Ci sono parole che nascono dal dolore e che, proprio per questo, non possono essere ignorate. Sono quelle pronunciate da Franco Isceri, il padre di Lorena, la donna di 45 anni uccisa dal suo ex compagno dopo essere stata gettata da un cavalcavia dell’autostrada A1. “In fondo a quel cavalcavia è sepolta anche la voglia di vivere di una famiglia distrutta”, ha detto Franco con una sofferenza che attraversa il cuore di tutti.
Di fronte a tragedie come questa, ogni polemica dovrebbe lasciare spazio alla verità dei fatti. C’è chi continua a contestare persino l’esistenza del femminicidio come fenomeno sociale e reato dai numeri sempre più allarmanti. In Italia una donna viene uccisa ogni tre giorni dal partner o dall’ex.
Le cronache raccontano una realtà drammatica. Donne uccise da uomini che non accettano la fine di una relazione, la libertà di una scelta, l’autonomia di una persona. Non è ideologia, ma un’emergenza che interpella la coscienza collettiva.
Per questo l’appello del padre di Lorena deve essere ascoltato. Chiede unità, oltre ogni appartenenza politica, per educare al rispetto, sostenere i centri antiviolenza e rafforzare gli strumenti di prevenzione. La sfida, prima ancora che legislativa, è culturale ed educativa.
(*) direttore de “Il Ticino”
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