Voluta per la prima volta nel 1938 dai Duchi di Genova (della dinastia Savoia) e organizzata poi nel 1939 dal Ministero dell’Agricoltura, con la collaborazione del “dopolavoro del fascio”, per promuovere anche nell’ambito della pesca l’autarchia, – molto in voga allora, quando si era ben lontani dalle dinamiche della globalizzazione -, la “Sagra del Pesce” di Chioggia è ormai giunta alla soglia dei 90 anni, “uno degli appuntamenti gastronomici più longevi d’Italia”, che conferma la città della laguna sud quale “capitale veneta del gusto e della tradizione marinara”, come si proclama giustamente, anche se con un po’ di enfasi, nei comunicati ufficiali. Lo scopo, allora come oggi, sarebbe quello di valorizzare il prodotto locale e far gustare la prelibata cucina chioggiotta, anche se, attualmente – com’è noto e giocoforza per il fermo pesca biologico – buona parte di quanto viene consumato non arriva propriamente dal nostro mare.
Il lodevole progetto di un utilizzo pressoché totale di prodotto “nostrano” – proposto dal direttore del Mercato Ittico con un meccanismo di conservazione efficace e puntuale nella stagione più prospera a beneficio dei pescatori stessi che si vedrebbero meglio compensati in una stagione di pausa – trova per ora solo un’adesione piuttosto parziale da parte di qualche volonterosa organizzazione di produttori. A gestire gli stand sono sì alcune cooperative di pesca, ma anche altre strutture imprenditoriali ormai da tempo intelligentemente presenti nel settore che promette lauti ricavi. Onore comunque al merito di chi si prende cura di non far mancare questo bell’appuntamento con la tradizione che, a quanto pare, continua ad attrarre da ogni parte della regione, e oltre, decine di migliaia di “avventori” che giungono entusiasti a mangiare “elpesse de Ciosa“. Per il 2025 – secondo i dati ufficiali – si è calcolato un afflusso di 180.000 presenze con un incremento del 20% sull’anno precedente. E quest’anno, per la inderogabile legge della crescita a tutti i costi, si punta a cifre ancora maggiori.
Non è chiaro se nei dati si conteggino anche i numerosi ristoranti, da sempre punto di forza della città ed effettivamente sempre pieni, prima, durante e dopo la “Sagra” (qualcuno si lamenta; altri dicono che sostanzialmente si paga la stessa cifra…) e gli ancora più numerosi “bàcari” sorti negli ultimi anni come funghi in riva Vena. Fatto sta che la città viene presa gioiosamente d’assalto in questi 10 giorni e si presenta come un’immensa tavolata allegra e festosa lungo tutto Corso del Popolo, il che non guasta certamente in questi tempi grigi; e quest’anno con un settimo stand, rivalutato, all’estremo nordest, nella pittoresca isola di S. Domenico, dov’è possibile anche visitare l’antica grande chiesa, scrigno di straordinarie opere artistiche e devozionali, tenuta appositamente aperta nelle dieci sere (come le altre strutture museali ecclesiali in centro, torre compresa). Orgoglioso, ma pur’egli un po’ enfatico, l’assessore al turismo e presidente della DMO Chioggia Tourism che dichiara: “La Sagra del Pesce è Chioggia che apre la sua casa. È il profumo del pesce lungo il Corso del Popolo, il lavoro dei pescatori, le mani dei volontari, le famiglie che si ritrovano e i turisti che scoprono una città autentica. Una grande tavola a cielo aperto che valorizza tradizione, qualità e inclusione”. In effetti c’è più attenzione quest’anno alla mobilità con bus-navetta gratuiti e agevolazioni per i disabili come pure per chi è affetto da celiachia (con piatti gluten free).
Non manca la collaborazione con associazioni di volontariato ed è presente come sponsor anche la ben meritevole BCC Veneta, sempre attenta alla promozione socio-culturale locale. Un cordiale invito, dunque, e un cordialissimo benvenuto a tutti, villeggianti e visitatori, curiosi e buongustai, dal 10 al 19 luglio in quel di Chioggia ad apprezzare comunque il frutto del lavoro di tanta gente e a vivere una o più serate in serena compagnia, sicuri di trovare buona accoglienza e un buon piatto da condividere in amicizia. Non mancheranno infine spettacoli musicali e teatrali gratuiti nella iconica piazzetta Vigo, che apre sulla laguna e strizza l’occhiolino alla grande Venezia che, almeno per questi dieci giorni, deve inchinarsi essa pure alle peculiarità di una concorrente in simpatia, titolo che la più piccola si sta ben guadagnando nel mondo.
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