“Spider-Man: Brand New Day”. La Marvel ritrova profondità e anima nel racconto della maturità di Peter Parker

Scritto il 30/07/2026
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Una felice sorpresa. “Spider-Man: Brand New Day”, 38° film del Marvel Cinematic Universe e quarto titolo della saga “Spider-Man” interpretato da Tom Holland, è un film riuscito che conquista non solo per la consueta azione e gli elementi di matrice fantastica, ma soprattutto per i temi in campo e l’approfondimento introspettivo del personaggio, che è tutto tranne che un supereroe granitico e infallibile. Anzi, sperimenta solitudine, smarrimento e ripetute fragilità; un eroe che faticosamente comprende di non poter agire e vivere da solo, ma di avere bisogno di condividere la sua missione e la sua esistenza con gli altri. Finalmente la Marvel ritrova il giusto passo, ridando spessore e profondità ai suoi racconti sui supereroi, che ultimamente si erano fatti fin troppo fracassoni. A dirigere questo nuovo capitolo è lo statunitense Destin Daniel Cretton, che dimostra una valida regia, attenta all’azione ma anche a pedinare i tornanti dell’animo del protagonista. Nel cast oltre all’ottimo Tom Holland, anche Zendaya, Sadie Sink, Jon Bernthal, Liza Colón-Zayas e Mark Ruffalo. Targato Columbia Pictures-Sony e Marvel Studios, il film è nei cinema dal 29 luglio 2026.

Un eroe solo a New York

Nella caotica città di New York ci si sente sempre più soli. A pensarlo è Peter Parker, alias Spider-Man. In seguito agli ultimi avvenimenti che hanno visto coinvolto anche Doctor Strange, Peter ha ottenuto che i suoi cari perdessero memoria di lui: così la sua fidanzata MJ e l’amico più caro Ned non lo riconoscono più. Inoltre, è bruciante l’assenza della zia May, che Peter va a trovare di continuo al cimitero portandole dei fiori. La routine del giovane supereroe si avvita così nello sbaragliare minacce e crimini della città, supportando sempre la polizia. Ma persino la detective Jean DeWolff gli fa capire che una vita simile, dedita solo al lavoro, alla lunga logora e ammala l’anima. Servono amici, affetti. A sparigliare le carte una presenza inquietante, una giovane capace di manipolare la mente delle persone, Jean Grey. Per Spider-Man è una sfida ancora più pericolosa, perché in pericolo c’è la sua MJ…

La strada verso la vita adulta

“È un film che racconta di quando i giovani trovano la propria identità e diventano adulti. Peter sta per iniziare un nuovo capitolo. Ha fatto il sacrificio supremo per proteggere MJ, Ned e il mondo intero, e questo sta avendo un effetto catastrofico sulla sua vita personale e persino sulla sua salute”. Così Tom Holland, interprete di Peter Parker/Spider-Man dal 2017 – il primo titolo del ciclo è “Homecoming” (2017), seguito da “Far from Home” (2019) e da “No Way Home” (2021), tutti diretti da Jon Watts –, che sottolinea lo snodo della maturità del personaggio che sembra sposare bene anche il cambio di passo dell’attore, che ha perso quell’aura da eterno ragazzo per mostrare sfumature ed espressività sempre più adulte, tra chiaroscuri e lividi dell’anima. “L’arco narrativo chiave del viaggio di Peter – ha rimarcato l’attore londinese – è la consapevolezza di non poter fare tutto da solo. E questo è particolarmente attuale, considerando ciò che sta accadendo nel mondo di oggi. Si percepisce un reale bisogno di comunità”.

(Foto Jay Maidment)

L’eroe fiaccato da solitudine che riscopre la condivisione

A firmare la sceneggiatura sono Chris McKenna ed Erik Sommers, autori dei precedenti capitoli del ciclo “Spider-Man”, mentre a imprimere forza al racconto è la nuova regia di Destin Daniel Cretton. “Spider-Man: Brand New Day” è un film che convince subito dal punto di vista visivo e narrativo per il giusto equilibrio raggiunto tra dimensione fantastica, action-avventurosa e densità tematica, lo sguardo ravvicinato sull’eroe: nella sua dimensione pubblica, infallibile (o quasi) con la tuta da Spider-Man, ma anche privata, con gli abiti sgualciti di Peter Parker, orfano di famiglia e ora anche di amici. Quello che si apprezza di più del film è proprio questa ritrovata attenzione all’interiorità dell’eroe, apparentemente così inviolabile e non bisognoso di aiuto alcuno, che invece si scopre in affanno perché solo, chiamato a spiare la felicità altrui dalla finestra o dallo schermo di un cellulare.
E se Peter sta male, perché ha rinunciato a vivere una vita piena annullandosi a testa bassa nel lavoro, questo genera pesanti squilibri nella lucidità e nell’agire dell’eroe, assalito da malesseri o scatti di collera. A fatica il giovane scopre che questo isolamento forzato, questo rendersi impermeabile a contatti ed emozioni, non può durare a lungo, anzi può solo condurlo a sofferenze e infelicità. A ripeterglielo è la detective Jean, che lo invita a fermarsi e a riappropriarsi della propria quotidianità, come pure sua zia May, che gli appare di continuo in sogno mettendolo in guardia. Un tema questo che si lega anche alla crescita del personaggio, al definitivo ingresso nella vita adulta, con le sue responsabilità, sacrifici e cicatrici; una vita adulta che però non deve abdicare al sogno di felicità o speranza. Diventare grandi significa anche imparare a leggere i propri limiti e a comprendere che non si può fare tutto da soli, che si ha bisogno degli altri.
Nel film troviamo anche la presenza di un’antagonista, che a ben vedere così “villain” non è: Jean Grey, ragazza dagli straordinari poteri mentali che diventa una minaccia per la sicurezza pubblica; una giovane che si è abbandonata alla vendetta cieca perché ferita, vittima a sua volta di giochi di potere.
“Spider-Man: Brand New Day” è un titolo Marvel che funziona e conquista, per la sua ritrovata vis narrativa, che ben corrobora un racconto puntellato da azione, effetti speciali e fantastico. Non un film caotico e fracassone, ma un action con l’anima. Convincono la regia di Cretton, la prova di Holland e degli altri comprimari; splendide inoltre le musiche composte dal Premio Oscar Michael Giacchino. Consigliabile, brillante-poetico, per dibattiti.

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