Incontri tematici e diffusi sul territorio. Quest’anno per la prima volta si svolge così la Conferenza nazionale sulla famiglia, un momento di approfondimento sulle politiche familiari, di confronto sulle scelte future, di dialogo fra istituzioni, esperti, mondo del lavoro e della cultura, associazionismo, società civile. I primi due incontri si sono svolti a Milano, il 7 e l’8 ottobre. Il secondo ha focalizzato l’attenzione sui Centri per la famiglia e ha avuto tra i relatori il presidente nazionale del Forum delle associazioni familiari, Adriano Bordignon, che al Sir spiega l’importanza che possono rivestire i Centri.
(Foto Forum famiglie)
Cosa sono i Centri per la famiglia?
I Centri per la famiglia sono presìdi territoriali che possono svolgere un ruolo fondamentale nell’accompagnare le famiglie nelle diverse fasi della loro vita. Dobbiamo andare oltre una visione puramente assistenziale: non devono essere soltanto servizi a cui rivolgersi quando emerge una difficoltà, bensì spazi di incontro, relazione, prevenzione e partecipazione.
Immaginiamoli come vere e proprie piazze coperte, nelle quali le famiglie possano trovare ascolto, orientamento e sostegno, ma anche costruire legami, condividere esperienze e diventare protagoniste della comunità.
La loro funzione è valorizzare la famiglia non soltanto come destinataria di servizi, ma come protagonista e risorsa fondamentale per la coesione sociale e il futuro del Paese.
Esistono dei dati certi su quanti sono in Italia?
Per avere un quadro realmente attendibile è necessario andare ad affinare il monitoraggio nazionale aggiornato e condiviso in occasione della Conferenza nazionale di Milano. Molti i “buchi”, le difformità, le confusioni tra i piani sociale e sanitario. Ecco che diventa stringente che non si limiti a contare le strutture esistenti, ma ne rilevi anche le caratteristiche, i servizi offerti, le risorse disponibili, il numero di famiglie raggiunte, i processi di “protagonismo familiare” e di cura del bene comune attivati. Il sistema dei Centri si è sviluppato attraverso interventi e modelli territoriali differenti, anche in relazione alle scelte delle Regioni e degli enti locali, con sedimentazioni, intuizioni ma anche rigidità ed opportunismi. Questo rende particolarmente importante una ricognizione organica, capace di restituire le differenze tra i territori. Il principio da cui partire è che l’accesso al sostegno familiare non può dipendere troppo pesantemente dal luogo in cui si vive: occorre garantire standard minimi comuni su tutto il territorio nazionale, lasciando al tempo stesso la possibilità di rispondere alle specificità delle singole comunità.
Che funzioni svolgono i Centri e quali sono le difficoltà attuali?
I Centri svolgono funzioni di informazione e orientamento, sostegno alla genitorialità, prevenzione delle fragilità e promozione delle relazioni familiari. Possono inoltre mettere in rete servizi sociali e sanitari, scuole, associazioni ed enti del Terzo settore, evitando che le famiglie affrontino da sole percorsi complessi. La sfida è trasformare queste potenzialità in un sistema stabile e accessibile: servono personale qualificato, risorse adeguate, continuità progettuale e una reale integrazione con i servizi territoriali, per evitare che le esperienze restino isolate e discontinue.
C’è il rischio che i Centri per la famiglia diventino solo un ennesimo servizio?
Sì, questo rischio esiste e dobbiamo essere capaci di riconoscerlo. Un servizio risponde a un bisogno puntuale: si accede quando emerge un problema e, auspicabilmente, si esce quando è stato risolto. Un Centro per la famiglia deve fare qualcosa in più: creare le condizioni perché i problemi possano essere prevenuti, le relazioni rafforzate e le risorse delle famiglie valorizzate. Per riuscirci occorre coinvolgere le famiglie nella progettazione delle attività, promuovere gruppi di mutuo aiuto, favorire l’incontro tra generazioni e sostenere le reti associative e di prossimità. È fondamentale anche il ruolo del Terzo settore, che può contribuire a costruire legami e intercettare bisogni che non sempre emergono attraverso i canali istituzionali.
