Patto Ue su migrazione e asilo. Nuovo giro di vite governativo

Scritto il 05/06/2026
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Ancora un giro di vite governativo sul fronte dei migranti. Mentre procede con i normali ritmi parlamentare il disegno di legge con le norme generali – quello con i Cpr e il cosiddetto blocco navale, per intendersi – il Consiglio dei ministri ha varato un decreto legge che introduce regole specifiche per le procedure alle frontiere. L’urgenza sta nel fatto che la prossima settimana entrerà in vigore il nuovo Patto europeo su migrazioni e asilo (che durerà fino al 12 giugno 2027) e serviva un decreto per rendere immediatamente operative le procedure previste.

Il governo ha colto subito la palla al balzo per rilanciare il progetto dei centri costruiti in Albania.

Le norme europee, infatti, stabiliscono che i migranti in attesa di asilo possono essere trattenuti in strutture vicino alla frontiera o in zone di transito, ma anche in centri situati in altri luoghi designati dallo Stato membro interessato. I migranti – secondo il Patto Ue l’Italia dovrà esaminare oltre 16mila richieste nel primo anno di attuazione – potranno essere trattenuti per 72 ore, con convalida della magistratura, e dovranno essere reperibili nei luoghi a cui verranno destinati per tutto il tempo della procedura. Le domande dovranno essere esaminate in 12 settimane.
Secondo il comunicato di Palazzo Chigi, “il testo disciplina le fasi della manifestazione di volontà, della registrazione e della formalizzazione della domanda di protezione internazionale, nonché i documenti rilasciati al richiedente”. Interviene inoltre “sull’accesso al lavoro del richiedente protezione internazionale, innalzando a 90 giorni il periodo prima del quale l’attività lavorativa risulta preclusa”, e “sul diritto del richiedente a rimanere nel territorio dello Stato, sulla procedura di asilo alla frontiera, sul trasferimento del richiedente sottoposto a tale procedura, sulla domanda manifestamente infondata e sulle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale nella procedura di frontiera”.
Il decreto “introduce disposizioni relative all’obbligo di risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei casi previsti, al relativo reclamo giurisdizionale, alla valutazione del rischio di fuga, alle misure alternative al trattenimento e alla disciplina del trattenimento del richiedente”. Sono inoltre disciplinate “le procedure accelerate e le procedure di frontiera, con specifici termini per la loro conclusione, nonché gli accertamenti nei confronti degli stranieri rintracciati in occasione dell’attraversamento irregolare della frontiera o a seguito di operazioni di salvataggio in mare, con riferimento alla conduzione presso appositi punti di crisi, ai controlli sanitari, di vulnerabilità e di sicurezza, al rilevamento fotodattiloscopico e segnaletico e alla trasmissione dei dati al sistema Eurodac” (si tratta della banca dati biometrica dell’Unione Europea per il confronto delle impronte digitali).
Il testo – prosegue la nota governativa – “introduce anche la disciplina del fermo amministrativo per accertamenti, con comunicazione al procuratore della Repubblica, convalida del giudice di pace e specifiche garanzie per i minori” e “adegua la disciplina del sistema Eurodac, prevedendo l’interconnessione del sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali e l’individuazione del punto di accesso nazionale presso il Dipartimento della pubblica sicurezza”.
Infine, il decreto adotta alcune norme organizzative funzionali ai nuovi compiti, tra cui “il potenziamento delle Commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, l’ampliamento delle competenze delle sezioni specializzate in materia di immigrazione, l’istituzione di sezioni stralcio presso le medesime sezioni e interventi per il potenziamento dell’amministrazione giudiziaria”.

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