Il gusto della lettura: libri e parole come esercizio di libertà

Scritto il 20/06/2026
da

Ci sono parole che custodiscono una storia, libri che sopravvivono all’acqua alta e pagine che diventano esercizio di libertà. È attorno a questa idea che si è sviluppato nella serata di venerdì 19 giugno l’incontro “Il gusto della lettura”, ultimo appuntamento di Chioggia Incontra 2026, promosso dal Fondaco e ospitato nel chiostro del Museo Diocesano, all’ombra del campanile del Duomo. La serata, aperta dai saluti istituzionali e dai ringraziamenti alla Fondazione Santi Felice e Fortunato, al Comune di Chioggia e agli sponsor, ha messo al centro la lettura non come passatempo per pochi, ma come esperienza capace di allargare la vita. Il titolo scelto, “Il gusto della lettura”, ha indicato fin dall’inizio la direzione del dialogo: leggere come piacere, ma anche come possibilità di confronto, giudizio e incontro con mondi diversi dal proprio. Tra gli ospiti, Luigi Romani, lessicografo di Treccani, ha raccontato il lavoro silenzioso e decisivo di chi costruisce dizionari e repertori linguistici. Fare lessicografia, ha spiegato, significa raccogliere, ordinare e documentare l’uso delle parole, seguendone le trasformazioni nel tempo. La lingua, infatti, non è un monumento immobile: cambia, si arricchisce, accoglie parole nuove solo dopo un’attenta osservazione delle attestazioni. Anche un caso popolare come “petaloso” diventa così occasione per mostrare la vitalità profonda dell’italiano e dei suoi meccanismi interni. Romani ha poi descritto la Treccani di oggi, non più soltanto identificabile con i grandi volumi cartacei delle enciclopedie, ma diventata una piattaforma digitale frequentatissima, con app, rubriche linguistiche, contenuti social, giochi, podcast e strumenti di consultazione. In un tempo segnato dall’“infodemia”, cioè dall’eccesso disordinato di informazioni, l’istituto continua a proporsi come luogo affidabile in cui verificare significati, conoscenze e usi della lingua.

Il tema della parola è stato ripreso anche da Lorenzo Fazzini, responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana, che ha portato il punto di vista dell’editore. Pubblicare, ha ricordato, non significa soltanto produrre libri, ma scegliere testi capaci di aiutare a comprendere il mondo. In una società dominata dalla velocità, dai social e dalle distrazioni digitali, la lettura è stata presentata come un atto di profondità, quasi una forma di resistenza. Per Fazzini leggere significa soprattutto entrare nel punto di vista degli altri. Una stessa parola, ha osservato, può cambiare significato a seconda della prospettiva: ciò che per qualcuno è “invasione” per altri può essere “spostamento di popoli”. Da qui il legame tra lettura, empatia e capacità di immaginare vite diverse dalla propria. Nel suo intervento è emerso anche il rapporto tra letteratura e fede cristiana: non una dottrina astratta, ma una storia raccontata, capace di parlare all’esperienza umana. Giovanni Montanaro, scrittore e avvocato, ha invece insistito sulla forza concreta dei libri nella vita delle persone. Le parole, ha detto, accompagnano i momenti difficili, aiutano a dare forma all’esperienza e a riconoscere ciò che si vive. Il libro, una volta scritto e pubblicato, non appartiene più soltanto all’autore: diventa dei lettori, che lo interpretano secondo la propria storia e il proprio momento di vita.

Tra le immagini più intense della serata, Montanaro ha ricordato la madre che, parlando dell’acqua alta del 1966, diceva semplicemente: “Ho perso Pinocchio”. Una frase capace di racchiudere il valore affettivo e simbolico di un libro. Accanto a questa memoria privata, sono emerse immagini collettive: gli angeli del fango accorsi a Firenze per salvare i volumi dopo l’alluvione, il gesto distruttivo di bruciare libri, il manoscritto cercato dagli armeni dopo il genocidio e la nascita del Milione di Marco Polo e Rustichello da Pisa in carcere, come atto di sopravvivenza e umanità. La lettura è stata così descritta non solo come piacere personale, ma come condizione di libertà. È tornata più volte l’idea di don Lorenzo Milani: ogni parola imparata è uno strumento di dignità. Da qui anche il richiamo alla scuola, all’istruzione e al lavoro dei missionari che, prima ancora delle chiese, costruiscono scuole perché la parola permette alle persone di pensare con la propria testa. Nel corso della conversazione si è parlato anche di giornali e informazione. Fazzini ha difeso il valore del giornalismo quando è fondato su autorevolezza, reputazione, verifica, fatica e tempo. In un’epoca in cui molte notizie circolano rapidamente e gratuitamente, resta necessario un lavoro capace di orientare, distinguere le fonti e raccontare anche le buone notizie, le storie positive delle comunità e della vita quotidiana.

Nella parte finale, gli ospiti hanno condiviso i libri che hanno segnato il loro percorso. Montanaro ha ricordato i gialli letti da ragazzo, Buzzati, Morte a Venezia e soprattutto Tonio Kröger di Thomas Mann, nel quale ha riconosciuto la tensione tra vita borghese e vocazione artistica. Romani ha citato l’Odissea, la mitologia classica, la poesia, Baudelaire, Cervantes e il piacere della rilettura. Fazzini ha richiamato Il cammino dell’uomo di Martin Buber, La strada di Cormac McCarthy e L’uomo che cammina di Christian Bobin.

L’incontro si è chiuso con i ringraziamenti al Fondaco, alle donne che ne animano il lavoro, alle librerie locali considerate presìdi culturali e sociali, e ad alcuni giovani autori di Chioggia. Il messaggio finale è rimasto affidato all’immagine dei libri “ammaccati” ma vivi, come gli uomini: leggere significa custodire parole, storie, libertà e comunità.

The post Il gusto della lettura: libri e parole come esercizio di libertà first appeared on AgenSIR.