La Bce (Banca centrale europea) ha come primo obiettivo la difesa del valore del denaro. Protegge il potere d’acquisto dell’euro, studia l’evoluzione delle economie e vigila sulla stabilità dei principali istituti bancari del Continente. Non si rivolge direttamente ai piccoli risparmiatori e anche la gestione della presidente uscente, Christine Lagarde, non si è discostata da una raffinata modalità operativa. Comunicazione molto fredda, molto tecnica, molto attenta ai singoli vocaboli. Segnali e controsegnali. Lagarde lascerà il 7 febbraio 2027 con diversi mesi d’anticipo, ha dichiarato di voler dire la sua nel delicato momento politico e finanziario europeo con la sua Francia alle prese con le elezioni presidenziali di primavera.
Da un ruolo di primo piano o da suggeritrice, Lagarde vuole riconquistare la piena libertà di parola. Forse potrà esprimersi più esplicitamente di quanto ha potuto fare nell’algido ruolo di presidente della Banca centrale.
Ben introdotta negli ambienti economici europei, ministro in alcuni governi francesi, direttrice del Fondo Monetario Internazionale (Fmi) ha esperienza da vendere. In questi decenni hanno prevalso i toni istituzionali e poche volte, da presidente della Bce, ha potuto concentrarsi sul risparmio diffuso. Al 34° Congresso bancario di Francoforte ha chiesto agli istituti di favorire l’avvicinamento del risparmio tenuto fin troppo liquido per favorire il finanziamento alle imprese e il rilancio dell’economia. A suo giudizio
serve un intervento per convincere le famiglie a investire anche nelle imprese mentre ora prestano denaro allo Stato come in Italia si sta facendo con i Btp (obbligazioni di durata poliennale).
Per Lagarde, ricordando che ci sono 11,5 trilioni di euro tenuti liquidi sui conti correnti, “abbiamo bisogno che i risparmiatori in Europa abbiano prodotti finanziari accessibili, trasparenti e convenienti”. Cosa che non avviene finora. È probabile che dopo il 7 febbraio potrà criticare con parole più chiare l’eccesso di costi che gravano sui risparmiatori che vogliono impegnare il loro denaro. “In molto Paesi effettuare investimenti è complesso e comporta l’intermediazione di consulenti finanziari nei quali non sempre si ha fiducia. E se le famiglie investono, spesso non lo fanno alle condizioni migliori. Gli investitori al dettaglio nei fondi comuni europei, pagano quasi il 60% in più di Commissioni rispetto alle loro controparti statunitensi”. In questi anni Lagarde si è mossa per dar vita all’euro digitale arginando le criptovalute ” che sono basate sul nulla”. In un incontro con gli studenti di Francoforte raccontò che uno dei suoi due figli investì senza ascoltare i suoi consigli “e perse non molto ma comunque un buon 60% dei soldi che aveva investito”. Una delle poche occasioni in cui il suo privato, il suo vissuto, ha trovato spazio nell’ufficialità del ruolo.
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