Tensione altissima a Drumcree, in Irlanda del Nord, per una delle più controverse marce orangiste, che sembrava consegnata alla dolorosa storia dei Troubles (il conflitto che ha insanguinato la regione per tre decenni) ma che ora torna a destare preoccupazioni. Dopo quasi 30 anni di divieti (in vigore dal 1998), una decisione giudiziaria e un via libera della Parades Commission avevano permesso a un piccolo gruppo di membri dell’Orange Order (organizzazione protestante e unionista) di sfilare lungo la Garvaghy Road, una strada a prevalenza nazionalista e cattolica a Portadown. Per ore, sotto la pioggia battente, circa duemila residenti hanno presidiato la strada della cittadina nordirlandese a sud-ovest di Belfast, formando delle catene umane. Per evitare che la situazione degenerasse in una protesta violenta, la polizia locale è stata schierata in forze a presidiare la zona, sino a quando, a fronte dell’impossibilità da parte delle forze dell’ordine di garantire la sicurezza, la parata è stata rinviata.
Non ci sono stati incidenti, ma sono volate accuse incrociate fra gli esponenti dello Sinn Fein e quelli dell’unionista Dup: le due principali forze del governo di unità nazionale previsto dagli accordi di pace del Venerdì Santo, che nel 1998 posero fine ai Troubles. La First Minister dell’Irlanda del Nord e vicepresidente dello Sinn Féin si è unita ai manifestanti sul posto, esortandoli a mantenere il blocco, scatenando così un duro scontro istituzionale. Il leader del Democratic Unionist Party, Gavin Robinson, ha accusato Michelle O’Neill di infrangere la legge e di mostrare disprezzo per le decisioni dei tribunali e delle forze dell’ordine. Il governo britannico e le autorità locali hanno chiesto moderazione per evitare il ritorno alle violenze degli anni ’90.
“Sono profondamente addolorato nel vedere gli abitanti di Garvaghy Road, e la nostra società nel suo complesso, trovarsi ancora una volta ad affrontare un momento di tale tensione, paura e incertezza”, confida l’arcivescovo di Armagh Eamon Martin, primate della Chiesa cattolica irlandese. “Il mio pensiero va innanzitutto a coloro per i quali questa situazione rievoca ricordi profondamente traumatici e dolorosi”. L’arcivescovo aveva chiesto alle parrocchie di pregare nel fine settimana affinché “tutti i soggetti coinvolti reagiscano con calma e spirito pacifico”.
Domenica sera, al termine di una giornata di accuse reciproche e alta tensione, l’arcivescovo cattolico Eamon Martin e l’arcivescovo anglicano John McDowell, primate di tutta l’Irlanda per la Chiesa d’Irlanda hanno unito la loro voce. “In qualità di arcivescovi e pastori appartenenti alle nostre diverse tradizioni cristiane, abbiamo sempre preso sul serio la nostra chiamata, in Cristo, a parlare e agire insieme ogni volta che ci è possibile. Lo facciamo perché condividiamo la convinzione che il comandamento più grande – e la testimonianza più alta che chiunque possa offrire al Vangelo nel mondo di oggi – risieda nell’amore per Dio e nell’amore per il prossimo”. I due arcivescovi ritengono che nell’attuale “crisi di Drumcree”, “sono in gioco opinioni sincere, storie dolorose e questioni di grande importanza”. Da qui l’invito alla luce anche di quanto faticosamente costruito negli ultimi 30 anni, ad “essere buoni vicini gli uni per gli altri”, a vivere “con spirito costruttivo e atteggiamento positivo”, a “promuovere la fiducia e la comprensione reciproca tra le nostre diverse tradizioni”.
“Il rispetto dello Stato di diritto e il ricorso a processi pacifici e democratici sono elementi vitali per una società stabile e democratica, anche quando comportano difficoltà e sfide complesse”.
Come cristiani, siamo inoltre chiamati a chiederci: cosa edifica la pace e il bene comune tra noi? Come discepoli di Gesù, la nostra “regola d’oro” ci invita a porgere l’altra guancia, a fare un passo in più e, in ultima analisi, a garantire che l’amore per Dio e per il prossimo sia il valore fondamentale che guida ogni nostra azione e decisione”. “In qualità di guide delle nostre Chiese” – conclude il messaggio – “avvertiamo con forza le preoccupazioni della popolazione di Drumcree e dell’intera comunità che serviamo. Siamo pronti a fare tutto ciò che ci viene chiesto per guidare i passi di tutti – nel nome e sull’esempio di Gesù – lungo il cammino della pace e verso la costruzione di un futuro migliore per tutti. Auspichiamo l’avvio urgente di un’iniziativa costruttiva, inclusiva e riconciliatrice, capace di individuare con pazienza una via d’uscita dall’attuale crisi. La posta in gioco è troppo alta”.
The post Irlanda del Nord, torna la tensione a Drumcree. Chiesa cattolica e anglicana: “La posta in gioco è troppo alta” first appeared on AgenSIR.
