“La comunità cristiana non può rimanere insensibile davanti ai tanti che oggi sono alla porta e rimangono invisibili”. Le parole di Papa Leone XIV nel Messaggio per la prossima Giornata mondiale dei poveri richiamano la responsabilità di guardare alle periferie dell’umanità e di farsi prossimi a chi vive condizioni di marginalità. E il Pontefice pone anche una serie di interrogativi:
“Arriviamo là dove si trovano i poveri, sperimentando la loro marginalità? Ne ascoltiamo i pensieri e ne condividiamo le attese? Ne pronunciamo nomi con tenerezza divina? La nostra carità riattiva e sostiene in loro il desiderio di giustizia e di riscatto?”. Domande che acquistano un significato particolare in vista della Giornata internazionale di lotta alla povertà e all’esclusione sociale del 17 ottobre. Dalle aree segnate dai conflitti alle periferie urbane, dai migranti alle persone con disabilità, la risposta della Chiesa italiana passa anche attraverso migliaia di progetti sostenuti con i fondi dell’8xmille. Interventi che non si limitano all’assistenza immediata, ma puntano a creare opportunità di sviluppo, inclusione e autonomia per le realtà più fragili.
Dal 1991 il Servizio per gli interventi caritativi per lo sviluppo dei popoli della Cei ha sostenuto oltre 18.500 progetti in 112 Paesi, per un valore complessivo di circa 2,7 miliardi di euro. Un impegno che si traduce in iniziative dedicate all’accesso all’istruzione e alla sanità, alla sicurezza alimentare, alla tutela dei diritti umani, alla promozione del lavoro e alla costruzione della pace.
Tutti i progetti finanziati mettono al centro la dignità della persona, la partecipazione delle popolazioni locali, la sostenibilità economica e ambientale e il coinvolgimento degli attori presenti nei territori. Richiedono risorse, tempo e un impegno che va oltre il beneficio immediatamente misurabile.
Come in Kenya, dove “Sharing Paths and Practices” favorisce la collaborazione tra organizzazioni impegnate nel campo delle migrazioni e della disabilità, creando una rete capace di creando una rete capace di condividere buone pratiche e migliorare l’efficacia delle azioni sul territorio. In India, nello Stato di Tripura, si coinvolgono oltre 3.000 studenti nella prevenzione delle dipendenze, attraverso percorsi educativi, attività sportive e accompagnamento psicosociale. Sempre in India, nello Stato dell’Uttar Pradesh, il progetto “Inclusive Horizons” sostiene più di 2.200 persone attraverso screening precoci, riabilitazione, formazione e inclusione sociale. L’attenzione agli ultimi si traduce anche nel sostegno ai migranti e ai rifugiati. In Ecuador le Suore Scalabriniane accompagnano circa 6.200 persone tra migranti, sfollati e deportati, offrendo accoglienza, assistenza psicologica e beni di prima necessità. In Nigeria, invece, un’iniziativa realizzata con CAPIO (Carmelite Prisoners’ Interest Organization), grazie all’impegno dei Padri Carmelitani Scalzi, promuove il rispetto dei diritti umani e il miglioramento delle condizioni carcerarie.
Accanto ai programmi di sviluppo, la Cei continua a sostenere interventi anche in contesti segnati da guerre, crisi umanitarie e calamità naturali, spesso in collaborazione con Caritas, congregazioni religiose e realtà locali. Ad es. in Sud Sudan, la pace viene promossa attraverso il volontariato e la formazione che genera tante storie di riscatto, come quella di Sorry, uno studente della scuola di ostetricia portata avanti da Medici CON l’Africa CUAMM, a Lui. “È stata mia mamma a scegliere il nome Sorry, perché sono nato in un periodo in cui la guerra era ovunque, la gente scappava, abbandonava le proprie case, non c’era niente da mangiare. Così mia madre mi disse che si sentiva quasi in colpa per avermi messo al mondo in una simile situazione e ha voluto chiamarmi “Sorry”, “Scusa”. Ma io ora le voglio dire “Grazie”. Crescendo infatti ho deciso di lavorare nella sanità così posso aiutare la mia gente e me stesso e grazie a questa scuola ci sto riuscendo”. Mentre nella Repubblica Democratica del Congo, grazie all’impegno del medico Denis Mukwege, Premio Nobel per la Pace 2018, si è contribuito ad assistere e ridare un futuro a oltre 50 mila donne vittime di violenza sessuale attraverso l’ospedale e la Fondazione Panzi.
Alla base di queste esperienze vi è il principio dello sviluppo umano integrale: le persone non come semplici beneficiarie di aiuti, ma protagoniste del proprio percorso di crescita. Un approccio che considera educazione, salute, lavoro, tutela dei minori, sostegno alle donne e inclusione delle persone con disabilità elementi indispensabili per contrastare le radici della marginalità e delle disuguaglianze.
Tanti progetti, un unico approccio: partire dai bisogni reali delle persone più fragili e costruire alleanze tra soggetti diversi. È la logica evocata da Papa Leone XIV quando invita la Chiesa a essere un “piccolo lievito” nella società. Proprio i contesti di maggiore vulnerabilità, dove troviamo i più poveri tra i poveri, ci ricordano una verità spesso dimenticata: non tutti i bisogni possono essere affrontati con criteri di sostenibilità economica o di autosufficienza. L’accompagnamento delle persone con disabilità, la prevenzione delle dipendenze tra i giovani, il sostegno ai migranti e alle comunità più fragili richiedono risorse, tempo e una solidarietà che va oltre il beneficio immediatamente misurabile. Per questo tali interventi vivono grazie a una corresponsabilità più ampia, che coinvolge comunità ecclesiali, istituzioni, benefattori e cittadini. È questa rete di fraternità a rendere possibile ciò che da soli i più poveri non potrebbero sostenere.
La Chiesa continua così a camminare accanto agli ultimi, seminando relazioni, fiducia e opportunità. Come il granello di senape del Vangelo, anche piccoli gesti possono trasformarsi in segni concreti di speranza quando nascono da una responsabilità condivisa.

