Il vignettista Benotti: “Il mio san Francesco? Libertà, gioia e profonda umanità”

Scritto il 02/05/2026
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Perfetta letizia: quante volte abbiamo sentito accostare queste parole alla figura di san Francesco, del quale ricorrono gli 800 anni della morte. Un’esistenza, la sua, non sempre segnata da perfetta letizia. Eppure, scorrendo le pagine di Francesco anima libera (ed. In dialogo), libro firmato dal vignettista Roberto Benotti, in arte Robihood, la biografia del santo è come attraversata da un sorriso, un rapporto con la vita e con la fede illuminate dal vangelo. Il volume, arricchito dalla prefazione di Francesco Ielpo, Custode di Terra Santa, propone disegni che “aiutano a cogliere l’essenziale delle parole e del percorso del Poverello e ci invitano a contemplare il santo non dall’alto di un piedistallo, ma dalla soglia della nostra vita quotidiana”, precisano dalla casa editrice. Alla biografia di Francesco, si accompagnano una ripresa del Canto XI del Paradiso di Dante, in cui si celebra il santo di Assisi, una raccolta di preghiere francescane musicate da Francesco Rossi (con il Qr code per ascoltarle) e qualche consiglio per approfondire la vita di Francesco attraverso film, libri e canzoni.

(Credits R. Benotti)

Benotti (nella foto) è nato a Buenos Aires (Argentina) nel 1957 da genitori italiani. Laureato in Scienza delle comunicazioni, abita con la famiglia a Varese. Produce, spiega lui stesso, “vignette su tutto, dalla politica al sociale, dalla religione al cibo”. Numerosi i suoi libri e, fra questi, quelli dedicati a san Francesco e ai temi religiosi.

“Francesco non appartiene al passato: continua a camminare con noi”: lo scrive, nella prefazione del suo libro, padre Ielpo, Custode di Terra Santa. Cosa dice a lei la figura di san Francesco?
È una presenza costante nella mia vita. L’ho incontrato a 20 anni attraverso un libro di Carlo Carretto, “Io Francesco”. Del santo mi ha colpito subito la sua libertà, la gioia e la sua profonda umanità. Francesco non è un angelo disceso sulla terra, una figura irraggiungibile, ma un uomo che ha vissuto pienamente la sua vita.

La vicenda terrena di Francesco è stata indagata, studiata, proposta in innumerevoli biografie, non ultime quello di Alessandro Barbero e di Aldo Cazzullo. Quali criteri l’hanno guidata nel raccontarne la storia mediante la matita? Come si può mettere in una vignetta un momento o un tratto della vita del “poverello”?
Mi ha guidato l’amore verso quest’uomo che ha cambiato la storia della Chiesa. Disegnare la sua vita è stato facile, per me è più facile disegnare che scrivere.

Nel tratto di matita riesco a sintetizzare il mio pensiero.

Con l’aiuto di un amico, professore in pensione, ho scelto non solo gli episodi conosciuti ma anche quelli meno conosciuti. Quelli in cui vive la solitudine, la sofferenza. In cui la sua umanità è messa in risalto. Ad ogni vignetta ho aggiunto il riferimento alle fonti francescane.

Quali episodi della sua esistenza l’hanno maggiormente toccata?
Come dicevo, mi ha toccato la sua libertà, che si manifesta già nella sua giovinezza. Ricco, con un futuro sicuro, con sogni cavallereschi… Una vita già segnata. Ma lui ha la libertà di ascoltare, di mettersi in discussione, fino a denudarsi davanti al vescovo di Assisi per testimoniare la sua volontà di una vita nuova. È libero quando cede il comando del movimento francescano prima a Pietro Cattani e poi, alla morte di questo, a fra Elia. È libero quando a frate Jacopa dei Settesoli, vedova romana sua seguace, scrive prima di morire, di portargli un lino e i mostaccioli, biscotti di cui era ghiotto. Comunque, l’episodio che più mi ha toccato è l’incontro con il Sultano in Egitto. Due uomini di culture diverse, di fedi diverse, di lingue diverse che si ascoltano, si rispettano e si incontrano. Francesco dimostra che la pace, quella vera, è possibile.

Nel libro ci sono decine di disegni. Quale – a suo avviso – il meglio riuscito? Quello che, oggi, ci consegna con maggior nitidezza la santità di Francesco?
La vignetta che ritengo più riuscita è quella che ha colpito anche frate Francesco Jelpo, Custode di Terra Santa, è quella dell’abbraccio con il lebbroso.

Nella vignetta il mantello di Francesco abbraccia il lebbroso in modo tale che non si distingue più chi è Francesco e chi è il lebbroso.

La particolarità del disegno è che sotto il mantello si vedono solo due piedi, uno di Francesco e uno del lebbroso. Nell’abbraccio i due diventano uno solo.

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