Padre Cantal intervistato con Youssef Mecheria alla tv “Algerie24”
Accompagnato dal motto scelto per la sua visita in Algeria – “La pace sia con voi” – il Papa arriverà ad Algeri lunedì 13 aprile dove sarà accolto dalle più alte autorità dello Stato, dalla piccola comunità cristiana del Paese e dalla popolazione. Un programma serrato, che lo porterà all’incontro con l’islam e il dialogo interreligioso, sul cammino di Sant’Agostino e all’abbraccio con tutta la comunità cristiana e cattolica del Pase. “Naturalmente, come in ogni Paese visitato dal Santo Padre – racconta padre Cantal -, ci sono anche persone che non sono favorevoli a questo viaggio, perché temono una promozione del cristianesimo in una terra musulmana. Ma ciò non cambia il fatto che la stragrande maggioranza della popolazione è felice di vedere il Papa venire in Algeria”.
La Chiesa cattolica algerina è articolata in 4 diocesi: Algeri, Orano, Costantina e Ippona, Laghouat-Ghardaïa, che comprende tutta la parte meridionale e sahariana del Paese, a partire dai monti dell’Atlante. Secondo le statistiche ufficiali, più del 97% della popolazione algerina è di religione islamica, i cristiani sono una minoranza dello 0,3%. E fra i cristiani solo un terzo è cattolico (0,1%), e due terzi protestante. “Siamo molto attenti a fare in modo che questa non sia una visita riservata alla comunità cristiana, che in Algeria è numericamente molto piccola”, tiene a sottolineare padre Cantal. “Non vogliamo che il Santo Padre compia una visita ‘di clan’ al proprio clan: viene per incontrare tutti gli algerini, i musulmani e le istituzioni. In quest’ottica, il 13 agosto è previsto un incontro presso la Basilica di Nostra Signora d’Africa con i membri della Chiesa e con gli amici della Chiesa, che sono ovviamente musulmani”.
“Da punto di vista della comunità cristiana – prosegue il religioso -, ci aspettiamo un messaggio di incoraggiamento per la nostra missione e per la nostra presenza in questo Paese. Desideriamo essere riconosciuti. Vogliamo che il nostro lavoro, svolto nel nome del Vangelo e della fede della Chiesa, venga sostenuto. Il fatto stesso che il Papa abbia scelto di venire qui, è già un forte segno di incoraggiamento per una Chiesa piccola, ma fedele al Vangelo”.
“In un contesto globale segnato dalla violenza – conclude il padre bianco -, abbiamo bisogno che il Santo Padre aiuti la comunità cristiana e il mondo intero a comprendere che la vera divisione non è tra Oriente e Occidente, né tra Nord e Sud, ma tra chi costruisce ponti e chi li distrugge, tra pacificatori e guerrafondai. E questa divisione non nasce dalla religione, bensì dal modo in cui si guarda all’altro, dalla visione che si ha di Dio e dal futuro che immaginiamo per l’umanità. Siamo tutti fratelli e sorelle che si riconoscono a partire dalle nostre diversità, che credono nell’amicizia e vogliono costruire un’umanità pluralista”.
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