Christa Pike sopravvive all’iniezione letale. Mons. Spalding (Nashville): “Nessuna esecuzione può dirsi umana”

Scritto il 03/10/2026
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“La medicina è chiamata a guarire, ad alleviare la sofferenza e a preservare la vita”. Così mons. J. Mark Spalding, vescovo di Nashville, interviene dopo il fallito tentativo di giustiziare Christa Pike, 50 anni, unica donna nel braccio della morte del Tennessee. Mercoledì 30 settembre, nel carcere di massima sicurezza di Riverbend, nel territorio della sua diocesi, due dosi di pentobarbital non sono bastate a uccidere la detenuta, condannata per l’omicidio della diciannovenne Colleen Slemmer, commesso nel 1995. Il giorno seguente il governatore Bill Lee ha sospeso le esecuzioni per il resto dell’anno e ha disposto un’indagine indipendente. Il presule, che con i vescovi di Memphis e Knoxville aveva chiesto a Lee di risparmiarla, ribadisce il no alla pena capitale senza dimenticare la famiglia della vittima.

(Foto Diocese of Nashville)

Eccellenza, qual è stata la sua prima reazione a quanto avvenuto a Riverbend?
I problemi emersi ancora una volta durante un’esecuzione nel Tennessee sono sconvolgenti, ma non sorprendono, viste le difficoltà che da anni lo Stato incontra nelle sue procedure. La mancanza di trasparenza lascia senza risposta gravi interrogativi sulla preparazione di chi compie interventi medici complessi e sull’affidabilità dei farmaci impiegati per porre fine a una vita umana. Mantenere il riserbo su queste informazioni limita inoltre la possibilità dei condannati di contestare tali modalità e di ottenere, attraverso i loro avvocati, un effettivo controllo giudiziario.

Quale alternativa indica?
Queste preoccupazioni chiedono ben più di un’ennesima revisione dei protocolli di esecuzione. La medicina è chiamata a guarire, ad alleviare la sofferenza e a preservare la vita.

Il Tennessee scelga un’altra strada: l’ergastolo senza possibilità di libertà condizionale, che chiama i condannati per i crimini più efferati a rispondere delle proprie azioni e protegge la società evitando di uccidere ancora.

È una soluzione che riconosce il profondo dolore delle famiglie delle vittime e il loro bisogno di giustizia e di un sostegno duraturo.

La vicenda di Christa Pike rafforza nella Chiesa la convinzione che la pena di morte vada abbandonata del tutto?
Noi vescovi di Nashville, Memphis e Knoxville, uniti nella Conferenza cattolica del Tennessee, abbiamo mantenuto con il governatore Bill Lee un rapporto solido e rispettoso nel corso dei suoi otto anni di mandato. In tutto questo tempo, alla luce del magistero degli ultimi quattro Pontefici, ci siamo opposti con coerenza alla pena capitale e abbiamo chiesto di fermare ciascuna esecuzione.

Può esistere un’esecuzione davvero “umana” quando è lo Stato a togliere deliberatamente una vita?
La ricerca di un metodo umano di esecuzione alimenta una falsa speranza, aggravata dalla segretezza con cui lo Stato circonda la pena di morte.

(Foto SIR)

L’omicidio di Colleen Slemmer è stato atroce. Come si può difendere la dignità del condannato e, insieme, rispettare pienamente la sofferenza e i diritti delle vittime e dei loro familiari?
Difendere questa dignità non attenua la gravità del crimine né giustifica chi lo ha commesso. Preghiamo per l’eterno riposo dell’anima di Colleen Slemmer e perché i suoi familiari e amici trovino la guarigione interiore e la consolazione che solo Dio può donare.

Su che cosa si fonda questa posizione?
Il nostro insegnamento è chiaro: la dignità umana è un dono di Dio e non può andare perduta, neppure a causa delle colpe più gravi.

Ci opponiamo alla pena capitale per la stessa convinzione che ci fa piangere la morte di Colleen: ogni vita umana è sacra.

Che cosa si attende ora dalle istituzioni del Tennessee?
Da circa quindici anni i procuratori chiedono e ottengono condanne a morte molto meno spesso che nei decenni precedenti. Restiamo fermamente persuasi che lo Stato debba sostituire la pena di morte con l’ergastolo senza libertà condizionale, già previsto dalle sue leggi. I ripetuti fallimenti nelle esecuzioni dovrebbero spingere l’opinione pubblica e i legislatori verso una svolta. Ci auguriamo che questa riflessione porti a un cambiamento dei cuori e alla definitiva abolizione della pena capitale.

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