Sentirsi parte di un disegno più grande. È questo lo scopo di “Una tavola ci unisce”, l’iniziativa portata avanti da “un pasto al giorno”, l’evento solidale della Comunità Papa Giovanni XXIII fondata da don Oreste Benzi nel 1968, che nei giorni scorsi è tornata nelle piazze di tutta Italia per sensibilizzare sul tema della fame nel mondo. “È un’iniziativa che nasce proprio da un’intuizione del nostro fondatore, che al ritorno da un viaggio in Africa ci spronò a fare qualcosa perché ancora troppe persone muoiono di fame. Quello che cerchiamo di fare è di condividere almeno un pasto al giorno con le persone che non riescono ad averne – spiega Matteo Fadda, presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII -.
Sottolineo condividere e non fornire, perché il nostro modo di vivere la condivisione è proprio questo: non ti do da mangiare fornendoti un pasto ma ti invito alla mia tavola”.
Gli ultimi dati del Rapporto State of Food Security and Nutrition in the World del 2026 diffuso dalla Fao dicono che, 645 milioni di persone nel mondo soffrono di fame e di più di 2 miliardi sono colpiti dall’insicurezza alimentare o dalla denutrizione. “Quello che facciamo è una goccia nel mare, ma attraverso il tema dell’aiuto alimentare cerchiamo di agganciare, quasi sempre partendo dai bambini, la famiglia per metterla nella condizione di poter uscire dalla condizione di malnutrizione o denutrizione – continua Fadda -. Per esempio, in Bangladesh i nostri missionari danno ai bambini che vanno a scuola un pacchetto alimentare che nutre tutta la famiglia. In questo modo la famiglia stessa è incentivata a mandare il bambino a scuola contribuendo a ridurre il lavoro minorile e i matrimoni precoci”.
Altri progetti sono attivi in Kenya, Zambia, Brasile e Bolivia, ma anche Italia.
“Qui il tema della povertà è diverso. Attraverso le Capanne di Betlemme e le mense a loro collegate aiutiamo le persone e le famiglie che non hanno una casa o che non arrivano a sostenersi alla fine del mese, fornendo un pasto a tutte quelle persone che per diversi motivi non riescono a uscire dalla strada. Grazie alle donazioni di “un pasto al giorno” cerchiamo di cambiare la vita delle persone e secondo me cambia la vita anche di chi dona”.
(Foto Comunità Papa Giovanni XXIII)
Proprio per sensibilizzare le persone sulle questioni legate alla fame nel mondo è nato l’evento “Una tavola ci unisce”. Nelle piazze e nei sagrati delle chiese di quasi 600 città chiunque abbia contribuito con un’offerta per “Un pasto al giorno” ha ricevuto un pezzo di un puzzle di legno. Uno dopo l’altro i pezzi consegnati formeranno un disegno realizzato da un figlio di una casa-famiglia di Rimini della Comunità di don Oreste che raffigura una grande tavola con diverse persone sedute: uomini e donne senza fissa dimora, vittime di tratta, ragazzi che hanno vissuto le comunità terapeutiche o la dipendenza dalle sostanze. “Abbiamo fatto elaborare il disegno da una delle nostre cooperative sociali “Ro’ La Formichina”, che in Sicilia insieme ai detenuti e alle persone con disabilità lavora con una falegnameria, e l’abbiamo trasformato in un puzzle e daremo un pezzettino di questo puzzle a tutte le persone che parteciperanno – spiega Fadda -. L’idea è far sentire le persone che parteciperanno con la loro offerta parte di un disegno più grande, un po’ come dire noi ci abbiamo messo il nostro pezzo, tu hai messo il tuo e insieme formiamo un quadro completo. Portare avanti queste iniziative è importante perché ci aiuta a riflettere su due aspetti: la ridistribuzione delle ricchezze non per bontà ma per giustizia, dall’altra parte sentirci tutti legati e corresponsabili di un destino comune e che se non assumiamo insieme rischiamo di segregarci”, conclude il presidente della Comunità Papa Giovanni XXIII.
The post Fame: Un pasto al giorno lancia la campagna “Una tavola ci unisce” first appeared on AgenSIR.
