Dal 7 maggio è in libreria “L’origine del sublime” di don Fabio Rosini, sacerdote romano e docente di Teologia pastorale alla Pontificia università della Santa Croce. Edito da San Paolo, in 142 pagine traccia un itinerario spirituale che, capitolo dopo capitolo, scardina la mediocrità quotidiana per accompagnare l’uomo alla bellezza autentica che trova il suo fulcro nell’azione dello Spirito Santo. Biblista, noto per le sue catechesi rivolte a giovani e famiglie, don Fabio è autore di diverse pubblicazioni che scavano nella spiritualità umana, utilizzando un linguaggio diretto. Con questo testo auspica di “riaccendere il fuoco della ricerca del sublime perché noi non siamo chiamati a essere banali. Per l’incontro con Dio non possiamo che essere straordinari, incredibili, meravigliosi. È la nostra chiamata”. Nel libro è specificato che il sublime non è un’abilità umana, ma l’opera di Dio in ogni uomo. Il Paraclito agisce nel profondo del cuore umano e trasforma l’ordinario in straordinario. Questo avviene “semplicemente aprendosi all’opera del Signore – spiega don Fabio –. Passare dal vivere autocentrati al vivere in relazione con Lui”.
La via dell’assecondare
Il sacerdote ricorda che San Vincenzo de’ Paoli era solito ripetere che “le cose di Dio si fanno da sé e la vera sapienza consiste nel seguire passo passo la Provvidenza”. La via maestra, per Rosini, è questa: assecondare. “È una cosa straordinaria – riflette –. È anche riposante, perché si tratta di farsi guidare da un Altro”.
Non a caso, nella pagina dopo il frontespizio l’autore ricorda l’amico Carlo Striano riportando uno dei suoi insegnamenti: “Cerca di fare il meno possibile, e quello che fai cerca di farlo fare ad un Altro”.
Per don Fabio è “una regola molto importante” che prova ad osservare. “Io non cerco di fare le cose, cerco di assecondare Dio mentre le fa – rimarca –. È anche divertente”. In copertina è riportata l’icona della Madonna di Vladimir. La Vergine Maria, infatti, nel libro è indicata come la “maestra” che insegna l’arte del sublime attraverso il suo “Eccomi”. L’adesione totale di Maria al progetto di Dio oggi rappresenta una sfida.
Il “sì” che trasforma
Approfondendo questo aspetto, Rosini specifica che la Mamma di Gesù “non si impegna a fare qualcosa, lascia che la faccia Dio. È come la Pentecoste, è l’annuncio della potenza di Dio nell’uomo. È un’opera che solo Dio può fare se noi lo permettiamo perché tutto quello che si fa di bello implica il libero ‘sì’”. Non si tratta quindi di forza d’animo o di volontà, ma di disponibilità.
“Non dobbiamo temere che Dio si serva di noi, bensì il contrario”, chiosa il sacerdote ricordando che l’uomo, creato a immagine di Dio, è “chiamato al divino. Mediocrità è proprio restare sul livello umano”.
Pagina dopo pagina il lettore impara che la bellezza ha soprattutto una “modalità”. Non si tratta di cosa guardare nel mondo ma di come guardare, “perché tutto può essere un capolavoro – le parole di Rosini –. Tutto, anche il più piccolo degli atti, può essere fatto in maniera sublime”. L’uomo, riflette, per sua natura è portato a ragionare in termini quantitativi e non qualitativi. Anche nelle relazioni interpersonali è portato a pensare a “quanto si sta insieme, non al come si sta insieme”. In questo interviene lo Spirito Santo che affina questa attitudine interiore, perché la terza persona della Trinità “è il ‘come’ di Dio”, ribadisce il sacerdote.
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