Diritto alla riparazione: da fine luglio in vigore le nuove regole europee sui ricambi degli elettrodomestici

Scritto il 03/08/2026
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Dal 31 luglio è entrato in una nuova fase il cosiddetto “diritto alla riparazione”: è infatti scaduto il termine entro cui tutti gli Stati membri dell’Unione europea avrebbero dovuto recepire la direttiva (UE) 2024/1799. L’obiettivo della normativa è chiaro: contrastare lo smaltimento prematuro di prodotti ancora funzionanti o riparabili come elettrodomestici o telefoni cellulari rotti, al di fuori del periodo di garanzia, favorendo una maggiore durata dei beni di consumo e promuovendo la cultura della riparazione. Allo stesso tempo i produttori dovranno garantire la possibilità di aggiustare l’apparecchio anziché sostituirlo. Una misura che si inserisce nelle strategie europee per la transizione ecologica, l’economia circolare e la sostenibilità, incentivando un utilizzo più responsabile delle risorse e una riduzione dei rifiuti.

“Con la direttiva del 2024-1799 dovrebbe esserci maggiore trasparenza e quindi maggiori opportunità di pensarci prima di buttare via un vecchio elettrodomestico – spiega Massimo Treffiletti, responsabile assicurativo di Konsumer Italia -. Dovrà esserci una maggiore disponibilità di ricambi e di informazioni sulla riparazione che oggi come oggi non è così semplice da ottenere, perché se io contatto il produttore della mia lavastoviglie magari mi spinge a sostituirla e non a ripararla, mentre da domani sarà un mio diritto anche a pretendere la sola riparazione”. Attenzione però, a finire sotto gli effetti della nuova normativa non saranno tutti gli elettrodomestici.

“Ci sono delle categorie ben precise: lavatrici, lavastoviglie, smartphone, tablet, aspirapolveri. Non rientrano, invece, i forni elettrici d’incasso, le asciugatrici, le macchine per il caffè, i ferri da stiro. L’obiettivo della direttiva è innanzitutto avere meno smaltimento di rifiuti; quindi, ha una componente ecologica – continua Treffiletti -. E poi deve esserci anche una economicità della riparazione: intervenire sulla riparazione di un piccolo elettrodomestico, come può essere una macchina per il caffè o un ferro da stiro, può essere più costoso rispetto al valore commerciale del bene stesso”.

Secondo i dati forniti dall’Unione europea lo smaltimento prematuro dei beni riparabili genera ogni anno 35 milioni di tonnellate di rifiuti prodotti e 30 milioni di tonnellate di risorse utilizzate. Scopo della direttiva è ridurre l’impatto dell’eccesso di elettrodomestici nell’ambiente, ma non solo. “Dal punto di vista sociale dovrebbe esserci più opportunità di conoscere chi effettua le riparazioni, perché non è sempre il produttore, ma possono esserci dei network che intervengono sulla riparazione. Ad esempio, dal 1° gennaio del 2028 ci sarà una piattaforma europea per la riparazione che sarà accessibile via web e quindi si potrà vedere in base alla propria zona chi si occupa degli interventi riparativi.

Una cosa che però bisogna precisare è che queste riparazioni non sono gratuite- sottolinea Treffiletti-. Dal punto di vista economico dovrebbe trattarsi di prezzi contenuti; quindi, i produttori dovranno avere una lista dei ricambi e prevedere i costi degli interventi in maniera trasparente, però sarà sempre il consumatore a fare una valutazione se gli conviene di più riparare o sostituire.

Come associazione Konsumer, proprio per tutelare e proteggere i cittadini, andremo a monitorare quello che capita all’atto pratico. Un’azione capillare che non si limita soltanto a essere un’etichetta, ma possa portare veramente dei vantaggi ai consumatori”.

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