Sono stati 110 i casi seguiti dall’Associazione Meter nel 2025. È uno dei dati emersi nel dossier “Fragili voci”, un’analisi puntuale sulle richieste d’aiuto giunte al Centro ascolto nell’ultimo anno, che Meter ha presentato giovedì 30 aprile, nella sua sede operativa a Pachino (Sr). La pubblicazione giunge a ridosso della 30ª edizione della Giornata Bambini Vittime (GBV), che si terrà domenica 3 maggio a Roma. Il documento scatta una fotografia delle sofferenze silenziose che colpiscono bambini e adolescenti.
Dal 2002 a oggi, “il Centro ascolto ha accolto 3.013 richieste”.
Solo nel 2025, la macroarea “Abuso” ha rappresentato “il 32% dei casi seguiti totali (35 casi su 110)”.
Di questi, “la maggioranza riguarda abusi sessuali attuali (21 vittime), mentre crescono gli abusi avvenuti nel passato che emergono solo a distanza di tempo (10 casi)”. Analizzando il trend degli ultimi dieci anni (2015-2025), “il Centro ascolto Meter ha gestito un totale di 393 casi legati agli abusi sessuali e pedofilia”. Il dato più drammatico è rappresentato dai “211 casi di abuso accertato”, che costituiscono “il 53,7% della casistica decennale”. A questi si aggiungono “111 abusi emersi nel passato e 62 sospetti”.
Il fronte del rischio digitale si sposta nel mondo del gaming. Secondo una ricerca condotta da Meter,
“su un campione di 467 soggetti tra i 9 e gli 11 anni, il 45% dichiara di aver subito tentativi di adescamento mentre giocava online”.
Il dato più allarmante riguarda la consapevolezza: “Solo il 10% dei bambini riconosce il pericolo”. Spesso il silenzio dei minori è dettato dalla paura: “I ragazzi non avvisano i genitori per il timore che il dispositivo o l’accesso ai giochi venga loro sottratto, restando così esposti a sextortion e bullismo”.
Oltre alle violenze dirette, emerge un forte disagio psicologico legato alla crescita. Nel 2025, “il 37% delle richieste d’aiuto (41 casi) ha riguardato disturbi psicologici, con una netta prevalenza di stati d’ansia e disturbi del neurosviluppo. Seguono le difficoltà emotive e relazionali (16%), spesso scaturite da dinamiche familiari disfunzionali, che spingono le famiglie a richiedere un supporto specifico alla genitorialità”.
L’indagine condotta nel mese di marzo dall’Associazione Meter su un campione di 1.098 studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado del territorio italiano delinea un quadro complesso e stratificato del benessere psicologico degli adolescenti, evidenziando il rapporto con le figure adulte di riferimento. Dallo studio emerge che
“il 44% del campione (pari a 484 ragazzi) dichiara apertamente la necessità di essere ascoltato”.
Sebbene la maggioranza (56%) non esprima tale bisogno, la quota di chi richiede attenzione rappresenta “un segnale significativo per le agenzie educative”. Un dato di particolare rilievo riguarda l’ambiente scolastico: “Il 72% degli studenti dichiara di trovare ascolto nei propri insegnanti, confermando la scuola come un presidio fondamentale di supporto”. Tuttavia, “permane una criticità per il 28% dei ragazzi, sottolineando l’esigenza di percorsi che integrino maggiormente i bisogni emotivi dei giovani”. La capacità di comprensione del mondo adulto è percepita in modo ambivalente: “Se il 63% dei giovani si sente compreso, il 37% non trova negli adulti una comprensione delle emozioni”. Nonostante queste difficoltà relazionali, “solo il 14% degli intervistati ha preso in considerazione l’idea di consultare uno psicologo a causa della percezione di non essere ascoltato dagli altri”.
L’aspetto più critico rilevato dalla ricerca riguarda l’esperienza del trauma: “Il 22,4% del campione (246 studenti) dichiara di averne subito uno”.
In questo contesto, i canali di comunicazione appaiono fragili: “Il 45,7% di chi ha subito un trauma sceglie di non parlarne con nessuno. Tra chi decide di aprirsi, i genitori rimangono il riferimento principale (38,2%), seguiti dagli amici (30,7%), dai fratelli o sorelle (14,2%) e dagli insegnanti (11,6%). Gli istruttori sportivi chiudono la rete di supporto con il 3%. Mentre il 46% del campione dichiara di riuscire a chiedere aiuto con facilità, la maggioranza (54%) non riesce a farlo pur sentendone la necessità”. Questo divario evidenzia “l’urgenza di potenziare gli strumenti di prevenzione e di intercettazione precoce del disagio, affinché il silenzio non diventi l’unica risposta al carico emotivo derivante da eventi traumatici”.
Il dossier illustra l’efficacia dei percorsi di Meter attraverso diverse storie, tra le quali quella di Greta, una minore giunta al Centro con un quadro di ansia sociale e da separazione, manifestazioni somatiche e un episodio di autolesionismo. Il taglio che si era inferta non era un gesto suicidario, ma un tentativo disperato di “sentire qualcosa” per alleviare un malessere interno insopportabile. Attraverso un percorso integrato di terapia individuale e parent training per i genitori, Greta è riuscita a ridurre drasticamente i sintomi ansiosi e somatici, ripristinare la frequenza scolastica, sviluppare autonomia e consapevolezza della propria identità. Oggi Greta partecipa ad attività extrascolastiche e mostra un livello di funzionamento globale ottimale, dimostrando che l’intervento tempestivo e l’alleanza tra famiglia e terapeuti possono restituire il futuro ai nostri ragazzi.
Foto Calvarese/SIR
“Dall’analisi dei casi emerge che l’accesso ai servizi avviene frequentemente a seguito di segnalazioni o interlocuzioni provenienti dall’ambito scolastico, che si configura non solo come contesto di prevenzione ma come nodo attivo nell’intercettazione precoce del disagio – evidenziano i responsabili del Centro Ascolto Meter -. In tali situazioni, le istituzioni scolastiche attivano richieste di consulenza specialistica e coinvolgimento dell’équipe multidisciplinare di Meter, contribuendo alla definizione di percorsi integrati di tutela, protezione e supporto del minore”. Secondo il presidente e fondatore di Meter, don Fortunato Di Noto, “queste fragili voci possono apparire deboli e frammentarie, ma rappresentano invece un richiamo forte a un impegno responsabile: offrire, con competenza umana e professionale, il supporto necessario affinché non vengano mai soffocate. La fragilità non è un limite, ma una possibile via di luce. Il Centro Ascolto Meter continua a essere presente affinché nessuna bambina, nessun bambino e nessuna persona vulnerabile rimanga mai più sola”. Di qui la necessità, per Meter, “di politiche sociali e realtà associative che mettano al centro l’ascolto attivo e l’accompagnamento professionale, per far sì che
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