“Di recente, durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone”. A dirlo è stato Leone XIV, 71 anni, al termine dei saluti dell’angelus di domenica 11 ottobre in piazza San Pietro. Il nodulo, ha spiegato il Papa, “è stato individuato in una fase molto iniziale e ben localizzato”, e i medici hanno consigliato di rimuoverlo. Il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni, ha precisato che l’intervento è previsto nei primi giorni della prossima settimana, con un ricovero post operatorio di circa una settimana. Secondo Vatican News, l’operazione si svolgerà al Policlinico Gemelli. La natura del nodulo non è stata resa nota. L’annuncio arriva a meno di un mese dal viaggio in Uruguay, Argentina e Perù, in programma dal 6 al 17 novembre.
Un annuncio affidato all’angelus
La scelta di parlare in prima persona davanti alla piazza ha un precedente preciso. Il 12 luglio 1992 Giovanni Paolo II comunicò ai fedeli: “Questa sera mi recherò al Policlinico Gemelli per sottopormi ad alcuni accertamenti diagnostici”. Tre giorni dopo gli fu asportato un tumore intestinale, risultato benigno. Rispetto ad allora, Leone XIV ha indicato che cosa è stato trovato e quale decisione ha preso: “I medici ritengono opportuno intervenire e allora, seguendo i loro consigli, ho deciso di operarmi per toglierlo”. Più spesso, negli ultimi decenni, la notizia è passata attraverso i portavoce. Il 4 luglio 2021, quando Papa Francesco era già entrato al Gemelli dopo l’angelus, Bruni parlò di un “intervento chirurgico programmato per una stenosi diverticolare sintomatica del colon”. Il 7 giugno 2023, ancora dalla Sala stampa, arrivò la spiegazione di una laparotomia resa necessaria “a causa di un laparocele incarcerato”. In altri casi l’informazione è giunta a cose fatte. Il 12 febbraio 2013, all’indomani dell’annuncio della rinuncia di Benedetto XVI, p. Federico Lombardi, allora direttore della Sala stampa, confermò quanto anticipato dal Sole 24 Ore: circa tre mesi prima al Papa era stata sostituita la batteria del pacemaker. Fu “un intervento assolutamente di routine”, precisò, che “non ha nulla a che fare con la decisione del Santo Padre”.
Cinque Pontefici operati dal 1899
Dalla fine dell’Ottocento a oggi sono cinque i Papi per i quali è documentato almeno un intervento chirurgico durante il pontificato. Il primo è un Leone: nel marzo 1899, a ventuno anni dall’elezione, Leone XIII fu operato per l’asportazione di una cisti infiammata che lo tormentava da anni. Il 4 novembre 1967 toccò a Paolo VI, operato alla prostata per una patologia benigna dall’équipe del chirurgo Pietro Valdoni, in una sala operatoria allestita nel Palazzo apostolico. È però con Giovanni Paolo II che il decimo piano del Gemelli diventa un luogo familiare ai fedeli di tutto il mondo: l’operazione d’urgenza dopo l’attentato del 13 maggio 1981, poi il femore nel 1994, l’appendicectomia nel 1996, fino alla tracheotomia del 24 febbraio 2005, poche settimane prima della morte. Dal Policlinico, tra il 1981 e il 2005, furono diffusi 22 tra angelus e regina coeli: il primo il 17 maggio 1981, quattro giorni dopo gli spari, con la voce del Papa trasmessa in piazza San Pietro. Benedetto XVI fu operato al polso destro ad Aosta il 17 luglio 2009, dopo una caduta durante le vacanze in montagna. Francesco, oltre agli interventi del 2021 e del 2023, aveva subito in gioventù l’asportazione di una parte del polmone. Leone XIV si avvia a diventare il sesto nome di questo elenco, e lo fa con una richiesta rivolta alla piazza: “Vi ringrazio per la vostra vicinanza spirituale e mi affido alla vostra preghiera”.
Le reazioni, dalla Cei al Quirinale
La richiesta di preghiera ha raccolto risposte immediate. “Siamo una famiglia: Santo Padre, non è solo!”, ha affermato il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, ringraziando il Papa “per la semplicità e la fiducia con cui ci ha reso partecipi di questa prova”. La diocesi di Roma, con il card. Baldassare Reina, vicario generale di Sua Santità, “si stringe a Lui assicurando vicinanza e preghiera”. Dagli Stati Uniti, mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense, ha unito i vescovi americani alla preghiera: “Possa la mano dei chirurghi di Papa Leone essere guidata da Gesù Cristo, il medico divino”. Il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha assicurato al Papa che potrà contare sul “partecipe pensiero di innumerevoli persone, in Italia come da ogni parte del mondo, siano essi credenti o non credenti”, rinnovando “il più sincero augurio di una serena convalescenza, e di pronto e completo ristabilimento”. La presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, si è detta “certa che anche il popolo italiano non farà mancare il proprio sostegno e il proprio affetto”.
Dall’Uruguay, prima tappa del viaggio in America Latina, la Conferenza episcopale ha fatto sapere che “al momento non sono previste modifiche all’agenda del viaggio apostolico”. Il card. Daniel Sturla, arcivescovo di Montevideo, ha chiesto di pregare per la pronta guarigione del Papa e di proseguire “con ancora più slancio la preparazione della sua visita nella nostra terra”. Nel frattempo, si legge nella nota dei vescovi, “proseguono con speranza i preparativi per accoglierlo in Uruguay e vivere insieme ‘una grande gioia’”.
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