A pochi giorni dall’inizio del viaggio apostolico in Spagna dialoghiamo con Carlos Padilla per raccogliere le sensazioni e le aspettative prima dell’arrivo del Pontefice nella penisola iberica. Origini cubane, sposato con due figli, Padilla è ingegnere informatico e lavora come senior data analyst per una multinazionale. Esempio di integrazione culturale e sociale, Carlos Padilla ha ricoperto vari ruoli nell’ambito della pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Madrid, tra cui quello di presidente del “Parlamento della gioventù” – organismo promosso dal cardinale Osoro per favorire il dialogo tra i giovani madrileni e la loro diocesi – e di referente della “Red Fratelli”, piattaforma cattolica per promuovere il confronto tra i giovani di diversa ideologia e sensibilità politica, accomunati dai valori della fraternità e ricerca del bene comune.
A quindici anni dall’ultima presenza di un Pontefice, quale Spagna troverà Papa Leone?
Il Paese ha vissuto la crisi del separatismo nel 2017, forti tensioni politiche, in generale una crescente radicalizzazione delle opinioni e delle ideologie divisive nella società. Come parte del mondo occidentale, anche la Spagna ha vissuto un aumento esponenziale dell’individualismo e della “solitudine connessa” provocata dal “vuoto degli schermi”. Tutto ciò sta stimolando nella società civile il ritorno a una ricerca e riscoperta dei legami e valori reali: la famiglia, l’appartenenza ad una comunità, un maggiore stabilità personale e relazionale. Anche i gravi problemi come la precarietà economica giovanile, l’inflazione e la crisi abitativa non hanno fatto perdere al Paese la sua identità di fondo, il suo spirito e la sua voglia di sorridere e di prendersi cura dell’altro. Un esempio è stato il modo in cui la Spagna ha vissuto negli ultimi anni le ondate migratorie e la conseguente sfida di integrare le persone arrivate nel territorio. Il Paese si è dimostrato molto generoso, e anch’io oggi mi sento parte di una comunità che mi ha accolto e integrato.
Con quale spirito la Chiesa e la società spagnola stanno vivendo l’attesa di Leone XIV?
Si tratta di un momento molto propizio per il viaggio apostolico, nella società civile e tra i fedeli vi è molto entusiasmo e interesse per la visita del Santo Padre. La gente si aspetta un messaggio di speranza e tra i più giovani si respira un clima simile a quello della Gmg di Madrid del 2011. Papa Leone troverà una chiesa iberica che negli ultimi anni ha fatto molti progressi sulla trasparenza, la professionalità e il coinvolgimento dei laici nelle diocesi e nelle parrocchie. La società civile spagnola ha vissuto un processo dove la secolarizzazione sembrava irreversibile, passando da un anticlericalismo all’indifferenza verso la fede: questa indifferenza però ha generato un senso di vuoto esistenziale nella società, dove oggi si avverte un’autentica sete di Dio. Tra i giovani, dopo un’epoca di semplice curiosità legata a un totale analfabetismo religioso, la “curva della religiosità” ha ricominciato a salire per la prima volta negli ultimi 40 anni. Oggi siamo di fronte a una generazione che “sceglie” di stare nella Chiesa: si sta diffondendo una fede scelta volontariamente e non ereditata in famiglia.
Quale impatto potrebbe lasciare il viaggio apostolico del Papa in Spagna?
Spero che la visita di Leone XIV lasci un’impronta duratura, gettando un seme di speranza che favorisca la riconciliazione, la cordialità e la pace sociale. La presenza del Papa contribuirà sicuramente ad animare i progetti della Chiesa spagnola, soprattutto nel guardare al futuro con meno paura e con maggiore consapevolezza delle proprie radici e della propria storia. Ne rafforzerà l’appartenenza alla Chiesa universale dove è chiamata ad essere un ponte verso il bene comune, la generosità e la carità. E lascerà una domanda aperta alla società civile di fronte a tante persone e tanti giovani che manifesteranno pubblicamente la loro fede con gioia e passione insieme al Santo Padre.

