Cop31: tra miopia e smemoratezza

Scritto il 04/11/2026
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Dal 9 al 20 novembre si tiene ad Antalya, in Turchia, la Cop31 ovvero la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Un incontro annuale a cui partecipano 198 Paesi per affrontare il riscaldamento globale e le sue conseguenze (ormai manifeste in tutto il pianeta), discutere su come ridurre le emissioni di gas serra, vedere come sostenere economicamente e tecnologicamente la transizione energetica specie dei Paesi più fragili.
Una somma di buoni e necessari propositi che però, di fronte a un mondo e a governi che di questi temi non si danno gran cruccio muovendosi spesso in direzione contraria – ad esempio perseverando nell’uso dei combustibili fossili, scelta che ancora scatena guerre nel mondo – rischiano di risuonare un pour parler fra addetti ai lavori e idealisti.
Anche le piazze e i giovani, un tempo assai attenti a questi temi, si infiammano ora per il caro vita e il caro carburante e meno per l’ambiente. Lo avevano fatto negli anni passati quando, dopo il primo solitario sciopero di Greta Thunberg (agosto 2018), avevano animato il 2019 con i loro Friday for future (scioperi del venerdì, dedicati a sensibilizzare sulla questione ambientale), riuscendo a coinvolgere in tre scioperi “globali” milioni di persone, di cui parecchie centinaia di migliaia in Italia. Sul tutto sono poi piombati inattesi prima la pandemia e poi le guerre tra Russia e Ucraina, tra Israele e Hamas e infine quella di Usa e Israele contro l’Iran. I cori per il futuro del pianeta sono stati messi a tacere da milioni di ordigni, missili e droni che sono andati esplodendo sui Paesi coinvolti. E non senza conseguenze: anche ambientali.
Secondo uno studio della Queen Mary University di Londra due settimane di guerra come quella condotta da Israele e Usa contro l’Iran comportano emissioni pari a 5 milioni di tonnellate di Co2, mentre i missili che vengono fatti volare ad alte quote immettono nella stratosfera fuliggine, che va a danneggiare lo strato di ozono. La situazione dunque è questa: non solo non si pensa più all’ambiente come nel passato ma, a quanto non realizzato rispetto gli impegni presi nelle passate edizioni delle varie Cop, si sommano ben altri pericolosi guai.
Rispetto alla Cop21 del 2015 (lo stesso anno della Laudato si’ di papa Francesco) e ai suoi accordi di Parigi – sottoscritti da 195 Paesi – non molto è stato fatto. Non si sono ridotte le emissioni globali e pure le emissioni di gas serra non scendono. Così il mantenimento del riscaldamento del pianeta entro 1,5 °C non è più realistico e rischia di diventare utopico anche l’obiettivo primo: mantenere l’aumento della temperatura media globale il più possibile sotto i 2 °C. Tanto che, se non interverranno politiche ben decise a fermarlo, il riscaldamento globale potrebbe salire fino a 2,6 °C nel 2100. Senza intervenire con decisione e unità di intenti le prospettive per le crisi che l’umanità dovrà affrontare non sono rosee.
L’Europa, che pure ha ridotto di quasi il 30% le emissioni rispetto al 1990, non ha abbracciato davvero una conversione ecologica: questione carburanti in primis. Oltre oceano il presidente Usa Trump, nel suo secondo mandato, ha serenamente annunciato l’uscita dagli accordi presi sul clima, investendo e guerreggiando per il petrolio e altri combustibili fossili. Lo stesso vale per la Russia, mentre la Cina sembrerebbe da ultimo muoversi verso politiche più virtuose dopo aver inquinato senza riserve da potenza industriale qual è.
La Cop31 dei prossimi giorni avrà al suo interno un focus sugli Oceani e sulla crisi idrica che attanaglia il pianeta: l’intera fascia subsahariana muore di sete; altre zone del mondo hanno invece vissuto alluvioni eccezionali e devastanti. Eppure non si ascoltano gli esperti, non si traggono insegnamenti da quanto già accade. E anche il nostro Paese sembra discretamente distratto: almeno fino alla prossima estate secca, alla prossima frana o alla prossima alluvione. Questi che stiamo attraversando sono pure i giorni dal 60° di quella del 4 novembre 1966 che sconvolse Firenze come il nostro territorio: un ottimo e drammatico promemoria di cui fare tesoro.

(*) direttrice de “Il Popolo” (Concordia-Pordenone)

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