoglienza dei richiedenti asilo come vorrebbe il diritto internazionale.
No, le premesse per affrontare la questione-immigrazione al momento non ci sono. Forse a qualcuno fa comodo così.
Un’ultima domanda: il summit dei ministri inizierà con un minuto di silenzio per ricordare gli 84 giovani africani affogati nel tentativo di arrivare a nuoto dal Marocco all’exclave spagnola di Ceuta?
Vertice Ue sui migranti: mancano le premesse per qualunque accordo
Scritto il 04/08/2026
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