“Papa Leone è uno di noi: un uomo attento ai poveri, consapevole delle sfide globali, ancorato alla fede”. A un anno dall’elezione del primo Papa americano, mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti (Usccb), traccia un bilancio del pontificato di Leone XIV.
Eccellenza, quale parola, gesto o momento del Papa ha parlato più direttamente alla Chiesa negli Stati Uniti in questo primo anno di pontificato?
Le prime parole rivolte al mondo da Leone XIV, quando lo scorso maggio si è affacciato alla loggia della Basilica di San Pietro come Successore di Pietro, sono state un augurio di pace.
Il Papa si è imposto come una voce forte e costante a favore della pace, sulla scia dei suoi predecessori dell’ultimo secolo.
Di fronte ai conflitti internazionali in corso, ha invocato unità, dialogo e rispetto. Il suo messaggio è rivolto a tutti noi: non soltanto a chi vive in nazioni lontane, ma anche ai nostri leader, a quelli dei nostri alleati e a quelli dei nostri nemici.
(Foto Usccb)
Leone XIV ha fatto della pace uno dei temi qualificanti del pontificato. In un Paese segnato da forti tensioni, come il suo magistero può aiutare i cattolici americani oltre la logica partitica?
Quando la Chiesa cattolica interviene sulle questioni internazionali o su temi di politica pubblica, non sta facendo “politica”. Indipendentemente da come una questione si collochi lungo le linee del confronto politico, la Chiesa cattolica è guidata dal Vangelo, che ci chiama a difendere la dignità umana e a lavorare per il bene comune. Nel corso del primo anno del suo pontificato, Leone XIV, in continuità con i suoi predecessori, ha rivolto appelli costanti alla pace in diverse parti del mondo segnate dai conflitti. Di recente ha anche affermato che “Dio desidera per ogni Nazione la pace: una pace che non è solo assenza di conflitto, ma espressione di giustizia e di dignità”.
E quale ruolo svolge l’episcopato americano in questo contesto?
Come presidente della Conferenza episcopale degli Stati Uniti, rappresento i miei fratelli vescovi e cerco di esprimere la nostra voce comune a sostegno della dignità umana e del bene comune.
È importante ricordare che, come vescovi, siamo pastori, non politici. Su alcune questioni di politica pubblica siamo d’accordo con i rappresentanti eletti; su altre, ci auguriamo vi sia apertura al confronto per comprendere perché la Chiesa prenda la parola. Ma gli insegnamenti della Chiesa non cambiano con le elezioni, né in base a chi ricopre una carica elettiva o al partito politico che detiene la maggioranza.
Incoraggio tutti i cattolici americani a pregare sempre per i nostri leader eletti e, come cittadini responsabili, a trattarsi reciprocamente con dignità e rispetto, a formare la propria coscienza e a lasciare che la fede li guidi nel sostenere il bene comune mentre partecipano alla vita pubblica.
Il nome Leone richiama la dottrina sociale della Chiesa. Quali “cose nuove” del nostro tempo chiedono oggi maggiore attenzione da parte del magistero?
Papa Leone XIV ha parlato spesso dell’intelligenza artificiale. Come il suo predecessore del XIX secolo, Leone XIII, che guidò la Chiesa attraverso la Rivoluzione industriale, anche questo Papa riconosce la sfida e il potenziale dell’IA come nuovo sviluppo culturale e tecnologico. Si pone nel solco di quanto Papa Francesco ha sottolineato in Antiqua et nova, riguardo sia al potenziale sia ai limiti dell’intelligenza artificiale. Incoraggia un confronto ponderato con la tecnologia, ma è anche chiaro nell’affermare che l’IA può assistere, ma non può sostituire l’atto umano della fede. È un tema importante che, credo, continuerà ad affrontare mentre questa tecnologia in rapida evoluzione continua a rimodellare la società e l’economia globale.
Migrazione, povertà, sanità e tutela della vita segnano il dibattito pubblico americano. Come il magistero di Leone XIV aiuta a tenere insieme queste preoccupazioni?
La Chiesa è composta da molte voci, e noi vescovi siamo uniti nel sostegno al Santo Padre e nella nostra missione di annunciare il Vangelo. L’esortazione apostolica Dilexi te mostra continuità con il suo immediato predecessore, Papa Francesco. La dottrina sociale della Chiesa resta al cuore della vita pastorale nel pontificato di Leone XIV, che ha chiamato la Chiesa a “essere sempre attenta ai poveri”. E sotto la guida del Papa, nell’ultimo anno la Chiesa ha continuato a rispondere ai cambiamenti politici, economici e tecnologici, rimanendo una voce chiara a favore dei vulnerabili.
