Spagna in lutto e macchinisti in sciopero: l’allarme sicurezza era già scattato

Scritto il 29/10/2026
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La Spagna osserva tre giorni di lutto nazionale mentre a Urda, nella provincia di Toledo, proseguono le ricerche tra i vagoni e l’identificazione delle vittime. Il tamponamento del 28 ottobre fra due treni sulla linea ad alta velocità Madrid-Siviglia ha provocato almeno 69 morti, secondo un bilancio ancora provvisorio. La macchina dei soccorsi ha lavorato incessantemente per tutta la notte sul luogo di quello che è il secondo disastro dell’anno sulla stessa direttrice ferroviaria, a nove mesi dalle 46 vittime di Adamuz registrate a gennaio. Dalla Farnesina fanno sapere che due cittadine italiane risultano ancora da rintracciare, mentre una terza connazionale, inizialmente segnalata come dispersa, ha contattato il consolato italiano a Madrid comunicando di stare bene.

Sicurezza e protocolli di emergenza. Per il Paese iberico è una giornata di commemorazione, ma anche di protesta. Il sindacato dei macchinisti (Semaf) ha mantenuto lo sciopero di 24 ore proclamato per oggi, giovedì 29 ottobre, nel gruppo ferroviario pubblico Renfe. La mobilitazione è stata indetta per chiedere progressi sulla sicurezza, sui protocolli d’emergenza, sulle assunzioni e sull’affidabilità dei mezzi, e ha fatto registrare ritardi e modifiche dei percorsi su gran parte delle direttrici che interessano la capitale.

Pochi passi da gennaio in poi. Le rivendicazioni dei macchinisti riportano al centro gli impegni assunti dopo Adamuz, denunciandone il blocco e chiedendo di dare seguito agli accordi. Certo, non si tratta di una prova delle cause dell’incidente di Urda – su cui indaga l’autorità giudiziaria – ma di un fatto che documenta come il confronto sulla prevenzione fosse stato aperto già prima del disastro. E la domanda, adesso, si sposta anche su ciò che è stato realizzato dopo gennaio e quanto ancora rimane da attuare.

Cosa non ha funzionato? Riavvolgiamo il nastro. Ieri, mercoledì 28 ottobre, un treno di Renfe ha tamponato un convoglio della compagnia privata Iryo fermo sulla linea. Secondo la ricostruzione preliminare del ministro dei Trasporti, Óscar Puente, un guasto informatico aveva interrotto il sistema di protezione, provocando l’arresto dei treni nel tratto interessato. Le registrazioni pubblicate dalla stampa documentano poi l’autorizzazione del centro di controllo a riprendere la “marcia normale”: la macchinista di Iryo ha successivamente comunicato di essere ancora ferma perché non riusciva a riavviare il sistema, mentre dal ministero hanno definito “inspiegabile” l’autorizzazione a ripartire in quelle condizioni. Le indagini dovranno ricostruire la sequenza completa, incrociando le comunicazioni con i dati dei convogli e degli impianti. Il punto è chiarire perché le protezioni e le procedure non abbiano impedito a un treno di raggiungerne un altro fermo, senza anticipare l’attribuzione delle responsabilità.

Sistemi vecchi e nuovi. Sulla linea Madrid-Siviglia è ancora utilizzato il sistema tedesco Lzb, sigla di Linienzugbeeinflussung, cioè “controllo continuo della marcia dei treni”. Il meccanismo è in servizio dall’inaugurazione della linea, nel 1992, e sorveglia velocità e distanze e può intervenire automaticamente sui freni. La sua sostituzione con il Sistema europeo di gestione del traffico ferroviario, conosciuto con la sigla inglese Ertms, è stata appaltata nel 2021 ma non è ancora completata. Nel frattempo, il servizio ferroviario spagnolo è cresciuto notevolmente in un tempo relativamente breve. Secondo l’autorità spagnola della concorrenza e dei mercati, nel 2025 l’alta velocità commerciale ha trasportato 44,5 milioni di passeggeri, un dato raddoppiato rispetto al 2019.

Ed è campagna elettorale. Gettando un occhio al calendario, la tragedia arriva a un mese esatto dalle elezioni generali del prossimo 29 novembre. Il premier socialista Pedro Sánchez ha definito “inaccettabili” due disastri sull’alta velocità nello stesso anno, promettendo di intervenire sulle carenze che emergeranno dalle indagini. Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito popolare, principale formazione conservatrice, ha chiesto invece una “revisione indipendente” della rete. Le inchieste della magistratura dovranno accertare cause e responsabilità dei due incidenti, prestando cura a non sovrapporne le dinamiche. Alla politica già in clima da campagna elettorale, spetta intanto rendere conto degli interventi promessi dopo il primo disastro di Adamuz e delle garanzie offerte oggi a lavoratori e passeggeri.

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