Onorare e seppellire i soldati deceduti al fronte, “indipendentemente dalla guerra in cui sono morti e da quale parte per cui hanno combattuto”. Con queste parole il capo della Chiesa greco-cattolica ucraina, Sviatoslav Shevchuk, ha accolto a Kyiv Yevheniia Kaluhina, moglie di Oleksii Yukov, fondatore del gruppo di ricerca e soccorso “Platzdarm” che per oltre vent’anni ha recuperato i corpi di civili e soldati — ucraini e russi — dalle zone di guerra. Yukov è morto il 5 agosto scorso mentre si trovava in missione nella regione di Donetsk. L’auto su cui era a bordo, è stata fatta saltare in aria da una mina antiuomo. Aveva 40 anni. L’organizzazione Platsdarm (“Testa di Ponte”), da lui fondata, opera insieme alla squadra di ricerca “Tulipano Nero”. Yukov era convinto che “ogni persona avesse il diritto ad essere sepolta con dignità, come persona” e a chi sosteneva che i corpi dei soldati russi dovevano essere abbandonati, rispondeva: “Quando dicono ‘lasciateli marcire’, non sono d’accordo. È così che lottiamo per ogni anima”.
Era diventato un simbolo nazionale e la sua “missione” gli è valsa il soprannome di “collezionista di anime”.
Il Presidente Zelensky consegna alla moglie di Yukov il titolo di “Eroe dell’Ucraina” (Foto Ugcc)
L’incontro di Yevheniia Kaluhina con l’arcivescovo maggiore Sviatoslav Shevchuk si è tenuto due giorni dopo che Oleksii Yukov è stato insignito del titolo di “Eroe dell’Ucraina” il 24 agosto scorso, giorno dell’Indipendenza dell’Ucraina. Il premio è stato consegnato postumo dal Presidente dell’Ucraina nelle mani della moglie. Yevheniia Kaluhina ha raccontato a Sua Beatitudine che, dopo la morte di Oleksii, i suoi compagni hanno deciso di non interrompere l’opera da lui iniziata. Il gruppo “Platsdarm” intende continuare le missioni di ricerca e soccorso, recuperando e restituendo alle famiglie i resti delle persone uccise. Nel corso dell’incontro, si è parlato anche dei pericoli e delle difficili condizioni in cui operano i ricercatori nelle zone orientali dell’Ucraina, nonché della necessità di sostenere coloro che proseguono questa missione e le famiglie dei volontari morti. “Dobbiamo sostenervi anche sul piano ideale, perché non tutti oggi comprendono l’importanza della missione di rendere onore ai caduti, indipendentemente dalla guerra in cui sono morti e dalla parte per cui hanno combattuto”, ha affermato Sua Beatitudine Sviatoslav, sottolineando come che la ricerca, l’esumazione, il ritorno e la sepoltura dei defunti non sono solo una causa umanitaria, ma anche profondamente cristiana.
“Esiste una regola riconosciuta a livello internazionale: una guerra non finisce finché non è stato sepolto l’ultimo soldato. Rendendo l’ultimo onore a tutti coloro che sono morti, avviciniamo la fine della guerra”.
(Foto Ugcc)
“Noi cristiani abbiamo il dovere di seppellire i morti”, ha aggiunto l’arcivescovo. “Non basta onorarne il nome o accendere una candela davanti a una fotografia. Ogni persona che è morta o è stata uccisa ha diritto a una sepoltura cristiana. È un diritto umano fondamentale”. Questo rispetto, ha aggiunto, non dipende dall’origine, dalla nazionalità, dall’ideologia o dall’esercito al quale apparteneva la persona. “Quando ritroviamo dei resti umani, non chiediamo da dove provenisse quella persona, a quale nazionalità appartenesse o quale ideologia professasse. Vediamo dei resti umani che esigono da noi rispetto”. Il capo dell’Ugcc ha anche richiamato l’attenzione sul dolore delle famiglie che non sono riuscite a seppellire i propri cari da anni. “Per i familiari è molto importante che il corpo della persona amata possa tornare a casa. È una questione di rispetto per i sentimenti dei padri, delle madri, delle mogli e dei figli. Dobbiamo fare tutto il possibile affinché, anche in circostanze disumane, la persona rimanga persona”, ha detto.
Durante l’incontro si è parlato anche della sorte delle persone che rimangono detenute in Russia. Al termine dell’incontro, Anastasiia Holishevska, presidente della Fondazione “M. I. S. T. Foundation”, ha consegnato a Sua Beatitudine Sviatoslav gli elenchi dei civili ucraini attualmente detenuti nelle carceri russe. Il Primate della Chiesa greco-cattolica ucraina ha osservato che tali elenchi e gli appelli delle famiglie vengono trasmessi attraverso i canali disponibili, anche con la mediazione della diplomazia vaticana.
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