Quando il cinema ricorre al teatro e all’umorismo nero, feroce, per denunciare le storture del nostro tempo. È il tratto stilistico che unisce due titoli nelle sale a ottobre. Anzitutto “Digger” del premio Oscar Alejandro González Iñárritu, satira pungente e grottesca su un capitalismo aggressivo: l’autore messicano offre a Tom Cruise un ruolo magnifico, finalmente da Oscar. Un film di denuncia, ecologista, amaro e disperante. In uscita anche la terza regia di Giorgio Pasotti, “Sotto a chi tocca”, il racconto di un colloquio di lavoro sfidante e disumano, quasi una prova di “Squid Game”: un film di denuncia sul registro della commedia fosca, dall’impianto teatrale.
“Digger” (al cinema dal 1° ottobre)
Il regista messicano Alejandro González Iñárritu – suoi “Birdman” (2014, Oscar per miglior film e regia) e “Revenant” (2015, Oscar per la regia) – torna dietro la macchina da presa con “Digger”, film audace, acuto e graffiante, uno sguardo feroce sulla nostra contemporaneità attraverso il filtro della commedia nera e le dinamiche della messa in scena teatrale. Un racconto di denuncia, ecologista, che arriva come uno sberleffo, uno schiaffo raggelante davanti a un domani pronto a collassare in chiave distopica. Il film poggia sull’interpretazione acrobatica di Tom Cruise, in un ruolo stratificato e tragicomico. Una prova da Oscar, forse la volta buona per il divo a stelle e strisce, già candidato per “Nato il quattro luglio”, “Jerry Maguire” e “Magnolia”. Nel cast anche Jesse Plemons e Sandra Hüller.
La storia. Stati Uniti. Digger Rockwell è un ricco e influente petroliere, legato a doppio filo alla politica. È abituato a comprare tutto e ad avere tutti ai suoi piedi. Il suo rampantismo senza regole si rivela però pericoloso per la salute dell’umanità e del pianeta.
“Questo film è nato dieci anni fa, ma la realtà ha continuato a superare la nostra versione romanzata”, ha indicato il regista. “Ogni giorno in questi nove anni ha superato la finzione, lasciandoci indietro, costringendoci ad adattarci, facendoci sentire come se la terra sotto i nostri piedi, come il permafrost, stesse per crollare. Abbiamo imparato che la realtà ci offre gli eventi, ma è l’immaginazione che ci permette di riconoscerci in essi”.
Iñárritu orchestra un film ambizioso e sorprendente: una denuncia politico-sociale mascherata da farsa grottesca. Mette lo spettatore davanti alle gesta di un uomo imbottito di denaro e di potere, ma disperso nella sua miseria umana e nella sua follia megalomane; un magnate che ha contribuito a spingere la Terra verso il collasso ambientale. Una commedia nera che si muove come una performance teatrale, assurda e brutale, ilare e tragica, fino a un finale – dopo un acuto colpo di scena – sconfortante e amaro. Un quadro pessimista sulla condotta dell’uomo e sul suo destino sul pianeta.
Geniale e irriverente, il film parte con carattere, ma inciampa lungo il cammino, preda di una narrazione non sempre fluida, spesso avvitata su se stessa. A salvarlo, al di là del notevole habitus visivo-formale, è la prova degli attori, in testa Cruise, straordinario. Un’opera dall’elevato potenziale, che però smarrisce vigore e incisività per mancanza di compattezza e controllo narrativo. “Digger” conquista concettualmente, ma non del tutto sul piano stilistico o come esperienza spettatoriale. Complesso, problematico, per dibattiti.
“Sotto a chi tocca” (al cinema dall’8 ottobre)
La sua prima regia, “Io, Arlecchino” (2014), è stata un omaggio alla sua terra bergamasca e all’iconica maschera della commedia dell’arte. Dopo l’incursione nell’umorismo nordico con “Abbi fede” (2020), il popolare interprete Giorgio Pasotti torna dietro la macchina da presa con una nuova commedia, questa volta amara e feroce: “Sotto a chi tocca”, di cui firma la sceneggiatura con Federico Baccomo, dal testo teatrale “Il metodo Grönholm” (2003) di Jordi Galceran. Uno sguardo affilato e impietoso sul mondo del lavoro di oggi, sui processi di selezione sempre più competitivi e dai metodi discutibili. Protagonisti Rocco Papaleo, Giovanna Mezzogiorno, Stefano Fresi e Giacomo Giorgio.
La storia. Torino, oggi. Sei professionisti si ritrovano nella sala riunioni di una grande multinazionale, tutti lì per lo stesso colloquio: la posizione di direttore commerciale. A valutarli però non c’è nessuno, fatta eccezione per sei cellulari sul tavolo e un televisore da cui una fantomatica segretaria dispensa obiettivi. È l’inizio di uno spietato gioco di ruolo a eliminazione. Solo uno avrà il posto.
“Il film ritrae sei protagonisti spiati come cavie da laboratorio: nella precarietà divenuta emergenza sociale, la competizione impone una lotta feroce, regolata da norme assurde e disumanizzanti”, indica il regista. Pasotti firma una commedia nera sempre pronta a sconfinare nel dramma sociale. Offre uno spaccato duro, seppure attraverso l’ironia, del mondo del lavoro e delle sue regole di ingaggio: prestazione a tutti i costi e una spietatezza decisionale velata, ma neanche troppo. Solo uno primeggia. Solo uno si salva. Un gioco ferino dove non c’è solidarietà, né umanità. Un racconto che si snoda in pochi ambienti, sempre al chiuso, in uffici dalle luci abbaglianti e asettiche, e che conserva molto dell’esperienza teatrale originaria. Convincono l’idea di fondo e la carica di denuncia attraverso la maschera della commedia, come pure le interpretazioni del cast, ottimo. Sul piano della regia non tutto è inappuntabile, con qualche sbavatura e scivolata tematico-narrativa di troppo, ma nel complesso è un’opera valida, originale, di stringente attualità. Complesso, problematico, per dibattiti.

