Leone XIV a Torrevecchia. Don Stacchiotti: “Una responsabilità e un impegno grande”

Scritto il 07/03/2026
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(Foto Calvarese/SIR)

“Il clima è molto bello, perché è un momento di passaggio per la parrocchia. Un cambio di parroco è sempre qualcosa di interessante: il Papa aumenta questo fervore, questa novità, e indubbiamente ci dà una spinta bella perché ci dice che la Chiesa è prossima ai fedeli di ogni territorio. L’averci scelto come comunità, come parrocchia, è indubbiamente qualcosa che ci anima e ci rende felici”. Don Paolo Stacchiotti, romano, 39 anni, si dichiara ancora incredulo riguardo al fatto di aver avuto la possibilità, solo pochi mesi dopo l’ingresso nella sua nuova parrocchia, di ospitare il Santo Padre, che l’8 marzo sarà a Santa Maria della Presentazione per la quarta visita pastorale ad una parrocchia della sua diocesi, dall’inizio del pontificato. Dodici anni fa è stato ordinato sacerdote da Papa Francesco e ora ha ricevuto il dono inaspettato di accogliere un papa nella sua nuova comunità. “Una responsabilità e un impegno grande”, commenta lasciando trapelare la trepidazione per la buona riuscita dell’evento, destinato a rimanere memorabile nella storia delle persone che abitano questa porzione della periferia Ovest  della Capitale. Il Papa arriverà nella comunità di Primavalle alle 16, e incontrerà all’esterno i bambini, i giovani e alcuni rappresentanti della comunità parrocchiale. Subito dopo, Leone incontrerà gli ammalati e le persone con disabilità e fragilità, fermandosi con alcuni di loro. Dopo la messa, in programma alle 17, il Papa ritornerà in una delle sale parrocchiali per incontrare il Consiglio pastorale e i sacerdoti.  

Stare accanto e camminare insieme. Don Paolo è qui soltanto dal 1° dicembre scorso ma ha già una fotografia chiara della parrocchia che è stato chiamato a guidare, in un territorio che non conosceva se non soltanto di passaggio: “Una comunità viva – la definisce – e molto attenta ai bisogni delle persone, non soltanto a livello economico, ma che ha anche bisogno di rilanciarsi, cioè di rinascere e di cambiare in base a quelle che sono le esigenze del territorio”. “L’attività più importante che noi facciamo – ci racconta – è quella della carità, cioè dell’aiuto agli altri, che poi vorremmo tradurre non soltanto in un assistenzialismo, ma nell’impegno quotidiano ad entrare nella vita di queste persone e ad aiutarle anche in quelle difficoltà che non sono soltanto materiali”. Nasce da qui l’idea, da tradursi in progetto, di realizzare un Centro di ascolto all’interno della parrocchia, in collaborazione con la Caritas diocesana.

“Il nostro è un territorio che certamente ha delle grandissime fragilità, che conosciamo anche dalle vicende di cronaca, ma nello stesso tempo possiede anche grandissime potenzialità”,

la fotografia del parroco: “Qui c’è un’umanità grande da assistere. Siamo desiderosi di ascoltare quali sono i consigli del Santo Padre, gli inviti, lo stimolo che può darci nello svolgere al meglio il nostro servizio, che oltre a essere un servizio nella vita di fede delle persone è anche un servizio nello stare accanto e nel camminare insieme alla nostra gente, come il Papa ci ha chiesto di fare incontrando noi parroci”. 

Prima i giovani. Mentre don Paolo si intrattiene con noi, i ragazzi stanno preparando gli striscioni di benvenuto a Papa Leone e tutto intorno fervono i preparativi per dare alla parrocchia un “look” ancora più accogliente: “per noi la parrocchia è una casa, e se ospitiamo qualcuno è giusto che trovi una casa preparata per lui”. Sono circa una quarantina i giovani che ruotano intorno alla parrocchia, e don Paolo si è preso subito cura di loro. Appena due settimane dopo il suo arrivo, ha organizzato un ritiro ad Assisi: “E’ stato un modo per conoscersi e rinsaldare il legame. E adesso loro si stanno preparando per l’accoglienza del Papa”. La componente giovane, a Santa Maria della Presentazione, è rappresentata plasticamente nelle messe, popolate da tante famiglie con bambini, alcune delle quali hanno scelto la parte più residenziale del quartiere, con le case di recente costruzione che man mano hanno affiancato gli alloggi popolari. 

Non lasciare indietro nessuno. C’è una zona di Primavalle dove la presenza della parrocchia si è fatta più capillare. E’ l’ex Bastoggi, dove grazie ad alcuni locali ottenuti in comodato d’uso risiedono due suore che vivono lì stabilmente e “fanno un lavoro immenso di relazione con le persone”, ci spiega don Paolo: “La loro casa è sempre aperta, si può andare a prendere il caffè, si sta con loro, si vivono momenti di preghiera”. Per molti romani, il nome Bastoggi , reso celebre dalla finzione cinematografica di “Come un gatto in tangenziale”, evoca immagini di degrado, marginalità e cronaca nera. Ma per circa 600 famiglie e oltre 2mila persone, Bastoggi è “casa”, con le sei palazzine diventate un rifugio per chi una casa non ce l’aveva. Famiglie in emergenza abitativa, sfrattati, persone in attesa di un alloggio popolare: un’umanità varia e bisognosa che ha trovato in quei monolocali e bilocali, nati negli anni Ottanta come un lussuoso residence ma mai abitato, un riparo precario. Negli anni Novanta, il Comune di Roma acquisisce il complesso, trasformandolo ufficialmente in un Centro di Assistenza Alloggiativa Temporanea (Caat). Una soluzione che, come spesso accade, da temporanea è diventata permanente. “Si sentono abbandonati”, ci dice don Paolo a proposito degli abitanti, per i quali figure come le suore missionarie della Fraternità dell’Incarnazione, presenti a Bastoggi da quasi trent’anni, rappresentano un punto di riferimento fondamentale, un’oasi di ascolto e di aiuto concreto, insieme al comitato di quartiere, alla Caritae e a altre organizzazioni del terzo settore, per reagire al degrado con la solidarietà e la resilienza. Anche questa sorta di “quartiere dimenticato” aspetta Papa Leone. Per un barlume di speranza.

Qual è il significato della visita del Santo Padre per una comunità di periferia? Don Paolo Stacchiotti, parroco della Parrocchia di Santa Maria della Presentazione a Primavalle, racconta la gioia di sentirsi vicini al Papa, non solo come guida della Chiesa universale ma come Vescovo della diocesi.

Tra fragilità e grande vitalità, la parrocchia vive ogni giorno l’impegno della carità, andando oltre il semplice assistenzialismo per entrare davvero nella vita delle persone. In un momento di passaggio e di rinnovamento, la visita del Santo Padre diventa stimolo, incoraggiamento e segno concreto di una Chiesa che cammina accanto ai fedeli, soprattutto nei territori più complessi.

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