Ennesima notte di bombardamenti russi sulle città ucraine. La lista è lunga, praticamente tutto il Paese questa notte è stato colpito dal fuoco russo. Il ministero della Difesa di Mosca conferma: gli obiettivi presi di mira si trovano nelle città di Kiev e Leopoli e nelle regioni di Ivano-Frankivsk, Zhitomir, Vinnytsia e Dnipropetrovsk. Ma a differenza di quello che dicono da Mosca – sono stati colpiti “aeroporti militari, impianti del complesso militare-industriale, centri di telecomunicazioni e logistica militare” – i bombardamenti hanno purtroppo preso di mira edifici civili.
Un missile balistico ha colpito un’abitazione in un villaggio vicino alla città di Kryvyi Rih. È una strage.
Ma le vittime si contano in tutto il Paese. Nella regione di Poltava, nell’Ucraina orientale, una persona è stata uccisa in un attacco di droni contro un magazzino, mentre almeno 15 persone sono rimaste ferite negli attacchi alla città occidentale di Leopoli. A Kiev, nella capitale, le persone sono tornate di nuovo a dormire nelle stazioni della metropolitana. Secondo le Nazioni Unite, il mese di luglio è stato il più letale per i civili in Ucraina dall’aprile 2022, a causa dell’intensificarsi degli attacchi a lungo raggio di Mosca contro città e paesi in tutto il Paese. Allarme anche in Polonia. Durante il massiccio attacco missilistico russo contro l’Ucraina occidentale, è stato violato nella notte lo spazio aereo polacco. Il Sir ha parlato questa mattina con mons. Maksym Ryabukha, vescovo dell’Esarcato di Donetsk, per un aggiornamento sulla situazione a Kryvyj Rih.
Siete stati colpiti anche questa notte?
Non solo Kryvyj Rih, ma anche Dnipro è stata bombardata nella mia regione. È stata una notte di grande sofferenza per tutta l’Ucraina. Kryvyj Rih è una città martire e qui si è consumato il dramma più grande: hanno colpito la casa di una famiglia numerosa. L’intera abitazione è stata distrutta e tra i membri della famiglia ci sono feriti e vittime.
Sono morti 7 tra bambini e adolescenti.
Quando si colpiscono deliberatamente obiettivi civili, io non riesco a chiamarlo in altro modo: è un genocidio. Sono atti terroristici contro la popolazione civile e non trovo altre parole per definirli. E poi c’è il dramma dei bambini.
Ogni vita spezzata è come un sogno di Dio infranto prima ancora di potersi realizzare, prima ancora di poter sbocciare. Fa male.
Il cuore piange perché, davanti a tragedie come queste, tutte le parole sembrano vuote. Nessuna parola riesce a restituire la vita, né a ridare speranza alle famiglie colpite. È un dramma immenso. Mi chiedo che cosa abbiano nel cuore e nell’anima quei militari russi che, con tale freddezza, uccidono persone che nemmeno conoscono. Vite innocenti, senza alcuna colpa.
La pace sembra essere sempre più lontana. Nonostante gli appelli del Papa e di tante persone, questa guerra sta diventando sempre più crudele. Anche la speranza della pace sta morendo?
Finché siamo vivi, sicuramente no. Nonostante la realtà che stiamo vivendo, non riesco a credere che il male possa essere più forte di Dio. Non riesco a crederlo. Anche perché, in mezzo a tutto questo buio, continuo a vedere molti segni di speranza che Dio ci dona: i campi estivi con i ragazzi e i giovani, gli incontri di preghiera, i gruppi che durante la settimana si riuniscono per invocare la pace, le persone impegnate nel sociale che si aiutano a vicenda.
Vedo tanta umanità, e questa umanità mi impedisce di perdere la speranza.
Vuole lanciare un appello?
Credo che una delle cose più importanti che possiamo fare tutti, sia pregare per la conversione della Russia. Perché l’unico modo per porre fine a questa guerra è convertire i cuori. Finché i cuori saranno immersi nell’odio, nulla riuscirà a fermare questa violenza. Sul piano politico, invece, chi ha responsabilità e influenza deve avere il coraggio di dire che tutto questo è sbagliato e deve dirlo ad alta voce. Tutti vediamo ciò che accade, ma troppo spesso restiamo in silenzio. A parte il Papa, chi parla davvero del valore della vita? Il problema è proprio questo: se ci abituiamo a osservare la guerra senza prendere posizione, prima o poi la guerra entrerà nelle case di tutti. Perché chi impara a uccidere finisce per diventare dipendente dalla morte, e non si fermerà facilmente.
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