Fraternità e martirio. Il cardinale Vesco a Chioggia: “L’altro non è un nemico ma un fratello”

Scritto il 14/05/2026
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Come un prete di paese entrando in chiesa per la Messa gira per le panche a salutare i fedeli, così il cardinale Vesco, biancovestito e con lo zucchetto rosso porpora, si avvicina alle persone sedute in Auditorium, a dar la mano e porgere un sorriso. “Affabilissimo”, dice sottovoce una responsabile de il Fondaco che organizza la serata, la prima di un ciclo dedicato ‘Alla ricerca del senso delle cose’. Temi ‘alti’, annuncia il presentatore Piergiorgio Penzo a un pubblico attento. La serata di martedì 12 maggio a Chioggia viene introdotta dal concittadino Andrea Tornielli, direttore editoriale dei media vaticani, con un video che lancia alcuni flash sulla persona del cardinale, raggiunto dalla vocazione domenicana dopo essere stato catturato da un vivissimo interesse per la professione di avvocato. Il cardinale si scusa di dover parlare in francese, ma annuncia di stare imparando l’italiano. La sintonia con il pubblico è immediata, favorita dalla memoria del viaggio di Papa Leone in Algeria, la terra di Sant’Agostino. Dopo un tempo di vivace cristianesimo, quella terra rimane caratterizzata dalla religione musulmana, e nell’ultimo secolo è attraversata da ribellioni e violenze.

È il contesto in cui si colloca il dialogo della serata. I dati biografici del cardinale, interpellato da Tornielli, richiamano la Lettera a Diogneto, documento della fine del primo secolo, dove si dice che per i cristiani “ogni terra straniera è per loro patria e ogni patria è terra straniera’. Il cardinale si definisce libero da una terra, ma appartenente a due terre, Francia e Algeria. Finito il periodo della colonizzazione francese e negli anni del terrorismo islamico, la Chiesa di Algeria rimane presente, testimoniando Cristo con il martirio, come attestano i 19 martiri tra il 1994 e 1996, durante la guerra civile algerina, tra i quali i sette monaci di Tibhirine. Oggi la presenza cristiana è assolutamente minoritaria e si svolge come accoglienza e servizio alle persone, un ponte di fraternità tra fedi diverse, sulla linea del Documento sulla fratellanza umana, noto come Dichiarazione di Abu Dhabi, siglata il 4 febbraio 2019 da papa Francesco e dal Grande Imam. E’ il cammino rilanciato dall’Enciclica Fratelli tutti di papa Francesco. Questo stile di vita tenta di superare l’individualismo che domina l’Europa. La fraternità attraversa le differenza tra le persone e riconcilia con l’altro, non più considerato oppositore e nemico.

Paradossalmente, viene favorita da una Chiesa ridotta in condizione di povertà dopo la perdita di ogni potere, avendo consegnato allo stato scuole, ospedali e tutte le opere. E’ una grande testimonianza mentre siamo drammaticamente posti di fronte al dramma della guerra. “Cosa sarebbe per me la guerra se avessi un fratello al fronte? – si chiede il cardinale – Quando ne conosciamo le realtà e ci facciamo toccare da essa, è Cristo crocifisso che ci convoca a questa coscienza”. Christian de Chergé, monaco e superiore dei martiri di Tibherine scriveva nel suo testamento: “Se mi capitasse un giorno (e potrebbe essere anche oggi) di essere vittima del terrorismo che sembra voler coinvolgere ora tutti gli stranieri che vivono in Algeria, vorrei che la mia comunità, la mia Chiesa, la mia famiglia si ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese”. Si rivolgeva anche al suo futuro uccisore: “anche te, amico dell’ultimo minuto che non avrai saputo quel che facevi”.
Intervenendo nel saluto finale, il vescovo di Chioggia Giampaolo Dianin dichiarava che la serata costituiva quasi un Ritiro spirituale, nel richiamo alla vocazione personale a vivere in semplicità come fratelli e figli. Per questo invitava il cardinale a benedire noi e il nostro popolo, fratelli e sorelle come discepoli di Cristo.
Esattamente nello stesso giorno usciva il libro del cardinale Vesco: L’audacia della fraternità, Libreria Editrice Vaticana, che, presentato appunto per la prima volta a Chioggia, sarà poi anche al Salone del libro di Torino.

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