Dobbiamo passare da una logica esclusivamente prestazionale a una logica comunitaria e capacitante, che metta le persone nelle condizioni di affrontare le difficoltà e di contribuire attivamente alla vita collettiva.
Come i Centri per la famiglia possono essere una svolta positiva nell’ambito delle politiche familiari?
I Centri possono rappresentare una svolta nel modo di concepire le politiche familiari, superando una visione settoriale e interventi spesso frammentati. La famiglia attraversa tutte le dimensioni della vita, dal lavoro alla casa, dalla salute all’educazione: i Centri possono diventare un punto di connessione tra questi ambiti, favorendo una risposta integrata e una maggiore collaborazione tra istituzioni e comunità. Per farlo, devono essere riconosciuti come un’infrastruttura stabile del welfare familiare. La vera svolta sarà passare da politiche costruite per le famiglie a politiche costruite con le famiglie, riconoscendone il protagonismo e il valore per l’intera società.
In che modo i Centri possono essere un aiuto concreto delle famiglie?
Il sostegno concreto comincia dalla possibilità di trovare un luogo vicino e accessibile, al quale rivolgersi senza dover attendere una situazione di emergenza. Le famiglie che affrontano difficoltà nella genitorialità, nella cura o in altre fasi delicate della vita possono trovare nei Centri ascolto, orientamento e accompagnamento, oltre a un collegamento con i servizi competenti. Ma il loro valore va oltre il sostegno individuale: possono favorire reti di vicinato, solidarietà e occasioni di confronto tra famiglie.
Aiutare una famiglia significa anche evitare che si senta sola e riconoscerle la possibilità di essere parte attiva della soluzione.
Come Forum delle associazioni familiari che cosa chiedete per potenziare i Centri della famiglia?
Come Forum chiediamo che i Centri siano riconosciuti come un’infrastruttura stabile del welfare familiare, con livelli essenziali delle prestazioni garantiti su tutto il territorio nazionale e risorse certe e pluriennali.
Vanno integrati all’esistente con una particolare organicità e differenziazione rispetto al sistema dei Consultori. È fondamentale una governance condivisa, in cui Regioni, Comuni, servizi pubblici, Terzo settore e associazioni familiari collaborino nella programmazione e co-progettazione degli interventi. Le associazioni devono essere riconosciute come partner effettivi, capaci di valorizzare i bisogni e le risorse delle famiglie. Servono infine investimenti nella formazione degli operatori e nella diffusione delle buone pratiche, per garantire qualità e continuità nel rispetto delle specificità territoriali.
Nella sua relazione alla Conferenza nazionale ha denunciato che la famiglia, a livello di welfare, viene “spacchettata” e le politiche familiari vengono “fatte con i resti di magazzino”: come superare questa visione politica?
Dobbiamo superare una visione frammentata che affronta separatamente bisogni profondamente intrecciati, dal lavoro alla casa, dalla genitorialità alla cura. Servono politiche coordinate e investimenti continuativi, non interventi occasionali o risorse assegnate alla famiglia soltanto dopo aver soddisfatto altre priorità. Occorre riconoscere la famiglia come criterio trasversale delle politiche pubbliche e coinvolgerla nelle decisioni. Sostenere le famiglie non è una spesa residuale, ma un investimento strategico nel capitale umano, nella coesione sociale e nel futuro del Paese.
Quali politiche servono, allora, veramente per la famiglia?
Servono politiche universali, generose, strutturali, promozionali e capacitanti, capaci di sostenere le famiglie nel tempo e valorizzarne le potenzialità. Occorre intervenire in modo coordinato su fiscalità, lavoro, conciliazione, servizi educativi, casa e sostegno alla genitorialità, superando la logica dei bonus occasionali e degli interventi frammentati. La famiglia non è soltanto un “oggetto da proteggere” nei momenti di difficoltà, ma una risorsa fondamentale che genera capitale umano, solidarietà e coesione sociale. Un organismo vivente che lega il suo destino a quello del Paese e delle comunità territoriali.
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