Sul tema migratorio l’episcopato statunitense ha preso posizioni molto nette…
L’insegnamento fondamentale della Chiesa ci chiama a difendere la sacralità della vita umana e la dignità della persona, donata da Dio. Per questo i vescovi sono intervenuti su questioni come le politiche pubbliche che riguardano i nascituri, ma abbiamo preso la parola anche quando abbiamo visto colpite altre popolazioni vulnerabili, come nel caso dell’intensificarsi delle azioni di controllo dell’immigrazione da parte del governo degli Stati Uniti, che hanno suscitato paura e ansia nelle nostre comunità.
Sul tema dell’immigrazione, i miei fratelli vescovi e io ci siamo opposti alla deportazione di massa indiscriminata delle persone e abbiamo espresso preoccupazione per le condizioni nei centri di detenzione, compresa la mancanza di accesso all’assistenza pastorale per i detenuti, e per il modo in cui l’ampliamento della detenzione familiare produce effetti dannosi sui bambini.
Anche il Santo Padre è intervenuto più volte su questo tema nel contesto dell’ambiente politico americano, e ha confermato il messaggio pastorale con cui abbiamo cercato di assicurare a quanti sperimentano paura e ansia nelle nostre comunità che non sono soli nella loro sofferenza.
Guardando a questo primo anno nel suo insieme, dove vede la più grande opportunità che il pontificato di Leone XIV offre alla Chiesa negli Stati Uniti?
Entusiasmo e attesa accompagnano sempre un nuovo Papa, ma che sorpresa, lo scorso maggio, scoprire che avevamo un Pontefice americano! A livello internazionale è stato segnalato che questa Pasqua ha registrato un aumento delle persone accolte nella Chiesa cattolica. Nella mia arcidiocesi di Oklahoma City abbiamo accolto 1.016 persone nella Chiesa: un aumento del 63% rispetto allo scorso anno. Naturalmente le ragioni sono molte, e forse è troppo presto per attribuire questi numeri al cambiamento di pontificato. Ma nel mondo c’è un’innegabile fame di verità e di autenticità, e le persone la stanno trovando nella Chiesa cattolica. Leone XIV è un catalizzatore particolarmente potente per la Chiesa negli Stati Uniti, e abbiamo una grande opportunità di rinnovamento spirituale, con l’energia e l’entusiasmo aggiuntivi che derivano dal sapere di avere un Papa nato in America.
Come si traduce, di fronte alle tensioni interne al Paese, la voce pastorale del Santo Padre?
La guida salda del Santo Padre e la sua voce pastorale sono vitali in questo mondo; i suoi appelli all’unità, al dialogo e al rispetto di fronte ai diversi conflitti sono di primaria importanza.
L’insegnamento della Chiesa esorta le nazioni a riconoscere la dignità fondamentale di ogni persona, e qui negli Stati Uniti vediamo questa questione manifestarsi con l’intensificarsi delle azioni di controllo dell’immigrazione.
Di fronte alla paura e all’ansia che vediamo tra le persone delle nostre comunità, noi vescovi dobbiamo continuare a chiedere una riforma significativa delle leggi e delle procedure del nostro Paese in materia di immigrazione e ricordare ai nostri leader eletti che dignità umana e sicurezza nazionale non sono in conflitto: entrambe sono possibili se le persone di buona volontà lavorano insieme.
Avverte nella Chiesa americana il desiderio di accogliere un giorno il Papa? E quale significato potrebbe avere una sua visita?
Leone XIV si è dimostrato una luce rassicurante per la Chiesa, un’ispirazione per molti giovani e un fedele custode del patrimonio magisteriale e liturgico affidatogli. Al di là dell’essere il primo Papa a portare una maglia dei White Sox nella casa pontificia, durante il suo primo anno il Papa si è rivelato un rappresentante convincente della nostra nazione. È uno di noi. Possiamo essere orgogliosi che sia un uomo attento ai poveri, consapevole delle sfide globali e saldamente ancorato alla fede e alla vita liturgica della Chiesa. Continua a guidare la barca di Pietro attraverso le tempeste del nostro tempo, conducendo la Chiesa verso un porto sicuro. Spero certamente che avremo l’opportunità di accoglierlo per una visita nel suo Paese, negli Stati Uniti, in un futuro non troppo lontano: sarà davvero un momento emozionante, quando accadrà.

