(da New York) Alla vigilia della visita del segretario di Stato americano, Marco Rubio, nuove tensioni si sono accese tra la Casa Bianca e il Vaticano, dopo le ultime dichiarazioni di Donald Trump contro papa Leone XIV, durante il programma “The Hugh Hewitt Show”, di ieri mattina. Il presidente americano ha accusato il Papa di “mettere in pericolo molti cattolici e molte persone”, ribadendo falsamente che il Pontefice sarebbe favorevole a un Iran dotato di armi nucleari.
A smorzare i toni dell’intervista, ci ha pensato lo stesso Rubio. Incontrando i giornalisti martedì pomeriggio. Il capo della diplomazia americana ha provato a spiegare i pensieri di Trump, secondo il quale, ha detto Rubio, “è inconcepibile che qualcuno possa ritenere cosa buona idea che l’Iran possa avere un’arma nucleare”, aggiungendo che questa, in definitiva, alla fine è una posizione che, a suo dire, accomuna tutti, il presidente, lui stesso e il Papa. Una minimizzazione che però non cancella la sostanza delle dichiarazioni presidenziali, rilasciate poco prima dell’incontro con Leone XIV, fissato per il 7 maggio.
Rubio, cattolico di origini cubane, era già stato ricevuto dal Pontefice il 19 maggio 2025, insieme al vicepresidente JD Vance, per consegnare una lettera di Trump con l’invito a visitare gli Stati Uniti. Quella prima udienza sembrava aprire uno spiraglio. Da allora, però, le divergenze tra Washington e il Vaticano si sono moltiplicate e approfondite su quasi tutti i fronti: la scelta di abbandonare il multilateralismo, le deportazioni di massa dei migranti, lo smantellamento dell’Agenzia statunitense per lo sviluppo internazionale (USAID), le guerre in Medio Oriente, la crisi nei rapporti tra l’amministrazione Trump e l’Unione Europea su Ucraina e Iran. Un elenco che cresce di settimana in settimana.
Sul piano personale, il divario è ancora più evidente. Trump non ha parlato telefonicamente con Leone XIV dall’elezione del Papa, avvenuta l’8 maggio 2025 – quasi esattamente un anno fa. Ha invece invitato alla Casa Bianca il fratello del Pontefice, Luigi Prevost, che il presidente ha pubblicamente definito “un sostenitore convinto di MAGA”, in un gesto che molti osservatori hanno letto come un tentativo di generare una frattura simbolica attorno alla figura del Papa stesso.
Rubio non cederà sulle posizioni dell’amministrazione riguardo all’Iran né su Cuba – dossier che attraverseranno anche i colloqui con il segretario di stato Parolin e il segretario dei rapporti con gli stati, l’arcivescovo Gallagher – ma cercherà, come già in passato, di contenere i danni diplomatici e di mantenere aperto un canale di dialogo. La delicata missione resta comunque carica di significato politico: si svolge mentre il dibattito sulla guerra in Iran anima l’opinione pubblica americana e pesa negativamente sui sondaggi di gradimento presidenziale, rendendo ancora più urgente per la Casa Bianca un qualche segnale di distensione con il Vaticano.
Nel frattempo, dall’interno della Chiesa americana arriva una voce tanto pacata nei toni quanto netta nei contenuti. Il cardinale di Chicago Blaise Cupich, ricevendo il premio “Beati gli operatori di pace” dalla Catholic Theological Union, ha richiamato l’omelia della Domenica delle Palme di Leone XIV e le parole del Vangelo sugli operatori di pace, tracciando un confine preciso rispetto all’approccio dell’amministrazione Trump. Il dibattito pubblico sulla guerra, ha osservato Cupich, si concentra nel “rivedere, difendere e affinare la teoria della guerra giusta” anziché interrogarsi su cosa il Vangelo chieda concretamente in tempo di guerra. Post e dibattiti si moltiplicano, ha aggiunto, “soppesando attentamente condizioni, soglie e proporzionalità”, in quello che appare più “un ansioso tentativo di dimostrare che ciò che sta accadendo potrebbe essere ancora giusto” che un autentico discernimento morale.
La risposta, per Cupich, non sta nella giustificazione della guerra ma nell’adozione di strategie creative di pace, capaci di trasformare la logica ordinaria del conflitto – insulto con insulto, forza con forza, risentimento con risentimento – tentando “qualcosa di diverso dal dominio o dalla sconfitta”. Strumenti come il dialogo e la negoziazione, che l’amministrazione Trump ha invece scelto di tenere nel cassetto, attenderanno Rubio in Vaticano, indipendentemente dalle polemiche e dalle posizioni del suo presidente sulla guerra.
Nuove tensioni tra la Casa Bianca e il Vaticano. Domani il segretario di Stato americano Rubio dal Papa
Scritto il 06/05/2026
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