Abbiamo bisogno di profezia, “in tempi di distruzione e di incertezza, per vedere l’opera di Dio e servirla”. Lo ha detto Leone XIV, al termine dell’omelia della messa presieduta nel Santuario della Madonna del Buon Consiglio di Genazzano, luogo di antica presenza agostiniana, dove all’arrivo è stato accolto dal vescovo di Tivoli, mons. Mauro Parmeggiani, e dalle autorità cittadine. “Bentornato Santo Padre”, le scritte di benvenuto lungo le strade e tra le case di un paese in festa, con i negozi chiusi per l’occasione. Circa cinquemila, secondo la Protezione Civile, i cittadini che si sono mobilitati, mentre per motivi di sicurezza il numero dei fedeli all’interno della chiesa è stato invece fortemente ridotto.
“Vogliamo immaginare la pace – allargare i confini della comprensione e dipingercela nell’anima – per riconoscere che già esiste, per accoglierla e servirla”,
l’appello finale del Papa: “È il dono di Dio, il soffio del Risorto, l’opera dello Spirito Santo. Lasciamo crescere la pace in noi. Germoglierà nel mondo. E la Madre del Buon Consiglio ci accompagnerà in questa missione”. Prima di presiedere la messa, il Pontefice si è raccolto in preghiera, in ginocchio, davanti all’effige della Madonna del Buon Consiglio, poi ha salutato la comunità agostiniana e alcune decine di fedeli. Presenti, tra gli altri, suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato della Città del Vaticano, e Barbara Jatta, direttore dei Musei Vaticani. D’ora in poi, nel piccolo ma significativo santuario mariano campeggerà un dipinto che ritrae Papa Leone XIV in ginocchio davanti alla Madonna del Buon Consiglio, quasi una fotografia dell’atto di omaggio odierno del Santo Padre, che ha deposto davanti all’effige una Rosa d’Oro.
“Con gioia sono di nuovo qui,
a celebrare con voi la Vigilia della Natività della Vergine Santissima e ad affidare a Maria Bambina ciò che in questa povera e magnifica umanità nasce ancora: fragile come un germoglio, ma segno della fedeltà di Dio”. Con queste parole, riferite alla prima visita a Genazzano, nei primi giorni del pontificato, il Papa ha iniziato l’omelia:
“durante tutta la vita mi ha accompagnato con la sua presenza materna, con la sua saggezza e l’esempio del suo amore per il Figlio, che è sempre il centro della mia fede”,
ha rivelato. Nelle parole di Leone, “Maria è l’aurora di un giorno diverso, del nostro mondo liberato finalmente dal male. E siamo qui, presso di Lei, attorno all’Altare da cui la salvezza viene a noi e ci trasforma, figli nel Figlio. Chiediamole il suo Buon Consiglio, per accogliere la Parola divina, custodirla in noi e darla alla luce attraverso decisioni coraggiose e sagge, di autentica conversione”.
Al centro dell’omelia, la figura di Maria come è stata letta da San Tommaso da Villanova, frate e vescovo agostiniano che, “dedicando la propria vita al servizio dei poveri, penetrò a fondo la verità della fede”. Nella madre di Gesù, San Tommaso “seppe vedere il paradosso della piccolezza e, per così dire, della marginalità di Maria, resa centrale nell’economia della salvezza”. “Perché non ci è stato descritto il modo del suo concepimento, della sua nascita, della sua educazione, delle sue abitudini, delle virtù che la adornavano, quale rapporto umano intratteneva con suo figlio, come si relazionava con lui, come visse con gli apostoli dopo la sua ascensione?”, si à chiesto il frate e vescovo agostiniano: “Tutte queste cose erano importanti e i fedeli le avrebbero lette con singolare devozione e sarebbero piaciute alla gente del popolo. Oh, evangelisti, mi rivolgo a voi! Perché ci avete privato di una gioia così grande con il vostro silenzio? Perché avete tralasciato dettagli così gioiosi, così attesi, così piacevoli?”. Queste parole, per Leone XIV, sono “un suggerimento importante per la nostra fede: interrogare la Scrittura e i suoi autori, discutere col testo e dialogare coi testimoni della Rivelazione, come con degli amici.
Da Maria stessa impariamo l’intelligenza che conversa con Dio, che pone domande e interpreta gli avvenimenti custodendoli e collegandoli nel cuore”.
Il Vangelo secondo Matteo conferma la lettura di San Tommaso da Villanova: “di Maria riporta la presenza, ma non una parola. Eppure, il semplice esserci di Maria – e del Figlio in lei – muove la storia intera: quella di Giuseppe e di tutta la sua casa”. “La presenza di Maria causa come un salto nella genealogia, come una novità inattesa, capace di modificare non soltanto le aspettative, ma anche i comportamenti prevedibili di un uomo”, ha ricordato Leone XIV: “Ciò che Giuseppe ascolta, ciò che decide e ciò che fa, in effetti, è risposta a Dio e alla presenza di Maria, alla sua assoluta differenza, che supera ogni possibile discorso e racconto. In Maria la salvezza trova casa: Dio con noi”.
“E’ impossibile abituarsi” al mistero di Maria, Madre di Dio, di fronte al quale “proviamo come una vertigine”:
“celebriamo la nascita di una bambina chiamata a diventare la Madre del suo Creatore, la Madre di Dio che salva”: “Eppure, nasce semplicemente una bambina, come le figlie e le nipoti che teniamo in braccio. Abbiamo oggi per lei titoli nobili e altissimi, di Signora e Regina, ma la via di Dio è stata e rimane più semplice e silenziosa, eppure non meno potente e trasformativa”. “È la via di Gesù stesso”, ha concluso il Papa: “come Maria, anche noi siamo predestinati a essere conformi all’immagine del Figlio: per grazia, certo, ma desiderando e preferendo ad altre vie la sua strada, le sue scelte, il suo cammino. In Gesù Cristo, Dio ha scelto le più umili condizioni storiche e la più umile delle creature per manifestare l’originalità del suo Regno, in cui la prepotenza non ha posto e l’onnipotenza è creazione, servizio e cura della vita”.
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