Migranti. A Roma l’Acse dei Comboniani, “laboratorio di fraternità” tra cure dentarie e corsi di italiano

Scritto il 20/10/2026
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A Roma, a due passi dal Colosseo, nello storico e centrale rione Monti – che di romano oramai ha ben poco, invaso com’è da B&B e locali per turisti -, dietro un portone di legno di una chiesa sconsacrata è in corso una animata lezione di italiano. Gli studenti sono di varie nazionalità: ci sono suore, richiedenti asilo e rifugiati, immigrati lavoratori. Vengono in maggioranza da Perù, Bangladesh, Ucraina, Egitto, Tunisia, Sri Lanka, Marocco. Alcuni hanno un diploma o una laurea, altri non sanno nemmeno leggere e scrivere e si trovano di fronte alla enorme sfida di imparare l’italiano. Tra le insegnanti volontarie c’è chi ha perfino inventato un metodo semplice e divertente per creare interazione, amicizia e familiarità tra gli studenti stranieri, ritagliando cartoncini con le parole di un “italiano fatto a mano”, ideato da Laura Cerquetta, docente in pensione.

(foto: P.Caiffa/SIR)

Siamo nell’associazione dei comboniani Acse (Associazione comboniana servizio emigranti e profughi), nata quasi 60 anni fa per volontà del missionario padre Renato Bresciani. Dopo essere stato espulso durante il cruento conflitto in Sudan decise di dedicare la sua opera per aiutare i sudanesi che fuggivano in Italia, soprattutto gli studenti. Da allora l’Acse ha cambiato 13 sedi – non sempre i migranti nei quartieri o negli istituti sono ben graditi – e dal 1983, grazie al Vicariato di Roma che ha messo a disposizione la ex chiesa del Buon Consiglio nell’omonima via, ha il suo posto definitivo. L’Associazione è diventata punto di riferimento per le comunità straniere che vivono a Roma per le cure odontoiatriche gratuite e i corsi di lingua italiana. Tra i numerosi servizi offre anche corsi di informatica, assistenza legale, distribuzione di pacchi viveri, borse di studio, corsi di preparazione alla scuola guida.

Fratel Pablo Ostos e fratel  Antonio Soffientini, Acse (foto: P.Caiffa/SIR)

L’ambulatorio odontoiatrico. Ci accolgono fratel Antonio Soffientini, della provincia di Lecco, da sei mesi a Roma dopo esperienze missionarie in Colombia e Brasile e fratel Pablo Ostos, spagnolo che ha vissuto a lungo in Mozambico. Mostrano con orgoglio le due sale dell’ambulatorio odontoiatrico e i relativi schedari dei pazienti suddivisi per nazionalità. Ogni giorno accolgono da un minimo di 8 ad un massimo di 15 pazienti, ed è sempre in overbooking. Una ventina di dentisti volontari si prestano per alleviare le sofferenze di chi non può permettersi di pagare cure normalmente molto costose. “Chiediamo un prezzo simbolico di 20 euro l’anno e 5 euro per i corsi di italiano”, spiegano al Sir i due missionari. Tanti pazienti non parlano ancora italiano, per cui il dolore viene sondato al tatto, con l’aiuto fondamentale di Google Translate. Tra medici, insegnanti, avvocati, figure amministrative e giovani del Servizio civile, all’Acse prestano aiuto una ottantina di volontari.

Ambulatorio odontoiatrico dell’Acse  – (foto: P.Caiffa/SIR)

Ogni anno incontrano tra le 1200 e 1300 persone di 91 diverse nazionalità. Il momento più importante, spiega fratel Soffientini, “è quello dell’accoglienza, il giovedì mattina. Incontriamo le persone e cerchiamo di capire i loro bisogni, poi diamo una tessera e li orientiamo verso i vari servizi”. La maggior parte arriva tramite passaparola all’interno delle comunità, o dalle reti associative solidali, come la Caritas di Roma o la Fondazione Migrantes. Per ovviare alle enormi richieste, superiori alle disponibilità, hanno dovuto porre dei limiti: “Solo migranti non europei, ad eccezione degli ucraini, e con meno di cinque anni di permanenza in Italia”.

(foto: P.Caiffa/SIR)

Integrazione difficile, “poca lungimiranza delle politiche governative”. Al piano di sopra, indaffarato tra telefono e computer, ci aspetta padre Venanzio Milani. E’ sulla soglia degli 88 anni, portati incredibilmente bene, e ci racconta un curriculum ricchissimo di esperienze in oltre 60 Paesi, tra cui c’è la fondazione di Mani Tese e dell’agenzia di stampa missionaria Misna, che ha chiuso i battenti circa 20 anni fa. Da allora padre Milani, amico di padre Bresciani, è presidente dell’Acse e lo amministra con estrema professionalità e lucidità. “La situazione dei migranti sta diventando sempre più difficile a causa delle politiche di chiusura delle frontiere e degli ostacoli posti ai soccorsi – afferma -. Purtroppo, non c’è la lungimiranza di governare il fenomeno delle migrazioni, che aumenterà a causa del calo demografico degli italiani. Per noi è già difficile fare accoglienza, accompagnamento e promozione dei migranti, come chiede Papa Francesco, ancora di più riuscire a realizzare l’integrazione”. Conferma lo stesso pensiero fratel Soffientini, che è anche critico nei confronti dei recenti provvedimenti governativi che mirano a limitare il numero degli alunni stranieri nelle scuole alla soglia del 30%: “Non sarebbe meno oneroso per le famiglie e per lo Stato assumere dei mediatori culturali nelle scuole? Manca la progettazione a lungo termine e non si riesce a pensare alle migrazioni come ad una risorsa che aiuta il Paese anziché un problema”.

Fratel Antonio Soffientini e padre Venanzio Milani, Acse – (foto: P.Caiffa/SIR)

Un laboratorio di fraternità. All’Acse, dove la carità si sposa bene con la professionalità, si sperimenta però una politica diversa, più umana: “Questo è un laboratorio di fraternità, che si coltiva a partire dalla cura, e non solo dalle cure dentarie – precisano -. C’è poi la fraternità che si crea tra gli studenti di diverse nazionalità, per sentirsi meno soli”. C’è tanta varietà: dal bangladese analfabeta agli studenti universitari che usufruiscono delle borse di studio, 53 solamente lo scorso anno. Un giovane sudanese è ora medico all’Ospedale Bambino Gesù, una ragazza congolese dal nome che evoca la meraviglia studia alla Gregoriana. Fondamentale è il sostegno dell’Elemosineria Pontificia, della Migrantes, del Vicariato di Roma, dei Comboniani, di Mondo Aperto e di singoli benefattori. La collaborazione con il Banco alimentare, Suore Guanelliane, Banco Farmaceutico, consente poi ogni settimana di distribuire un centinaio di pacchi di derrate alimentari e prodotti per l’igiene. Circa 4.000 nel solo 2025, pari a 80 tonnellate. “Offrire servizi limita un po’ l’assistenzialismo – conclude padre Milani – e spesso rivesto il ruolo del cattivo, dicendo no quando chiedono soldi. È ancora difficile rendere le persone autonome. Nostro compito è far capire loro che devono diventare responsabili della propria vita”.

A destra la foto del fondatore padre Renato Bresciani (foto: P.Caiffa/SIR)

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