“L’India che il mondo vede come una grande potenza economica spesso non coincide con l’India reale delle periferie, dei villaggi e degli slum”. Suor Manju, missionaria carmelitana impegnata accanto ai cristiani dalit, cioè fuoricasta, e alle comunità più vulnerabili, racconta un Paese segnato da profonde disuguaglianze sociali. “Per tanti – spiega – la vita quotidiana è segnata da disoccupazione, fame, discriminazione di casta e mancanza di opportunità”.
“Quasi 800 milioni di indiani dipendono ancora dai sistemi pubblici di distribuzione alimentare e moltissimi lavoratori ricevono salari inferiori al minimo previsto”.
Particolarmente difficile è la condizione dei cristiani dalit, vittime di una “triplice discriminazione: per la casta, per la povertà e per la fede cristiana”. Pur rappresentando una larga parte dei cristiani indiani, non godono delle stesse tutele riconosciute ai dalit di altre religioni. “In alcune zone esistono ancora posti separati nelle chiese e cimiteri distinti». Attraverso il National Dalit Christian Watch, la missionaria porta avanti attività di ricerca, formazione e difesa legale per i diritti dei cristiani dalit. Accanto alle sofferenze, suor Manju racconta anche storie di speranza: una tribù nomade del Telangana accompagnata verso l’istruzione e la consapevolezza dei propri diritti, donne sole sostenute nel trovare una casa e una dignità. Centrale nel suo cammino rimane anche l’eredità di santa Teresa di Calcutta, “modello vivo di missione nelle periferie”. Infine un appello: “Non chiediamo compassione, ma vicinanza. Aiutateci a far sentire la nostra voce e camminate accanto a noi come fratelli e sorelle”.
Una fraternità che – come ci ricorda Papa Leone XIV nell’Enciclica “Magnifica Humanitas” – è anche “una forma sociale e politica da incarnare in scelte e percorsi condivisi”, in percorsi sussidiari e solidali di condivisione, di cooperazione e di cura reciproca, imparando a “pensare e agire in termini di comunità”. È quanto fa la Conferenza episcopale italiana nel mondo. Grazie ai fondi provenienti dall’8xmille destinato alla Chiesa cattolica negli ultimi 10 anni in India sono stati sostenuti 768 progetti per quasi 115 milioni di euro. Educazione, formazione professionale e sanità sono gli ambiti prioritari. In particolare le scuole e gli ospedali cattolici restano luoghi fondamentali di incontro tra persone, anche di caste e religioni diverse. Come avviene nella remota Kattappana, nel Kerala, dove da oltre mezzo secolo i Fratelli dell’Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio (Fatebenefratelli) portano avanti l’ospedale St. John’s, al servizio delle comunità più vulnerabili dell’India. Un impegno che unisce cure salvavita e attenzione sociale, restituendo dignità e speranza a chi vive nelle condizioni più precarie. Oggi il St. John’s Hospital di Kattappana è il principale presidio sanitario della regione Highrange: una struttura multispecialistica con 350 posti letto e reparti avanzati, tra cui cardiologia e neurochirurgia. L’ospedale accoglie ogni giorno fino a 1.000 pazienti ambulatoriali e circa 200 ricoveri, diventando punto di riferimento soprattutto per i lavoratori delle piantagioni e le famiglie più fragili. La missione guarda anche alla sostenibilità ambientale. Grazie al sostegno della Conferenza Episcopale Italiana sono stati installati impianti solari che hanno ridotto i costi energetici, consentendo di destinare maggiori risorse all’assistenza sanitaria e alle cure per i più poveri.
Alle comunità più fragili è rivolto anche l’impegno dei Gesuiti che attraverso la Fondazione MAGIS, con il sostegno della CEI negli Stati di Goa e Maharashtra, Provincia di Pune, hanno avviato il progetto “Una rete per gli ultimi” per assicurare protezione sociale e costruire comunità resilienti al clima. L’iniziativa mira a rafforzare la tutela dei diritti fondamentali dei gruppi emarginati: Dalit (fuoricasta), Adivasi (tribali), minoranze religiose ed etniche, altre caste minoritarie (OBC), donne, poveri urbani, migranti interni e lavoratori del settore informale. Vengono formati leaders di comunità, per il 50% donne. Un’attenzione particolare è dedicata agli effetti dei cambiamenti climatici che assumono proporzioni devastanti quanto colpiscono popolazioni già povere.
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