Papa Leone XIV, nel suo messaggio per la LX Giornata mondiale delle Comunicazioni sociali, che si celebra questa domenica, solennità dell’Ascensione, firmato come sempre nella festa del patrono dei giornalisti S. Francesco di Sales il 24 gennaio scorso con il titolo esortativo “Custodire voci e volti umani”, parte didascalicamente dall’origine greco-latina dei termini che uniscono “volto e voce” come elementi “sacri” di ogni uomo e donna e di ogni relazione e comunicazione umana: il “volto” infatti – in greco “pròsopon” – è ciò che sta di fronte allo sguardo, e il termine latino “persona” – da “per-sonare” – evoca proprio il suono della voce. Custodire voci e volti umani – spiega il papa – significa custodire il sigillo che Dio ha voluto imprimere in ognuno come riflesso indelebile del suo amore e in ultima analisi significa “custodire noi stessi”. Infatti – ribadisce alla conclusione del messaggio: “abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona”. Leone XIV affronta la questione della tecnologia digitale e in particolare quella dell’intelligenza artificiale (IA) cogliendo il rischio, ben documentato ormai, che essa invada, pervada e stravolga il livello profondo della comunicazione e della relazione tra persone. Si tratta di una “sfida antropologica” che affronta l’ambivalenza dell’IA accogliendone “con coraggio, determinazione e discernimento” le opportunità, senza nascondersene gli evidenti “punti critici, le opacità, i rischi”.
Prima urgenza è quella di “non rinunciare al proprio pensiero” (perché sarebbe “nascondere il nostro volto e silenziare la nostra voce”) appaltandolo agli algoritmi dell’IA che indeboliscono le capacità di ascolto ed esasperano la “polarizzazione sociale”. L’IA – osserva il papa – si presenta addirittura come “amica onnisciente” e “oracolo di ogni consiglio”, insidiando le nostre capacità “cognitive, emotive e comunicative”, riducendo i veri “capolavori del genio umano” a strumento di addestramento delle macchine, che poi ci ammanniscono risultati manovrati da “una manciata di aziende”.
Il papa stigmatizza anche l’antropomorfizzazione dei “chatbot” (robot per conversare: da “chat”=chiacchiera e “bot” da robot=agente appositamente istruito e automatizzato), che diventano persino affettuosi, oltre che sempre disponibili, ma in realtà sono spesso ingannevoli perché invadono e plasmano a loro piacimento persino l’intimità delle persone. Infatti, spesso distorcono la realtà in funzione di chi li costruisce per imporre determinati modi di pensare e manipolare individui e società. E’ questo il grande rischio insito nella loro tecnica di “simulazione” che crea una realtà parallela “appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci” fino a confondere subdolamente realtà e finzione. C’è di fatto un “controllo oligopolistico” – quello delle poche aziende leader nel settore – che arriva a orientare i comportamenti e mira persino a riscrivere a proprio modo la storia dell’umanità e anche quella della Chiesa!
Come per altre conquiste moderne dell’intelligenza umana la loro ambivalenza deve indurci a coglierne gli aspetti positivi e a respingerne o ridurre al massimo quelli negativi. Per questo papa Leone propone a tutti gli uomini e donne di buona volontà e anche ai governi di integrare l’innovazione digitale e l’intelligenza artificiale come “alleati dell’umanità” perché non diventino nemici e affossatori dell’umano. Tale alleanza – spiega ed esorta – deve fondarsi sui pilastri della “responsabilità, cooperazione, educazione”. La responsabilità, in modo particolare, è richiesta a tutti, ciascuno nel proprio ambito: per le grandi aziende non la massimizzazione del profitto ma il bene dell’umanità; per i creatori di modelli di IA trasparenza, moderazione e ricerca del consenso informato; per i legislatori il rispetto della dignità umana; per i media la ricerca non del successo ma della verità. La cooperazione va posta in atto fra tutti gli attori per formare nei fruitori una “cittadinanza digitale consapevole e responsabile”. L’educazione, infine, deve allenare alla riflessione critica promuovendo un’autentica e permanente “alfabetizzazione ai media, all’informazione e all’IA”, che aiuti a proteggere il proprio volto e la propria voce da ogni sorta di frode digitale. E’ necessaria appunto una “alfabetizzazione digitale”, unita – sottolinea opportunamente il papa – a una “formazione umanistica e culturale” per comprendere ed evitare le insidie connesse con questi strumenti.
Non dimentica alla fine papa Leone di ringraziare “tutti coloro che lavorano per il bene comune con i mezzi di comunicazione”, affidando loro queste linee come compito per tutti nel nostro tempo storico.
Per custodire l’umanità e noi stessi
Scritto il 16/05/2026
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