(da Pavia) “Realizzare forme concrete di responsabilità sociale per tutti coloro che si trovano in posizione di disagio”, tramite servizi a livello preventivo, educativo, terapeutico, formativo, culturale e professionale. E’ il “dna” della Comunità “Casa del Giovane” di Pavia, una cui rappresentanza sarà presente domani in piazza Vittoria, quando Leone XIV incontrerà la cittadinanza in piazza Vittoria. Tra le sue mani, il Papa avrà anche lo Statuto della Comunità, che sette anni fa è stato rivisto per inserire la possibilità che alla sua guida vi fosse anche un appartenente alla Fraternità, composta di sacerdoti, ma anche di famiglie e laici. Ed è una donna, Michela Ravatti, a presiederla da sette anni, ci tiene a precisare Bruno Donesana, sottolineando che in questo modo “si è realizzato il sogno di don Enzo Boschetti”, ora Venerabile, che nel 1971 ha fondato la Comunità “Casa del Giovane”, come organizzazione senza fini di lucro, per dare ospitalità ai giovani con problemi di tossicodipendenza. Oggi la Casa del Giovane è una sorta di “città nella città” che tramite la Cooperativa sociale accoglie 180 persone e nella quale lavorano 90 dipendenti, a cui si aggiungono i “comunitari collaboratori”, come qui amano chiamare i volontari che prestano il loro servizio nelle molteplici aree della struttura che offre accoglienza e aiuto per affrontare varie situazioni di disagio sociale, proponendo un percorso educativo fondato sui principi di essenzialità, condivisione, coerenza e responsabilità.
Città nella città. La Casa del Giovane – ci racconta Bruno, che è qui dal 1980, è stato accanto a don Enzo Boschetti per 13 anni ed è una delle “anime” di questa oasi ad un passo dalla stazione di Pavia – accoglie minori con problemi familiari, minori stranieri, giovani con problemi di dipendenza, madri sole con figli, persone con disagio psichico e senza fissa dimora, ma anche giovani e ragazze che desiderano vivere l’esperienza della condivisione, del servizio gratuito e della preghiera in uno stile comunitario. Le risposte ai bisogni si articolano nella proposta di servizi diurni (centro di ascolto, centro diurno per minori, centri per la salute mentale, centro diurno pedagogico-riabilitativo) e residenziali (comunità terapeutiche, comunità educative per minori, comunità per mamme con bambini). Al suo interno la comunità dispone di laboratori di cucina, carpenteria, falegnameria, centro stampa e manutenzione del verde che vengono utilizzati ad integrazione del percorso terapeutico ed educativo. Il Centro stampa ha anche una propria casa editrice, le Edizioni Cdg, nate dal desiderio di don Enzo Boschetti di “divulgare una cultura di solidarietà, promozione umana e cristiana”, e lavora molto anche su “commesse” esterne, stampando tra l’altro anche il settimanale della diocesi, “Il Ticino”. Dal 1980 ad oggi sono stati pubblicati diversi scritti di Don Enzo di carattere pedagogico e spirituale e testi che ne raccontano la vita e l’insegnamento. Le edizioni sono aperte anche ad autori che pubblicano i propri scritti di argomenti vari, consoni alla linea editoriale della Casa del Giovane.
Tra ostacoli e pregiudizi. La Comunità Casa del Giovane nasce a Pavia nel 1968 dall’umile e coraggiosa carità di un sacerdote che, sfidando i pregiudizi e il comune “buon senso” e incontrando non pochi ostacoli, iniziò ad accogliere nell’oratorio della parrocchia di SS. Salvatore alcuni giovani con disagio e problemi di tossicodipendenza, per farli dormire al caldo e ascoltare i loro problemi, aiutato dai primi collaboratori volontari. L’11 febbraio 1992 la fraternità di vita fu riconosciuta dal vescovo di Pavia come “Associazione privata di fedeli della Casa del Giovane”. Il 15 febbraio 1993 morì don Enzo. In questi anni fu portato a termine il riordino della disciplina in materia sanitaria e la Comunità scelse di proseguire in collaborazione con l’ente pubblico, ristrutturando la maggior parte delle strutture per adeguarle alla normativa e nel contempo implementare le equipe con la selezione e assunzione di educatori professionali. Nacquero altre realtà di accoglienza per affrontare i nuovi bisogni: una comunità terapeutica per giovanissimi, anche minorenni, con problemi di dipendenza da sostanze, una comunità terapeutica con modulo specialistico per la polidipendenza, due centri diurni per la salute mentale e un centro diurno pedagogico-riabilitativo per persone con grave disagio sociale, anche senza fissa dimora.
Il segreto dell’accoglienza. “Il grande segreto è imparare a farsi aiutare”: così Bruno sintetizza la fiducia che don Enzo ha sempre riposto nei suoi collaboratori. E questo clima di fiducia si respira anche oggi varcando i cancelli della Casa, grazie alla fedeltà all’ispirazione originaria di un “contemplattivo” come don Enzo, basata sull’equilibrio tra la parte carismatica, che non va né annacquata né travisata, e le opere, tramite un approccio differenziato per i bisogni di ciascuna persona e una personalizzazione dei percorsi di recupero. Al centro di ogni attività, c’è sempre una speciale “intenzionalità educativa”: “Il grande progetto della storia di ogni uomo – scriveva infatti don Enzo – non può essere che lasciarsi educare dall’amore che si dona; educare condividendo tutto di tutti con radicale libertà; essere comunità per servire e servire per essere comunità”.
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