“La famiglia ha sempre occupato un posto importante nella preoccupazione pastorale del successore di Pietro e dei vescovi che lo assistono attraverso la loro partecipazione al Sinodo dei vescovi”. Lo ha ricordato Leone XIV, che aprendo l’incontro “A dieci anni da Amoris laetitia: annunciare il Vangelo con le famiglie oggi”, in corso in Vaticano fino al 14 ottobre, ha ripercorso “il lungo e fecondo cammino sinodale e missionario che la Chiesa ha compiuto in relazione al matrimonio e alla famiglia” e che ha portato, dieci anni fa, all’esortazione apostolica Amoris laetitia di papa Francesco. “La Chiesa ha proseguito lungo il cammino indicato dal Concilio Vaticano II”, a partire dalla Gaudium et spes, quando i padri conciliari “riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli”. Secondo l’analisi di Leone XIV, “l’interdipendenza di queste questioni è diventata oggi ancora più evidente”, e la famiglia “rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti”. All’incontro del Papa con le Chiese orientali cattoliche e i presidenti delle Conferenze episcopali partecipano 187 persone, tra cui i rappresentanti di tutte le 115 Conferenze episcopali e delle 15 Chiese orientali cattoliche “sui iuris”, oltre a due rappresentanti di vescovi senza Conferenze episcopali, 22 invitati dal Santo Padre e cinque famiglie, in rappresentanza dei cinque continenti, cui vanno aggiunti gli esperti e i facilitatori.
Accompagnare le famiglie. “Amoris laetitia ha segnato una tappa importante e i dieci anni trascorsi dalla sua pubblicazione sono entrati a far parte della vita delle nostre Chiese particolari”, l’omaggio del Papa. “In questo periodo, l’esortazione apostolica è stata accolta in diverse culture e contesti pastorali, ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi”, il bilancio di Leone, secondo il quale i laici, e le famiglie in particolare, “partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunità e la società”. Di qui la “responsabilità” dei pastori nell’“accompagnare le persone nel loro cammino verso la realizzazione della propria vocazione nelle circostanze concrete della loro vita”.
Cresce la distanza dalla visione cristiana del sesso e del matrimonio. “In molti contesti è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio”, ha osservato il Papa, esortando i capi delle Chiese orientali e i presidenti delle Conferenze episcopali a mettersi “in una scuola di ascolto” delle famiglie. “I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano”, l’analisi di Leone XIV: “L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro”. C’è, allora, una serie di domande da “affrontare con coraggio”, chiedendosi ad esempio “in quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene”. O ancora: “Cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani?”.
La famiglia insegna. “La fragilità appartiene alla nostra comune condizione umana e quindi anche alla vita della Chiesa”, e l’esperienza delle famiglie “ha qualcosa da insegnare a tutti”, ha spiegato il Papa: “L’esperienza della fragilità solleva la domanda se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti”. “Che tipo di Chiesa incontrano le persone proprio quando sono più fragili?”, la prima domanda da porsi: “Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità che proclamiamo può essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale? Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?”.
Aiutare i giovani ad avere il coraggio di sposarsi. E sul tema della fragilità si è soffermata anche suor Helen Alford, nella prima meditazione dell’incontro. Il modello, per la religiosa, è quello che scaturisce dall’incontro di Gesù con la Samaritana, “donna senza nome che diventa non solo la prima evangelizzatrice pubblica, ma anche, nonostante la sua cattiva reputazione, e forse proprio per questo, un’evangelizzatrice molto efficace”. È lo “sguardo relazionale” di Gesù che “permette di rendere visibili le nostre relazioni, altrimenti nascoste”: “Nel mondo altamente instabile in cui viviamo oggi, se vogliamo aiutare i giovani ad avere il coraggio di sposarsi e dare loro la capacità di affrontare le difficoltà che incontreranno, essi dovranno ‘vedere’ le loro relazioni e pensare al loro matrimonio e alla loro vita familiare in chiave relazionale”.
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